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Bollette, per prorogare lo sconto tagli ai bonus e all'assegno unico

Lunedì 4 Luglio 2022 di Luca Cifoni
Bollette, per prorogare lo sconto tagli ai bonus e all'assegno unico

Otto miliardi da usare per ridurre l'impatto del caro energia sulle imprese e prorogare per i mesi di agosto e settembre lo sconto di 30 centesimi sui carburanti. Per metterli insieme il governo non avrà bisogno di aumentare il deficit, ma potrà attingere a risorse che si stanno rendendo disponibili in questi mesi, grazie al buon andamento dei conti pubblici: sia dal lato delle entrate, con introiti in crescita e superiori a quelli attesi, sia da quello della spesa, con erogazioni molto contenute grazie al venir meno dei vari bonus legati all'emergenza del Covid. 

Di questa situazione prende atto il disegno di legge di assestamento di bilancio, che nei prossimi giorni arriverà in Parlamento. Gli spazi che si aprono permettono di mettere da parte la dote per il decreto che sarà approvato nella seconda metà di questo mese, e allo stesso tempo di guardare con relativa tranquillità all'obiettivo di indebitamento netto fissato per la fine dell'anno al 5,6 per cento del Pil, nonostante le preoccupazioni per un rallentamento dell'economia nella seconda metà dell'anno. Un'ulteriore indicazione positiva è arrivata tre giorni fa con i dati del fabbisogno di cassa del settore statale, che nei primi sei mesi del 2022 si è fermato a 41,7 miliardi, meno della metà degli 84,7 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di cifre non perfettamente sovrapponibili, visto il diverso calendario dei versamenti fiscali e l'impatto dei fondi del Pnrr affluiti nel bilancio del nostro Paese. Ma che comunque disegnano un quadro piuttosto favorevole. Come accennato, in parte è l'effetto del minor peso dei bonus stanziati lo scorso anno. Alcune voci di spesa sono risultate sovrastimate rispetto agli stanziamenti iniziali. Potrebbe alla fine rientrare in questa categoria anche l'assegno unico e universale (Auu) che ha fatto il suo debutto quest'anno, assorbendo una serie di prestazioni diverse riconosciute attraverso vari canali ai nuclei familiari. Lo scorso 30 giugno è scaduto il termine entro il quale bisognava fare domanda, per ottenere gli arretrati maturati a partire dal mese di marzo: ora chi chiede l'Auu avrà diritto solo alle rate che decorrono dall'avvio della pratica. Per il 2022 l'assegno assorbiva risorse per circa 15 miliardi, relativi a 11 milioni di figli beneficiari; è probabile però che si resti al di sotto di questa cifra, intorno ai 9,5-10 milioni di ragazzi e ragazze. In questo come in altri casi il governo ha la possibilità di intervenire per spostare su altre priorità le risorse eccedenti. Complessivamente nei primi quattro mesi dell'anno le spese per pensioni e altre prestazioni sociali si sono ridotte di oltre due punti percentuali rispetto al primo quadrimestre del 2021: per ora l'inflazione influisce in modo molto limitato visto che al momento si applica solo la rivalutazione relativa all'andamento dei prezzi nel 2021. 

Ma l'indicatore che ispira il maggior ottimismo è quello delle entrate fiscali. Volano l'Iva e altre imposte dirette. In parte è un effetto della corsa dei prezzi energetici: al crescere degli importi cresce anche il prelievo proporzionale applicato su di essi. Si tratta in questo caso di un effetto assolutamente sgradito per i consumatori: il governo ha già provveduto ad attenuarlo dirottando la maggiore Iva incassata alla riduzione delle accise (va ricordato che l'imposta del valore aggiunto è calcolata sul prezzo comprensivo appunto delle accise). Ma gli incassi sono molto buoni anche in altri settori: basta pensare al turismo che sta conoscendo una crescita vorticosa dopo il venir meno delle ultime restrizioni connesse alla pandemia.

 

É positivo anche l'andamento dei contributi sociali e in parte pure quello delle imposte dirette. Una porzione di questi introiti deriva dalle misure di contrasto all'evasione fiscale. È previsto che la parte strutturale del recupero di gettito, quella cioè che prevedibilmente affluirà all'erario anche i prossimi anni, sia destinata alla riduzione della pressione fiscale.

In autunno, al momento di approvare la legge di Bilancio per il 2023, l'esecutivo farà il conto finale e deciderà come perseguire l'obiettivo di tagliare il cuneo fiscale e contributivo, sulla carta richiesto da tutte le forze politiche. Da una parte c'è l'opzione che prevede di proseguire la riduzione dell'Irpef, dall'altra l'ipotesi caldeggiata da Confindustria di cancellare alcuni punti dell'attuale 33 per cento complessivamente versato da imprese e lavoratori sotto forma di contributi previdenziali.

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