Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

CORONAVIRUS

Chiesa, i divieti violati/La sfida alla ragione come cinque secoli fa

Lunedì 16 Marzo 2020 di Mario Ajello
Chiesa, i divieti violati/La sfida alla ragione come cinque secoli fa

Sulla scia di cinque secoli fa. In piena emergenza coronavirus, Francesco è andato a piedi nella chiesa di San Marcellino al Corso.

Che fu quella - Papa Adriano VI regnante, a sua volta uno straniero, chiamato anche Adriano di Utrecht e riformatore mancato - da cui impugnando il miracoloso crocifisso ligneo ora venerato da Bergoglio partirono continue processioni, addirittura per 16 giorni, dal 4 al 20 agosto del 1522, lungo le strade di Roma.

Papa a piedi in centro a Roma va a venerare il crocifisso miracoloso che fermò la peste nel 1522

Il Cristo in croce doveva spegnere la grande peste che infuriava nell’Urbe e pare che ci riuscì. Visto che mentre procedevano le sue apparizioni nei quartieri appestati, piano piano il morbo cominciò a mollare la presa. Fino a sparire.
 

 


E da lì, ma anche prima, perché pochi anni prima il crocifisso si era miracolosamente salvato dall’incendio divampato nella chiesa nel 1519, cominciò il culto per questo oggetto sacro custodito a San Marcellino. Chissà se adesso il prodigio si ripeterà.


Certamente si ripete una storia, poco laica e poco sanitaria. Perché anche allora Roma era chiusa per difendersi dal morbo e quelle processioni che attraversavano la città eterna tra gli applausi e le preghiere dei romani stremati rappresentarono una ribellione alle leggi del governo cittadino (che per di più a quei tempi era nelle mani proprio del Papa), arciconvinto che soltanto con il coprifuoco e con la quarantena per tutti si poteva sperare di salvare la popolazione.

Il senso della sfida alla ragione - eppure direbbe Manzoni, quanto ce ne sarebbe bisogno della ragione - insomma è connaturato a questo luogo di preghiera. E deve conoscere bene questo precedente, nella sua solida cultura da gesuita, Francesco che ha scelto questa chiesa per mostrarsi alle genti dopo aver fatto riaprire, contraddicendo l’oculata decisione precedente, tutte le parrocchie di Roma nonostante anche a Roma l’esecutivo Conte abbia fatto chiudere tutto (sia pure, in maniera assai poco rigorosa, a metà).

Ecco, il pellegrinaggio del Papa sembra rifarsi consapevolmente, per ripercorrerne lo spirito, a quelle processioni non autorizzate che partivano da questo luogo insieme artisticamente pregiatissimo (un gioiello dell’arte sacra rinascimentale) e molto pop per l’uso miracolistico che se n’è fatto lungo la storia. E, spirito a parte, la salute pubblica?

La visita di Francesco, sia pure spiritualmente motivata e non si può assolutamente impedire a Sua Santità di andare in chiesa, appare così in controtendenza rispetto alle regole che la potestà laica faticosamente ha adottato tra mille incognite (reggerà altre due settimane o forse più? Con l’aiuto di tutti, garantire la salute pubblica sarà meno complicato) e non può che imbarazzare il governo, lo Stato laico, questa passeggiata devozionale di un Papa tanto moderno ma evidentemente anche tanto antico. Che ha affrontato i divieti come accadde allora e ha sfidato la ragione come cinque secoli fa.

Ultimo aggiornamento: 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA