Consip, la Procura chiede l'archiviazione per Tiziano Renzi

Consip, la Procura chiede l'archiviazione per Tiziano Renzi
Tanto rumore per nulla. La Procura di Roma, che ha chiuso le indagini sul caso Consip, ha chiesto l'archiviazione per Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio, accusato di traffico d'influenze in uno dei filoni dell'inchiesta.

«Sono mesi che ripeto il tempo è galantuomo. Sui finti scandali, sulle vere diffamazioni, sui numeri dell'economia. Oggi lo ribadisco con ancora più forza: nessun risarcimento potrà compensare quanto persone innocenti hanno dovuto subire. Ma il tempo è galantuomo, oggi più che mai». Lo scrive Matteo Renzi sui suoi profili social a proposito della richiesta di archiviazione.

Rischiano di finire a processo l'ex ministro dello Sport Luca Lotti (favoreggiamento), l'ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette (rivelazione del segreto d'ufficio) e il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia (favoreggiamento), l'imprenditore Carlo Russo (millantato credito), Filippo Vannoni (favoreggiamento). Per rivelazione del segreto e falso, l'ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto. Per quest'ultimo c'è anche l'accusa di depistaggio assieme all'ex colonnello dell'Arma, Alessandro Sessa.


L'ex capitano del Noe, Gian Paolo Scafarto, attualmente maggiore dei carabinieri e assessore alla Sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare di Stabia, è accusato di tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d'ufficio e uno di depistaggio, in concorso con l'ex colonnello Alessandro Sessa. 

In particolare, secondo i pm, avrebbe rivelato al Fatto Quotidiano «il contenuto delle dichiarazioni rese, quali persone informate dei fatti, da Luigi Marroni e Luigi Ferrara» nell'ambito dell'inchiesta che all'epoca veniva condotta dai magistrati napoletani e l'iscrizione nel registro degli indagati del generale Del Sette, «notizia poi pubblicata il 22 dicembre del 2016».

L'ufficiale dell'Arma, almeno fino al marzo dell'anno scorso, avrebbe veicolato a militare passato dal Noe all'Aise «atti coperti del segreto investigativo tra cui intercettazioni, pedinamenti e l'informativa del febbraio del 2017». Tra gli episodi di falso contestati, c'è anche quello in merito all'informativa poi consegnata ai pm di Roma, del 9 gennaio del 2017, in cui attribuisce ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino, che effettivamente la pronunciò, la frase «... Renzi, l'ultima vota che l'ho incontrato». 

Per quanto riguarda l'accusa di depistaggio, Scafarto, che il 10 maggio 2017 aveva subito il sequestro del proprio cellulare da parte dei pm, «su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l'applicazione».
Lunedì 29 Ottobre 2018, 12:44 - Ultimo aggiornamento: 29-10-2018 15:39
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