Coronavirus, il ministero registra gli alunni tornati dalla Cina

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Lorena Loiacono

Nessuna quarantena per i bambini di ritorno dalla Cina, il governo boccia la proposta delle regioni del Nord, Veneto, Lombardia e Friuli e della provincia di Trento che avevano chiesto di valutare la possibilità di mettere in isolamento gli studenti rientrati dalla Cina da meno di 14 giorni. Resteranno in classe, con tutti gli altri compagni. Ma intanto il ministero dell'istruzione ieri ha chiesto alle scuole un censimento lampo per sapere quanti sono i ragazzi partiti per la Cina. Una misura di monitoraggio che servirà a fare la conta di quanti siano, oggi, i casi da tenere sotto controllo. Ma si tratta comunque di ragazzi che possono frequentare le lezioni.

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LA CIRCOLARE
Sulla richiesta dei governatori del Nord è intervenuta infatti la ministra all'istruzione, Lucia Azzolina che, in linea con la circolare diramata alle scuole, ha ribadito: «C'è una circolare del ministero della Salute che spiega tutti i casi punto per punto. Io mi sento di tranquillizzare gli studenti e le famiglie: la scuola resta un luogo di inclusione. Per cui in classe si va: non abbiamo un'emergenza per le scuole». Dello stesso parere anche il premier Conte che, da Londra, ha replicato: «Ci dobbiamo fidare delle autorità scolastiche e sanitarie, se ci dicono che non ci sono le condizioni per il provvedimento in discussione invito i governatori del Nord a fidarsi di chi ha specifica competenza».
E lancia un appello alla calma: «In Italia abbiamo adottato una linea più prudente da subito, la più protettiva, la soglia più elevata per i cittadini. Non ci sono i presupposti per allarme o panico. Chi ha ruoli politici ha anche il dovere, la responsabilità di dare messaggi di tranquillità e serenità. La situazione è sotto controllo».

IL PARERE
Un invito tranquillizzante. La pensa diversamente però il medico virologo Roberto Burioni che, al contrario di quanto previsto dalle direttive ministeriali, è del parere che sarebbe opportuno aspettare a far rientrare i bambini in classe subito dopo un viaggio in Cina: «É giusta la richiesta di alcuni presidenti di Regione della Lega di avere maggiore attenzione prima di riammettere bambini provenienti dalla Cina nelle nostre scuole. Il coronavirus cinese è molto contagioso, causa una malattia che sembra essere grave e contro di essa non abbiamo né farmaci né vaccini. L'unica arma che possiamo utilizzare per tentare di bloccare questa epidemia è, insieme alla diagnosi precoce, l'isolamento».
Mentre la medicina si interroga sulle possibili procedure da seguire, le scuole fanno la conta degli studenti e di tutto il personale scolastico attualmente in Cina, per motivi di studio o di formazione, e di quelli tornati dalla Cina negli ultimi 15 giorni: gli uffici scolastici regionali ieri hanno inviato una richiesta ai singoli istituti per mero scopo conoscitivo.

LE OBIEZIONI
Ma per i dirigenti scolastici degli istituti di ogni ordine e grado non è stato semplice: «Abbiamo avuto troppo poco tempo denuncia Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi di Roma e del Lazio un solo giorno per reperire queste informazioni. Mi chiedo poi che valore può avere questo monitoraggio: come facciamo a verificare le informazioni che abbiamo sugli spostamenti dei ragazzi?».
Il coronavirus si combatte anche contrastando le fake news, additate anche dall'Oms come pericolo nell'orda di informazioni sul morbo che viene dall'Est denominata infodemia: il ministero della salute ha stretto un accordo con il social network Twitter che d'ora in poi indirizzerà al ministero ogni ricerca o post con hashtag relativo al virus. «Un aiuto in più - ha commentato il ministro Speranza - contro un pericoloso virus le fake news».

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