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Il neuropsichiatra: «Il distanziamento ai centri estivi? Un gioco. Educhiamo i bimbi alla fase 2»

Lunedì 25 Maggio 2020 di Lucilla Vazza
Il neuropsichiatra: «Il distanziamento? Un gioco. Educare i bimbi alla fase 2»

Conto alla rovescia per la riapertura dei centri estivi e delle strutture per l'infanzia a partire dai 3 anni che apriranno i battenti dal 15 giugno, ma anche prima in alcune regioni come Veneto ed Emilia Romagna pronti già dai primi del mese. Ma le famiglie sono preparate a far uscire i propri figli? E soprattutto sapranno spiegare ai bambini come applicare le regole del distanziamento fisico anche quando si gioca? «Ai bambini bisogna sempre dire la verità ed è compito dei genitori responsabilizzarli senza alimentare paure e psicosi» spiega Luigi Mazzone, neuropsichiatra infantile del Policlinico di Roma Tor Vergata. «Non è pensabile che tutta la responsabilità sia demandata agli operatori che sono già chiamati a mille adempimenti per riaprire in sicurezza e organizzare al meglio le attività in versione fase 2, anzi vanno supportati perché con le riaperture saranno di grande aiuto alle famiglie».
L'ESEMPIO DEGLI ADULTI
In questi mesi i genitori hanno dedicato ai figli un tempo mai così lungo, «ora hanno potenziato la funzione genitoriale e devono sforzarsi di preparare i piccoli a questa nuova socialità e all'importanza di fare attenzione. I bambini sono molto pratici, però bisogna prepararsi per tempo, non il giorno prima dell'arrivo al centro estivo e poi dobbiamo dircela tutta: con 40 gradi i bambini non resisteranno a lungo con la mascherina, per questo devono essere guidati a mantenere le distanze, lavarsi le mani e tutte le misure che conosciamo. Per loro è un gioco, ma l'esempio degli adulti è essenziale» conclude Mazzone.

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Il dialogo in famiglia è il presupposto per impostare le regole di sicurezza per giocare e divertirsi in gruppo anche in questo periodo. «Sarà fondamentale il lavoro in famiglia, puntando sui fattori positivi del gioco e della protezione (igiene, mascherine), allontanando un po' la dimensione punitiva, rafforzando nei bambini più grandi il senso della responsabilità verso se stessi e gli altri, modulando l'approccio a seconda dell'età» chiarisce Angela Quaquero, componente dell'esecutivo nazionale dell'Ordine degli Psicologi. Ma i genitori faranno la corsa a portare i figli ai centri estivi o preferiranno aspettare? «Non so se ci sarà la corsa - sottolinea la psicologa - ma l'esigenza c'è ed è molto profonda. Questi mesi hanno veramente caricato soprattutto le mamme di una condensazione di carichi che si sovrapponevano in maniera davvero pesante. Quindi credo che le riaperture saranno un sollievo. Se nei prossimi mesi le istituzioni applicheranno con forza la strategia delle tre T (testare, tracciare e trattare), a settembre le scuole potranno riaprire ed è importante per le famiglie».

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Ci sono altre indicazioni pratiche per le famiglie a seconda dell'età dei figli? «Al momento da queste riaperture sono esclusi i più piccoli fino a tre anni. Ed è molto importante fare discorsi diversi a seconda dell'età, fino ai 5 anni è molto efficace il gioco simbolico: mettere la mascherina al pupazzetto, lavare le mani alla bambola, insomma giocare con le regole. I bambini non fanno ciò che gli diciamo, ma quello che vedono fare. Per i bimbi più grandi invece consiglio di coinvolgerli nelle regole, leggendo insieme gli opuscoli, quasi come un libro: impariamo insieme come fare per non ammalarci» è il consiglio della psicoterapeuta Isabella Continisio dell'Università di Napoli Federico II.
LA PROSSEMICA
Concretamente è possibile giocare e fare attività seguendo le regole di distanziamento? «Certo che sì. Va messa in pratica la prossemica: l'uso umano dello spazio, ognuno ha una bolla intorno a sé che non va superata perché ci protegge, aprendo le braccia bisogna visualizzare un cerchio di sicurezza. È divertente con i bambini disegnare dei cerchi e giocare a non superarli.
Poi, una delle attività più efficaci in questo periodo per rielaborare questi tre mesi è il disegno. Lasciar rappresentare ai bambini, attraverso le immagini, i propri vissuti. Potranno osservare i cambiamenti a distanza di tempo, riconoscendone le fasi. Anche il disegno collettivo (ogni bambino disegna una parte della storia per poi unire il tutto come un unico puzzle) è uno strumento narrativo molto efficace. È molto importante però - conclude l'esperta - spiegare ai bambini che è un periodo che passerà, per loro è importante sapere che non sarà per sempre così».
 

 

Ultimo aggiornamento: 17:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA