CORONAVIRUS

L'incredibile sfida in Nepal delle vedove degli sherpa

Domenica 30 Agosto 2020 di Simona Verrazzo

Prima senza marito, poi senza lavoro. L'emergenza Covid ha acuito condizioni economiche e sociali già difficili. È il caso delle donne in Nepal. Il paese, arroccato sull'Himalaya tra India e Cina, ha risentito della pandemia non soltanto dal punto di vista sanitario: la chiusura delle frontiere ha di fatto bloccato la sua principale fonte di reddito, le scalate. A risentirne sono state, anche in questo caso, le donne, soprattutto le vedove degli sherpa, le guide di montagna note per la loro resistenza in quota. Dopo essere rimaste senza i loro mariti si sono rimboccate le maniche, decidendo di sostituire gli uomini in un lavoro pericoloso pur di poter guadagnare qualcosa per i propri figli, ma l'emergenza Coronavirus ha fermato ogni cosa.

RESISTENZA
Che sia per turismo piuttosto che per sport estremo o per ricerca, l'Himalaya, con le sue vette, ha da sempre rappresentato la principale attrazione del Nepal, con un indotto che vede coinvolte oltre 200.000 persone. La meta principale è il massiccio Annapurna, la cui cima più alta supera gli 8.000 metri. Ogni anno centinaia di spedizioni da tutto il mondo si ritrovano a Pokhara, il capoluogo della provincia dove sorge l'Annapurna.

La pandemia ha fermato tutte le spedizioni e così gli sherpa non hanno più un'entrata economica e in maggiore difficoltà sono le loro vedove. Furdiki e Nima Doma hanno deciso di mobilitarsi lanciando un appello internazionale. Le due non sono nuove a iniziative del genere: nel 2019 hanno scalato l'Annapurna portando un cartello con la scritta Vedove Sherpa, per far conoscere la loro storia. Adesso si battono per non essere abbandonate dal governo centrale di Khatmandu, in quella che è l'ennesima dura prova dopo aver perso i mariti rispettivamente nel 2013 e nel 2014.

IL PROGETTO
Con la loro iniziativa, Furdiki e Nima Doma si sono ribellate a un sistema sociale che le ha messe al margine della vita sociale. Da anni nel paese si sta dibattendo su come porre fine alla tradizione che vuole le vedove diseredate dei beni dei loro mariti. Il popolo sherpa rappresenta un'importante eccezione, perché molte donne, soprattutto negli ultimi anni, stanno intraprendendo la carriera di guide di montagna, non soltanto vedove ma sempre di più giovani. Come Dawa Yangzum, 27 anni, prima sherpa guida di montagna internazionale.

Un contributo all'emancipazione femminile in un settore, quello delle scalate, prevalentemente maschile è arrivato da Lhakpa Phuti. Il suo nome è una leggenda tra gli scalatori di tutto il mondo: prima donna ad arrivare in cima e a scendere viva dall'Everest (Pasang Llamu morì durante la discesa), a lei si deve la creazione della prima scuola di formazione in Nepal per guide di montagna. Un progetto vincente tanto che nel 2017 è stato lanciato il corso di laurea e proprio quest'anno il master di specializzazione. Madre di tre figli, Lhakpa Phuti ha scalato per nove volte l'Everest, mai nessuna come lei, e la rivista per viaggi AFAR l'ha inserita tra le Donne da seguire 2020.

A lei ora si guarda per far ripartire il turismo in vetta che dà da vivere al suo popolo Sherpa, comprese sempre più donne. Ma tutto dipende dall'andamento del Covid-19, che anche in Nepal sta registrando contagi da record, con oltre 1.100 al giorno, facendo arrivare il totale a più di 85.000 casi e almeno 180 morti.

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