Roma, donne aggredite in casa, due violenze al giorno: c’è l’effetto quarantena

Giovedì 16 Luglio 2020 di Camilla Mozzetti
Roma, donne aggredite in casa, due violenze al giorno: c’è l’effetto quarantena

Tra loro c’è chi ha vissuto per anni in una gabbia di terrore, costretta al silenzio, a non uscire di casa, ad indossare determinati vestiti al posto di altri. C’è chi ogni sera di fronte allo specchio del bagno con il volto macchiato dal sangue e dalle lacrime provava a tamponare l’ultima ferita causata da un pugno o un calcio o uno schiaffo sferrato da quell’uomo che, nella stanza accanto, continuava a bere birra o guardare la televisione. Come se nulla fosse accaduto. Donne vittime di violenza, anche sessuale, aggressioni verbali e fisiche. Sono tante queste donne nella Capitale piegate dai maltrattamenti a tal punto che i sette centri antiviolenza del Campidoglio tracciano uno scenario inquietante: a giugno scorso le donne seguite sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 con un aumento superiore al 100%. Si è infatti passati da 346 vittime prese in carico fino a giugno del 2019 alle 691 del mese appena passato. Ben 186 casi in più. E pure nelle scorse settimane in pieno “lockdown” non sono mancate le richieste di aiuto. Tra febbraio e marzo scorsi le donne assistite dai centri antiviolenza sono passate da 539 a 556 e benché da marzo ad aprile si sia arrivati a 560 casi non sono mancate le richieste di aiuto in piena emergenza sanitaria.

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AIUTO TELEFONICO
Soltanto “ Telefono Rosa” è stato subissato di chiamate, messaggi, richieste di supporto, principalmente psicologico. «L’aumento è stato continuo e costante - spiega Gabriella Carnieri, presidente di “Telefono Rosa” - a marzo c’è stata una leggera flessione per la difficoltà di non avere i centri antiviolenza aperti, ma le donne hanno chiamato lo stesso per chiedere soprattutto sostegno psicologico. Nel periodo del Covid abbiamo avuto un picco di richieste di colloqui con le nostre psicologhe con una media di 40 telefonate al giorno».

Il problema non è soltanto loro perché di mezzo, soprattutto durante le chiusure e le restrizioni, ci sono finiti anche i figli costretti a casa dalla didattica a distanza e dalla sospensione della regolare attività scolastica. «Recentemente - conclude la Carnieri - abbiamo avuto nuovi ingressi nelle case rifugio e due bambini, di 8 e 10 anni, facevano di nuovo la pipì a letto; segno evidente di un forte turbamento. In uno di questi centri c’è anche un altro bambino che appena sente qualcuno usare un tono di voce un po’ alto, corre in camera a rifugiarsi sotto le lenzuola». Vittime anche loro come le madri di una violenza che democraticamente colpisce donne emancipate e non, laureate o con il solo diploma, casalinghe o lavoratrici. Dal report del 2019 l’assessorato alle politiche sociali guidato da Veronica Mammì ha fotografato le vittime: per il 69% sono italiane, una su tre è sposata (32,3%) e circa due su tre hanno figli (61,2%). L’autore dei maltrattamenti è, quasi una volta su tre, il marito (29,8%), seguono l’ex partner (12,8%), l’ex marito (10%) e l’ex convivente (7,2%). 

 

Ultimo aggiornamento: 09:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA