CORONAVIRUS

​Covid, Trump: «Ho nascosto la vera minaccia». La rivelazione nel nuovo libro di Woodward

Mercoledì 9 Settembre 2020 di Anna Guaita
​Covid, Trump: «Ho nascosto la vera minaccia». La rivelazione nel nuovo libro di Woodward

E’ la mattina del 28 gennaio 2020. Nello Studio Ovale Donald Trump riceve il briefing dei servizi segreti, e il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien gli spiega la gravità del coronavirus: «Questa – gli dice senza mezzi termini - sarà la più grande minaccia alla sicurezza del Paese durante la sua presidenza». Il vice consigliere, Matthew Pottinger, si dice d'accordo e aggiunge di essere in contatto diretto con la Cina, e di averne dedotto che «il mondo è davanti a un pericolo grande come fu la pandemia influenzale del 2018, quando morirono 50 milioni di persone».

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Dopo questo briefing, Trump non ha più dubbi sulla gravità di quello che sta succedendo in Cina, e appena dieci giorni più tardi, il 7 febbraio, fa una lunga chiacchierata telefonica con il giornalista Bob Woodward, che sta scrivendo un libro su di lui. Senza esitazioni, il presidente ammette: «Questa roba è letale. E’ subdola. Basta respirare l'aria e te lo prendi. E’ anche molto più mortale della influenza più virulenta».
 
Insomma, Trump sapeva. Già il 28 gennaio. E tuttavia in pubblico continua per altri tre mesi a dire che il virus era «pari a una leggera influenza», che sarebbe «scomparso velocemente», che il governo aveva «tutto sotto controllo».
 
Più o meno, che Trump sapesse, e che avesse preferito distogliere lo sguardo dalla tragedia che andava dilagando nel Paese, era cosa risaputa. Ma Woodward ha la voce registrata di Trump, che lo ammette, più e più volte. E questo non ha precedenti.
 
 
Il libro del giornalista è intitolato Rage, “Ira”, ed è già oggetto di discussione nel Paese a tutti i livelli, mentre nelle chat dilaga l'hashtag “TrumpKnew” (TrumpSapeva).
 
Tra l'altro, Woodward chiede al presidente perché con il pubblico abbia diminuito la gravità della situazione, e Trump risponde varie volte, perfino lo scorso giugno, «a dire la verità, ho sempre voluto minimizzare». 
Dice:  «Non volevo causare il panico».
 Ma nel volume Woodward è implacabile: «Non sembra che Trump abbia mai voluto mobilizzare il governo federale ed è sembrato che volesse continuamente spingere il problema in braccio agli Stati». E ancora: «Non ha approntato nessun piano massiccio per far fronte una delle emergenze più complesse che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato».
 
Bob Woodward è noto nel mondo insieme al collega Carl Bernstein per aver indagato sullo scandalo del Watergate, che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon nel 1974. Da allora Woodward ha scritto 18 bestseller e ricevuto un'infinità di premi giornalistici. E’ noto per l'accuratezza delle sue indagini, sempre sostenute da prove e registrazioni.
 
In “Rage” Woodward ha intervistato Trump anche sul tema del razzismo, dei rapporti con la Corea del Nord, con l'epidemiologo Anthony Fauci, e anche su Barack Obama. Riporta anche interviste con due importanti ex membri dell'Amministrazione Trump, l'ex capo del Pentagono Jim Mattis e l'ex capo dell'Intelligence Nazionale Dan Coats. Tutti e due esprimono a chiare lettere pareri molto negativi sul presidente.

Il libro esce mentre ancora si parla di quello di Mary Trump, la nipote del presidente ("Too Much and Never Enough")  ed esplode il caso del volume di Michael Cohen, l'x avvocato di Trump ("Disloyal"). Anche questi due libri rivelano aspetti spiacevoli e fatti gravi del presidente.
 


 

Ultimo aggiornamento: 10 Settembre, 08:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA