Matrimoni e battesimi vietati in Campania, ricorso al Tar: «Il divieto va cancellato»

Martedì 20 Ottobre 2020 di Gennaro Di Biase

Il mondo del wedding passa alle vie legali. È questo il risultato della valutazione degli avvocati di Airb (Associazione Italiana Regalo, Wedding, Bomboniere e Confetto), che sono partiti con un ricorso al Tar contro Palazzo Santa Lucia in consegna in queste ore. Sono trascorsi pochi giorni dal provvedimento regionale che, per arginare l'escalation del Covid, ha imposto in Campania, per ora fino al 30 ottobre, lo stop al settore, col divieto «di feste anche conseguenti a cerimonie, civili o religiose (matrimoni, battesimi, ecc.), in tutti i luoghi al chiuso o all'aperto come si legge nell'ordinanza regionale 79 con la partecipazione di invitati che siano estranei al nucleo familiare convivente, anche se in numero fino a 30, al fine di contenere ulteriori momenti di assembramento che facilitano la propagazione del virus in diverse categorie di soggetti». 

LEGGI ANCHE Covid: chiusi due ristoranti nel Napoletano

Da un lato il virus, dall'altro un indotto che coinvolge «80mila lavoratori e almeno 200 aziende in Campania», secondo i dati Airb. Il fatto che il Tar ieri abbia dato ragione a Palazzo Santa Lucia sulla scuola, respingendo il ricorso sul ritorno alle lezioni in presenza, non ferma il comparto del wedding, che punta sulla «possibile violazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione». Questa la nota degli avvocati di Airb, che chiederanno la cancellazione del provvedimento mentre azioni di recupero del danno economico sarebbero successive a un'ipotetica sentenza favorevole ai ricorrenti: «Innanzi alla necessaria tutela di un interesse collettivo quale quello della salute pubblica è indubbio il doversi sacrificare, o limitare, un altro diritto costituzionalmente riconosciuto quale il diritto al lavoro (articolo 4). . Ciò nonostante ci troviamo innanzi a quella che potrebbe assumere le sembianze di un'eclatante violazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione Italiana proprio poiché, in tal caso, non si discute assolutamente di un bilanciamento tra interessi collettivi, ma si dispone una discriminazione economica rimarcata da una chiusura assoluta prevista dall'ordinanza 79 della Regione Campania, ove si fa divieto dello svolgimento di qualsiasi attività celebrativa postuma a riti religiosi. L'impossibilità di definire festa e il cosa debba intendersi per celebrazione dovrebbe già di suo rendere chiaro il come anche in un ristorante si possa tranquillamente celebrare un momento di spicco. Risalta, quindi, il vuoto normativo di cui gli attuali strumenti di controllo sarebbero fautori. Proprio in vista di tali elementi, sembrerebbe possibile attuare un'impugnazione finalizzata ad ottenere l'annullamento dell'ordinanza».

Video

Dunque, la parola passa ai giudici. E non è la prima né la seconda volta: dopo il ricorso di un noto commerciante napoletano, il Tar nei mesi scorsi si era espresso in favore della Regione sul discorso dello stop al delivery imposto solo in Campania durante il lockdown. «Avevamo cercato una mediazione con De Luca - afferma il presidente di Airb Luciano Paulillo - per trovare soluzioni che tutelassero la salute senza comportare una chiusura completa del comparto cerimonie campano che, producendo 2,7 miliardi annui solo per il wedding, è una locomotiva economica del Paese. Ma l'ordinanza 79 è un atto di guerra contro chi ha sempre osservato le norme. Si è superato il limite rischiando di ledere i diritti costituzionali. I nostri legali, studiando il documento, hanno riscontrato la possibile violazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. Dunque procederemo in termini legali presso le sedi competenti». «L'esempio negativo prodotto in Campania va fermato per dare un segnale anche alle altre Regioni aggiunge il vicepresidente di Airb Danilo Dionisi Le Istituzioni, se vogliono assumere atteggiamenti drastici, devono prevedere interventi economici di supporto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA