Procida, ecco “Il Terzo Reich”: la performance-installazione di Romeo Castellucci

Procida, ecco “Il Terzo Reich”: la performance-installazione di Romeo Castellucci
Lunedì 29 Agosto 2022, 17:55
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Il programma di Procida Capitale Italiana della Cultura riparte dal teatro contemporaneo e dalla rassegna “Espressioni” con una straordinaria performance-installazione di Romeo Castellucci, già fondatore della Socìetas Raffaello Sanzio nel 1981 e tre volte Premio Ubu, rispettivamente con “Giulio Cesare”, “Genesi” e “Go Down, Moses”.

Giovedì 1 e venerdì 2 settembre all’ex tenimento agricolo del complesso di Palazzo d’Avalos, a Terra Murata, è in programma “Il Terzo Reich”, uno spettacolo che si basa sulla rappresentazione spettrale di circa 14 mila parole, una sequenza della quasi totalità dei sostantivi del vocabolario italiani, proiettati uno a uno, che rappresentano potenzialmente tutti gli oggetti della realtà dotati di un nome. La velocità di sequenza è commisurata alla capacità retinica e mnestica di trattenere una parola che appare nel baleno di un ventesimo di secondo. Lo spettacolo è in programma alle 21.30 e in replica alle 23.30. 

La colonna sonora che accompagna l’installazione, favorendo la fruizione a ritmo sostenuto della proiezione delle parole, è dello statunitense Scott Gibbons. In scena, Gloria Dorliguzzo, che cura anche la coreografia. «Il Terzo Reich – spiega Castellucci - è l’immagine di una comunicazione inculcata e obbligatoria, la cui violenza è pari alla pretesa di uguaglianza. Qui, il linguaggio-macchina esaurisce interi ambiti di realtà, là dove i nomi appaiono uguali nella loro serialità meccanica, come fossero i blocchi edilizi di una conoscenza che non lascia scampo. Ogni pausa è abolita, occupata. La pausa, cioè l’assenza delle parole, diventa il campo di battaglia per l’aggressione militare delle parole, e i nomi del vocabolario così proiettati, sono le bandiere piantate in una terra di conquista». «Dopo gli eventi di luglio, Espressioni torna con un grande spettacolo sottolineando ancora come lo spazio del teatro possa rivelarsi possibilità di cura e riabilitazione collettiva alle relazioni umane, ma anche di riscrittura dei luoghi - spiega Agostino Riitano, direttore di Procida 2022 – Anche in questo caso, agendo su un’isola senza un luogo canonico della messinscena, sconfiniamo in spazi di fruizione di forte memoria, come l’ex tenimento agricolo del carcere, contribuendo a risemantizzarli e a generare nuovi immaginari». 

 

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