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Il cuore grande di Olena, da quando è scoppiata la guerra non si è mai fermata: aiuti e accoglienza

Domenica 27 Marzo 2022 di Serena Nogarotto
Il cuore grande di Olena, da quando è scoppiata la guerra non si è mai fermata: aiuti e accoglienza

GLI AIUTI
Erano le 5 del mattino del 24 febbraio 2022 quando Olena ricevette una telefonata da una sua amica di Chernihiv, nel nord dell'Ucraina. «C'è stata un'esplosione, è scoppiata la guerra». Da quel momento, Olena non si è mai fermata per aiutare la sua gente. E, forse, anche per evitare di fermarsi a pensare. Olena vive da 24 anni a Latina ma è originaria proprio di Chernihiv. Lì, ci sono i suoi amici e parenti. «Mio fratello sta combattendo vicino Kiev. I primi giorni del conflitto riuscivo a sentirlo, ora purtroppo non lo sento più. E' impossibile con i combattimenti» gli occhi di Olena si riempiono di lacrime pensando agli affetti e alla sua terra.
«La mia era una città bellissima con una grande storia. Mia mamma era russa e mio papà ucraino, ora non ci sono più da diversi anni, ma sono sempre tornata a trovare i miei parenti, l'ultima volta due anni fa. Erano stati fatti tanti lavori di riqualificazione, oggi invece restano solo macerie». Subito dopo l'invasione russa, Olena si è attivata per organizzare la raccolta di beni di prima necessità e medicinali presso la sede dell'associazione L'Approdo in via Terenzio 30. E non solo, in questi giorni ha accolto nella sua casa due giovani mamme e le loro due bambine. «Le prime due donne, vengono da Kiev, sono una mamma di quarant'anni e sua figlia di dieci anni. Non le conoscevo, una mattina sono venute al centro di raccolta e non sapevano dove andare. Io da novembre ho una casa con spazi più ampi e, quindi, senza pensarci un attimo ho detto: venite da me». Alle due, dopo qualche giorno, si è unita un'altra ragazza con la sua piccola di 3 anni: «Mi ha chiamato un'amica di Chernihiv chiedendomi se potevo ospitare sua figlia e la nipotina. Vengono anche loro da Kiev e sono arrivate da sole con la macchina. Le ho accolte con gioia».

Vorrebbe fare molto di più Olena, che non si limita ad organizzare l'attività del centro di raccolta ma si occupa anche di trovare volontari che sono in Ucraina per la distribuzione dei beni. «Ormai la gente ha finito tutte le scorte. Sono senza acqua e senza luce. Abbiamo trovato volontari che entrano nelle città più difficili, come Irpin. Un camion grosso non può passare inosservato, ma con le macchine è più facile muoversi, anche se questi volontari rischiano la vita. Sulle strade non si è mai al sicuro». Olena continua il suo racconto: «Ho sentito la mia amica, che è a Chernihiv con la mamma, il figlio e la nuora incinta. Sono sempre nei bunker, a volte alcuni di loro sono costretti ad uscire per raggiungere cercare il cibo. Sono percorsi da incubo, tra continue esplosioni e la necessità di nascondersi, di buttarsi a terra per evitare gli spari. Viaggi pericolosissimi certo, ma se hai fame devi uscire». Perché loro sono ancora lì? «Ci sono ancora tantissimi civili. Purtroppo nella mia città, già nei primi giorni dell'invasione russa, hanno fatto esplodere i ponti e i collegamenti. E' isolata. Ci sono mine ovunque, non è facile uscire. Poi ci sono i disabili che non è facile spostare. E' più sicuro restare nascosti. E poi uscire per andare dove?».

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