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CORONAVIRUS

Allarme ristoranti, alberghi e centri commerciali: con il Ristori coperto solo il 25% delle perdite

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Francesco Bisozzi
Allarme ristoranti, alberghi e centri commerciali: con gli indennizzi coperto solo il 25% delle perdite

A Natale si stimano miliardi e miliardi di fatturato in fumo per ristoranti, alberghi, impianti sciistisci e centri commerciali. Al punto che i ristori vengono derubricati a mancette dagli imprenditori colpiti dalle chiusure anti-contagio di dicembre. Per l'Ufficio studi della Cgia di Mestre i contributi a fondo perduto hanno coperto finora mediamente il 25 per cento delle perdite subìte a causa delle serrate da artigiani, piccoli commercianti ed esercenti. Ma per ristoratori, albergatori e centri commerciali l'asticella si ferma molto più in basso. I ristori hanno coperto il 2 per cento delle perdite subìte dai ristoranti, il tre per cento di quelle registrate dai centri commerciali e meno del dieci per cento di quelle che hanno affossato i bilanci degli alberghi. Poi ci sono gli impianti sciistici che ancora non hanno visto un euro, nonostante a marzo abbiano perso un mese di lavoro, e adesso aspettano di sapere quale sostegno destinerà loro il governo. «Servono interventi per abbattere i costi operativi che dobbiamo sostenere», sottolinea la Federazione italiana dei pubblici esercizi. «Lo Stato ci versi il 60-70 per cento del fatturato che abbiamo realizzato nel dicembre del 2019 oppure molti di noi non riusciranno a pagare le tasse prorogate ad aprile», si spinge più in là Federalberghi. «La misura è colma, con queste regole 700 mila dei nostri lavoratori rischiano il posto», mette in chiaro il Consiglio nazionale dei centri commerciali.

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Ristoratori

«Quest'anno abbiamo già perso 27 miliardi e le chiusure di Natale ce ne costeranno altri sette. Ma con i ristori del governo abbiamo coperto al massimo il due per cento delle perdite». Per il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi, l'intero settore della ristorazione rischia di saltare. Parliamo di 60 mila imprese con 300 mila addetti. «Siamo al collasso», continua il rappresentante dell'associazione leader nel settore delle imprese che svolgono attività di ristorazione. Nel complesso il settore, che prima fatturava 95 miliardi annui, vedrà il proprio fatturato ridotto di un terzo nel 2020 a causa della pandemia e delle restrizioni anti-contagio. «Consentire ai ristoranti di rimanere aperti a pranzo durante le feste non basta a tenere a galla il settore, ora servono aiuti mirati e interventi per abbattere i costi operativi che noi ristoratori dobbiamo sostenere, perché il credito d'imposta e la cassa integrazione non sono più sufficienti».

Funivie

«Non abbiamo ricevuto un euro dai decreti Ristori già varati. Aspettiamo il prossimo». Valeria Ghezzi, numero uno di Anef, l'Associazione dei gestori di funivie, rappresenta 1500 impianti che fatturano 1,2 miliardi l'anno e danno lavoro a 15 mila addetti. Per ogni euro che fatturano gli esercenti, il resto della filiera che vive del turismo della neve ne realizza altri 8. Parliamo di un giro d'affari da 9 miliardi di euro. Ma le chiusure di Natale comporteranno perdite per tre miliardi di euro spalmate su impianti sciistici, scuole di sci, hotel, ristoranti di montagna, negozi di attrezzatura sportiva e via dicendo. «Un terzo del fatturato annuale lo realizziamo in condizioni normali tra la festa di Sant'Ambrogio e l'epifania. La sola stagione invernale pesa per il 90 per cento sulle entrate annuali. Gli occupati della filiera superano i 120 mila addetti e gli stagionali, anche ricorrenti, rappresentano almeno l'80 per cento», ricorda la presidente di Anef.

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Centri commerciali

Sul piede di guerra anche i centri commerciali. «I decreti di Ristori nel nostro caso sono serviti a coprire appena il 3 per cento delle perdite registrate fin qui, è necessaria una svolta altrimenti centinaia di migliaia di nostri lavoratori a gennaio resteranno a casa», tuona Roberto Zoia, il presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali. A dicembre stima che i centri commerciali sconteranno una perdita del fatturato del 75 per cento. I centri commerciali contano 700 mila dipendenti e prima del virus fatturavano nell'ultimo mese dell'anno 30 miliardi di euro. «Si tratta di strutture sicure che applicano misure e controlli stringenti sin dalle prime fasi dell'emergenza. La tutela della salute è un valore al quale le aziende che rappresentiamo hanno dimostrato totale adesione in questi mesi così difficili», prosegue il presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali. Anche Confindustria Assoimmobiliare si è schierata con i centri commerciali: «Chiudendo nei fine settimana e nei giorni festivi non solo si metterà a repentaglio la tenuta dell'intero comparto del commercio ma si andranno a creare assembramenti nelle vie delle città».

Commercio

«La spesa per i doni di Natale calerà del 12 per cento quest’anno, ma rispetto al mese scorso assisteremo comunque a una ripresa dei consumi. I ristori non sono sufficienti, ma non vanno dimenticate le proroghe fiscali, la cig, e gli altri aiuti messi in campo dal governo. Ora però serve un vero vaccino contro la crisi economica». Il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, spiega che in un anno normale la spesa complessiva per i consumi a dicembre vale sui 110 miliardi, su un totale annuo di 900 miliardi. «Prevediamo una flessione del 9 per cento nel 2020». Per i regali si spenderanno, secondo la Confcommercio, 7,3 miliardi quest’anno contro gli 8,9 del 2019. La spesa natalizia è trainata dalla tredicesime: «Che per effetto della Cig diminuiranno di due miliardi». I consumi aggiuntivi di dicembre lo scorso anno sono stati pari a 34 miliardi di euro mentre quest’anno si contrarranno del 18 per cento a 30 miliardi.

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Alberghi

Si stima che i Ristori abbiano coperto meno del 10 per cento delle perdite subìte finora dal settore alberghiero. Ma l’asticella potrebbe trovarsi anche più giù di così, parola del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: «Diciamo solo che le cifre che abbiamo ricevuto finora sono state irrisorie. In Germania a novembre il governo ha versato sul conto corrente dei ristoratori rimasti chiusi il 75 per cento del fatturato che avevano realizzato a novembre dell’anno scorso: bisognerebbe fare altrettanto anche in Italia». Sono circa 300 mila le strutture ricettive made in Italy, un settore che occupa 600 mila persone, ora di nuovo sull’orlo della cassa integrazione. «Le regole stabilite dal governo ci penalizzano nonostante gli sforzi e gli investimenti fatti per garantire ai clienti il massimo livello di sicurezza, fatturiamo venti miliardi l’anno, di cui circa 6 a dicembre che quest’anno andranno in fumo».

Ultimo aggiornamento: 15:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA