Covid, ospedali al limite: nelle rianimazioni precedenza ai pazienti con più speranza di vita

Sabato 31 Ottobre 2020 di Graziella Melina
Covid, ospedali al limite: nelle rianimazioni precedenza ai pazienti con più speranza di vita

Se ci si ammala di Covid e si avrà bisogno di un posto in terapia intensiva, in caso di sovraffollamento bisognerà affidarsi alla fortuna. O meglio, si dovrà sperare che quel giorno a contendersi le cure salvavita ci siano pazienti più acciaccati a prescindere dal Covid. Solo così, se ci sarà per esempio un solo posto libero e più pazienti in attesa, la persona che ha meno problemi di salute la spunterà a mani basse e riuscirà a farsi curare. Di fronte all’aumento dell’epidemia e alla carenza dei posti letto, i medici hanno infatti stabilito alcuni criteri per alleviare il dilemma dei rianimatori. Non sono più, e non soltanto, l’appropriatezza e la proporzionalità delle cure a guidarli nella scelta, ma anche «esigenze di giustizia distributiva e di equa allocazione delle risorse sanitarie disponibili». Il documento, di per sé, non è una novità. 

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Già lo scorso 6 marzo la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) aveva indicato precise raccomandazioni per supportare i clinici coinvolti nella cura dei pazienti affetti da Covid. Per dare un aiuto nella scelta, si suggeriva di seguire il criterio anagrafico: quindi, in sostanza, tra due pazienti, la precedenza sarebbe andata a quello più giovane. Stavolta, il documento arriva direttamente dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), che lo ha condiviso con la Siaarti. Dopo un «lungo lavoro» i medici hanno deciso che il criterio di scelta tra pazienti non sarà più l’età, ma le patologie pregresse. I criteri, si legge nel documento, sono «rigorosi, espliciti, concorrenti e integrati, valutati sempre caso per caso», e comprendono: «La gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l’impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente». «Una delle preoccupazioni maggiori che abbiamo, se non ci saranno interventi nel rallentamento della curva epidemica nel giro di poche settimane, è che ci ritroveremo ad avere un esaurimento di posti letto giorno dopo giorno - ammette Filippo Anelli, presidente della Fnomceo - A quel punto è come se giocassimo alle roulette russa: uno entra e gli altri rimangono fuori. E’ una situazione che non ci possiamo permettere».

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Ecco dunque l’idea di un documento con i criteri di selezione da seguire. «Abbiamo provato a regolamentare una situazione che era già accaduta nei periodi più bui del lockdown e aveva suscitato una serie di polemiche, perché la decisione di ricoverare o di scegliere chi deve essere attaccato alla macchina per avere una speranza di vita rispetto ad altre pone problemi etici e morali». Ma c’è in ballo anche «il rispetto della Costituzione che considera i cittadini tutti uguali. Quindi - precisa Anelli - abbiamo provato a riflettere insieme per cercare di agganciare le nuove esigenze con i principi del codice deontologico e con la Costituzione». Il problema di coscienza dei medici andava insomma risolto. «Per noi diventa importante tranquillizzarli per quanto possibile. Nel nostro codice deontologico non si è mai posto il problema della scelta, e questo la dice lunga rispetto alla gravità della situazione. Il dramma che viviamo è la carenza dei medici, e per la formazione servono anni». Dunque, in casi estremi, «le patologie, le condizioni generali e un gruppo di altri valori che il medico dovrà valutare caso per caso saranno determinanti di fronte a questa terribile scelta». 

Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA