Sgozzata a Jesi, Fiorella prima di morire ha difeso il marito: «Basta, così lo ammazzi»

Domenica 5 Luglio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Sgozzata a Jesi, Fiorella prima di morire ha difeso il marito: «Basta, così lo ammazzi»

JESI Immaginatevi una coppia di nonni che aspettano solo di abbracciare i nipotini, all'alba di un venerdì di piena estate, dopo una notte di afa. Uno è già sveglio alle 5 e 30 del mattino, in cucina per prepararsi la colazione. L'altra è ancora al letto ma come sempre si alzerà presto, perché da una vita si dedica alla famiglia e le sue giornate solo lunghe e piene di impegni. Sentono dei rumori dalla finestra al pianterreno, affacciata sul giardinetto, facile da raggiungere, per scavalcare non serve neanche arrampicarsi.

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Qualcuno cerca di entrare, raspa sugli infissi. Si alza per primo Italo Giuliani, va a vedere, chiama la moglie Fiorella, che accorre. Sentono un ragazzo che grida «Fatemi entrare», riconoscono la voce di Michel Santarelli, 25 anni, un ragazzo con disturbi psichici che abita dall'altra parte di via Saveri, a cento passi da casa loro. Nel quartiere ex Smia di Jesi molti lo cononoscono per quella sua abitudine di intrufolarsi in casa d'altri, senza rubare niente. Già l'anno scorso, a giugno, i coniugi Giuliani se l'erano ritrovato nel loro appartamento senza un motivo e senza chiedere permesso, e s'erano spaventati. Prima aveva provato a salire al primo piano («sembrava un ragno», ricorda una vicina) poi era entrato in casa dei coniugi Giuliani, che erano riusciti a convincerlo ad andarsene.

Per questo anche venerdì all'alba Italo e Fiorella gli gridano di andarsene, di lasciarli in pace, ma questa loro resistenza da barricati in casa durerà poco, travolta dalla finestra scardinata a pugni e calci che gli piomba addosso con tutto il telaio e la serrandina in alluminio. Il primo ad essere aggredito, secondo una ricostruzione ancora provvisoria, sarebbe stato Italo, 74 anni, presidente dall'associazione sportiva Libertas Jesi. Michel impugna un frammento di vetro della finestra rotta e inizia a colpirlo.

I vicini svegliati
Una vicina di casa, svegliata dal trambusto, sente la voce di Fiorella implorare pietà. «Così me lo ammazzi, basta, basta». Ma poco dopo la donna tace. Michel, secondo lo scenario ipotizzato dalla procura di Ancona per disporre l'arresto del giovane per omicidio volontario e tentato omicidio, si avventa contro Fiorella Scarponi, 69 anni, casalinga, e le sferra un fendente alla gola, squarciando di netto la giugulare. La povera donna, madre di tre figlie femmine, morirà in pochissimo tempo, dissanguata prima dell'arrivo delle ambulanze della Croce Verde e del 118. 

Piantonato in Psichiatria
Per domani, alle 9 del mattino, è prevista anche l'udienza di convalida dell'arresto di Michel Santarelli, piantonato da venerdì pomeriggio dagli agenti della penitenziaria nel reparto di Psichiatria dell'ospedale Carlo Urbani di Jesi. Una destinazione decisa dalla Procura, al posto del carcere, viste le condizioni del giovane, fermato dai carabinieri poco dopo il massacro nel parco Mattei, dietro la palazzina del delitto. Era in stato confusionale, farneticava di incontri con il diavolo, e anche quando l'hanno portato in caserma a Jesi il ragazzo continuava a sembrare assente, con lo sguardo puntato sul soffitto.

Ha nominato il suo avvocato difensore, Mauro Buontempi del foro di Ancona, che lo assisterà insieme alla collega Vittoria Sassi. «Non ho visto ancora gli atti», si limitava a dire ieri l'avvocato Buontempi. Il gip del tribunale di Ancona Sonia Piermartini Piermartini terrà l'udienza di convalida in ospedale. Difficile che già domani il 25enne jesino sia in grado di rispondere al giudice e provare a difendersi da accuse gravissime, che con l'aggravante dei motivi futili e abietti potrebbero costargli l'ergastolo, al netto di tutte le valutazioni che si potranno fare sull'eventuale vizio di mente. Michel aveva i pantaloni imbrattati di sangue e le mani tagliuzzate, quando l'hanno arrestato i militari del Norm e della stazione di Jesi. E Italo Giuliani, prima che lo portassero a Torrette in condizioni gravi (ma ora non è in pericolo di vita) aveva fatto in tempo a indicare Santarelli come l'aggressore.

La sprangata all'albanese
L'indagine dei carabinieri del Compagnia di Jesi, guidati dal capitano Simone Vergari, e del Reparto operativo deve ora accertare gli ultimi dettagli dell'aggressione, ma anche ricostruire i precedenti del ragazzo e il percorso di soggetto in cura psichiatrica. Michel Santarelli era stato preso in carico nel 2015 dal Centro igiene mentale dell'Asur dopo che con una spranga aveva colpito alla testa un albanese ospitato nell'appartamento in cui viveva con la madre, poi - dopo un ricovero di due settimane - la stessa aveva preferito affidare il figlio a uno psichiatra privato.

Ultimo aggiornamento: 19:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA