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L'estate delle violenze, dalle discoteche alle mura di casa «botte e stupri»

Venerdì 5 Agosto 2022 di Federica Zaniboni
L'estate delle violenze, dalle discoteche alle mura di casa «botte e stupri»

Fuori dalla discoteca, in un parco, tra le mura di casa. Tre luoghi che apparentemente non c'entrano nulla l'uno con l'altro, ma nei quali tre donne di cui una giovanissima, di appena 11 anni sono state violentate. Nell'estate cominciata con i tremendi abusi sul treno Peschiera-Milano lo scorso 2 giugno (quando 6 ragazzine erano state accerchiate e molestate da un branco di giovanissimi), le denunce per violenza sessuale sembrano susseguirsi l'un l'altra. E in questi primi giorni di agosto, tra la spensieratezza per le vacanze e il caldo torrido, tre uomini sono stati arrestati perché ritenuti responsabili di stupro.

La vittima più piccola ha soltanto 11 anni e si trovava ai giardini pubblici del proprio paese in provincia di Pavia, quando lunedì scorso è stata costretta a subire le peggiori molestie. Alcuni cittadini presenti nel parco si sarebbero accorti di ciò che stava accadendo e successivamente si sono rivolti ai carabinieri. A quel punto sono immediatamente partite le indagini per risalire all'identità dell'aggressore, fino ad arrivare, due giorni fa, al fermo di un uomo di 63 anni. 

Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dai militari del nucleo investigativo di Pavia, coordinati dalla Procura, vi sono gravi indizi contro di lui. Il presunto responsabile è un amico della famiglia della bambina e proprio per questo per le numerose possibilità che avrebbe avuto di avvicinarsi nuovamente a lei si è anche ritenuto che potesse ripetere il reato. Nonostante il fermo e il trasferimento del 63enne nel carcere Torre del Gallo, proseguono le indagini per verificare eventuali responsabilità di altre persone. L'agghiacciante episodio è stato commesso in un luogo pubblico, sotto gli occhi di tutti. Un particolare decisamente inquietante, ma di certo non così raro. Soltanto pochi giorni prima di quella violenza, infatti, una ragazza di 18 anni veniva costretta a subire un abuso fuori da una discoteca di Gabicce, in provincia di Pesaro Urbino. A finire in manette un 35enne veneto conosciuto quella sera stessa nel locale.

La giovane, residente in Lombardia, si trovava in vacanza con i genitori a Riccione, quando nella notte tra il 28 e il 29 luglio ha deciso di andare con alcune amiche a ballare nella storica discoteca Baia Imperiale. Lì ha incontrato l'uomo che poche ore dopo l'ha fatta precipitare in un incubo. La serata è finita intorno alle 2 e a quel punto il 35enne si è offerto di riaccompagnarla a casa. Una volta saliti in auto, però, lui l'ha aggredita. Quando la ragazza ha tentato di opporre resistenza è stata picchiata brutalmente, stuprata e abbandonata fuori dalla macchina. Accompagnata in ospedale dalla famiglia, i medici le hanno riscontrato diverse fratture ed è stata dimessa con 45 giorni di prognosi. Subito dopo, ha presentato denuncia. L'uomo, che si trovava a sua volta sulla costa romagnola per le ferie, è stato rintracciato alcuni giorni più tardi in un albergo poco distante dalla località in cui era avvenuta l'aggressione ed è stato fermato per la violenza sessuale dagli agenti della Squadra mobile di Rimini. Sul caso indaga la procura di Pesaro. 

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Il terzo arrestato di questa prima settimana di agosto, poi, è il medico anestesista Andrea Carlo Pizzi, accusato di avere narcotizzato e violentato una donna con la quale precedentemente aveva avuto una breve relazione.

In questo caso lo stupro è avvenuto nell'appartamento del presunto aggressore a Saronno in provincia di Varese. Il dottore, responsabile dell'unità operativa di anestesia e rianimazione della clinica Villa Aprica di Como, avrebbe incontrato la ex a casa sua, il mese scorso, in quanto erano rimasti in buoni rapporti. Dopo averle somministrato del Tramadol un antidolorifico che la vittima aveva già assunto con effetti indesiderati - ha quindi abusato di lei, per poi negare tutto quando è stato fermato. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Busto Arsizio, il medico avrebbe voluto riallacciare i rapporti con la donna e, dopo avere avuto una discussione, le avrebbe iniettato il farmaco contro la sua volontà. Nel timore di non risultare credibile, in sede di denuncia la vittima aveva presentato ai carabinieri la registrazione di una conversazione telefonica avuta con Pizzi il giorno dopo la violenza. Ieri, durante l'interrogatorio di garanzia, il medico ha ammesso la propria responsabilità. 

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