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MATTEO RENZI

Calenda, cosa farà ora? Le tre opzioni dalla lista unica con Iv alla corsa in solitaria

Martedì 9 Agosto 2022
Nella foto il leader di Azione Carlo Calenda

Tre strade di fronte e meno di cinque giorni per decidere quale percorrere. Il cammino del leader di Azione, Carlo Calenda, all'indomani dello strappo con il leader dem Enrico Letta, appare pieno di ostacoli. E questo, nonostante la mano tesa del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, pronto a fare un passo indietro in caso di una lista unica con Azione e a concedere il ruolo di front runner a Calenda. Che però non sembra fidarsi troppo e, non a caso, rilancia sull'idea della coalizione. Ma sul tavolo dell'ex numero uno del Mise resta anche l'ipotesi più remota della corsa in solitaria, che per essere realizzata richiederebbe a Calenda di raccogliere in pochi giorni, numerose firme in tutto lo Stivale, per presentare il simbolo di partito alle prossime elezioni. 

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Lista unica

È l'ipotesi caldeggiata da Matteo Renzi, ma che non convince Calenda. In caso di una lista unica, la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale per partecipare, nel propozionale, alla spartizione dei seggi è pari al 3%. Percentuale che sale al 10% in caso di coalizione. Con una lista unica insieme ad Azione, Italia viva, che l'ultima stima Swg di ieri attesta al 2,9%,  si metterebbe al riparo dal rischio di scendere sotto al 3%. 

Una possibilità che il leader di Iv sembra non intenziato a perdere, al punto da alzare la posta in gioco: «Se facciamo una lista unica ci sarà un solo front-runner». Alcune voci a lui vicine assicurano che Renzi sarebbe anche disposto al suo cognome nel simbolo in comune con Calenda, a patto che rimanga il logo di Italia viva, reduce nelle ultime ore, anche di un accordo con la Lista civica nazionale dell'ex primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti. 

Coalizione 

Ma il leader di Azione mantiene i piedi a terra e sembra più possibilista riguardo allo scenario di una coalizione in comune con il senatore di Rignano. Ognuno, in questo caso, gareggerebbe per sé, ma per Italia viva vi sarebbe l'incognita di non superare il 3%, finendo per riversare i voti proporzionalmente all'altro partito che, al contrario, superasse la soglia. Insomma, per Renzi, questa scelta potrebbe rivelarsi un vero boomerang. Soprattutto se si considera che, eccezione fatta per i leader che possono candidarsi in testa a 5 listini diversi, per altri non vi sarebbe alcuna certezza su dove scatterebbe il quorum valido per il seggio. Ma anche per il leader di Azione, il percorso della coalizione può rivelarsi complicato nel caso fosse costretto a raccogliere firme per il suo partito.

Corsa in solitaria 

Sia la scelta della coalizione che della corsa in solitaria richiedono a Calenda di sciogliere il nodo della raccolta firme. Il decreto del presidente della Repubblica 361 del 1957 prevede che i partiti raccolgano le sottoscrizioni prima di consegnare l'elenco delle candidature. Un'onere da cui sono esenti i partiti che dispongono già di un simbolo elettorale ma anche chi ha presentato «candidature con un proprio contrassegno alle ultime elezioni del Parlamento Europeo spettanti all'Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni». 

Questo, secondo l'entourage di Calenda, sarebbe proprio il caso di Azione, candidato alle Europee del 2019 con la lista Siamo europei, collegata a quella del Pd. Su questo argomento molti costituzionalisti come Guzzetta hanno espresso delle perplessità e l'eventualità che l'ufficio elettorale possa non riconoscere il simbolo esiste eccome. Nel frattempo, i sondaggisti che pure sottolineano i danni, in termini di collegi per la coalizione trainata dal Pd, dopo il distacco di Azione, mettono in guardia anche Calenda: solo il 20% dell'elettorato - secondo Lorenzo Pregliasco di Quorum/YuoTrend dà giudizi positivi sul leader, mentre il 60% esprime «non fiducia» verso di lui. Un dato da tenere in conto, indipedentemente dalla necessità di raccogliere le firme. 

Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 07:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA