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GIORGIA MELONI

Reddito di cittadinanza, quanto peserà sulle elezioni? Il sondaggista: «Al Sud peso enorme, può togliere voti a destra e sinistra»

Mercoledì 21 Settembre 2022 di Fausto Caruso
Reddito di cittadinanza, quanto peserà sulle elezioni? Il sondaggista: «Può spostare voti ma non cambia i pronostici»

Dalle schermaglie tra Renzi e Conte, al parziale dietrofront di Silvio Berlusconi, il reddito di cittadinanza è uno dei temi cardine di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Ieri l’hashtag “#redditodicittadinanza è comparso anche nelle tendenze di Twitter prima che i cinguettii venissero monopolizzati dall’annuncio del discorso di Putin sugli pseudo-referendum in Ucraina. A quattro giorni dal voto, quello che ci si chiede è quanto la posizione dei partiti sul sussidio possa pesare sull’esito delle urne.

I dati sui percettori

Secondo l’ultimo report dell’Inps, nei primi sei mesi del 2022 hanno percepito almeno una mensilità di reddito o pensione di cittadinanza 1,6 milioni di nuclei familiari, per un totale di circa 3,5 milioni di persone coinvolte. Il dato che salta subito all’occhio è che due terzi dei richiedenti vive nelle regioni meridionali e nelle Isole. Concentrandosi solo sul mese di giungo, l’Inps mette in evidenza come il 22% degli 1,15 milioni di assegni erogati sia stato destinato alla Campania e il 19% alla Sicilia. Nel 2021 Campania, Sicilia a Calabria sono state anche le regioni col maggior numero di persone coinvolte ogni mille abitanti, rispettivamente con 165, 153 e 156. Nelle province di Napoli, Crotone e Palermo una persona su cinque rientrava tra i beneficiari del sussidio.

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L’impatto sul risultato delle urne

Non stupisce dunque che durante le tappe meridionali dei tour elettorali dei leader politici il dibattito sulla misura sia centrale. Ma qual è l’impatto concreto sul voto? «Al Sud il peso specifico del tema è enorme», afferma il sondaggista Antonio Noto. «Abbiamo tre posizioni di massima: il Movimento Cinque Stelle che difende e cavalca la misura da lui introdotta, Meloni e in parte il Terzo Polo che parlano di abolizione e gli altri che intendono più o meno riformarlo. Fino agli ultimi sondaggi pubblicati, nel Mezzogiorno abbiamo visto una crescita dei Cinquestelle e un “non exploit” di Fratelli d’Italia: in questo sicuramente il reddito di cittadinanza ha avuto un ruolo». Al momento di tradurre questa crescita in seggi l’impatto però si ridimensiona: «Il reddito di cittadinanza è un tema trasversale: con questa campagna i Cinquestelle potranno ottenere qualche seggio in più, ma togliendo sia a destra sia a sinistra». Uno scenario che non cambia i pronostici complessivi, che vedono il centrodestra in saldo vantaggio.

Per Leonardo de Sio, dell’Istituto Cise-Luiss, bisognerebbe considerare la dinamica dello spostamento di voti: «Quattro anni fa al Sud il M5S stravinse prendendo molti voti di elettori di centrodestra, che però poi virarono di nuovo su Salvini alle Europee del 2019, quando la Lega sembrò accreditarsi come il partito di riferimento di destra anche al Sud. Fino a qualche settimana fa ci saremmo aspettati che questa quota potesse in gran parte confluire su Fratelli d’Italia, ma la volontà di Meloni di abolire il reddito di cittadinanza potrebbe essere vista come un segnale di scarsa attenzione verso il Sud e dunque riportare molti voti nel partito di Conte». Secondo lo studioso, la crescita dei Cinquestelle al Meridione potrebbe penalizzare più la destra che la sinistra e riaprire la partita in alcuni collegi uninominali: nove quelli considerati contendibili dai sondaggi tra Campania e Puglia, ma se il M5S superasse le attese potrebbero essere di più. «Lo scenario più probabile rimane una vittoria del centrodestra con larga maggioranza», chiosa De Sio. «Ma c’è una quota di elettori che decide all’ultimo cosa votare e se al Sud premiasse in massa il Cinquestelle l'affermazione della destra potrebbe essere meno netta del previsto». Considerando anche la parte proporzionale, i percettori del reddito rappresentano poco più del 3% del corpo elettorale, che equivale al massimo a 15-20 seggi.

Le posizioni dei partiti

Tra i principali partiti, l’unica che ha inserito il verbo «abolire» nel proprio programma rispetto al RdC è la leader di FdI, Giorgia Meloni, che intende introdurre tipi di sostegno diversi che favoriscano l’occupazione. Per l’alleato Matteo Salvini la misura non ha funzionato, ma va mantenuta, riformandola con una maggior considerazione al numero di componenti del nucleo familiare e prevedendo la messa a disposizione dei percettori per lavori di pubblica utilità. Silvio Berlusconi ha invece recentemente dichiarato di voler potenziare l’importo che spetta alle famiglie in stato di povertà assoluta. Per l’alleanza Azione-Italia Viva il sussidio va tolto dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e ridotto di un terzo dopo due anni. Favorevoli al mantenimento tutte le componenti della coalizione di centrosinistra, anche qui rimodulando il sussidio in base alle proposte della Commissione Saraceno: tra le altre, rendere la misura progressiva all’aumentare del nucleo familiare, allargare l'accesso ai residenti in Italia da almeno 5 anni (mentre ora il requisito è 10) e  renderlo parzialmente cumulabile con redditi da lavoro per incentivare l’occupazione dei percettori.

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Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 09:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA