Fase 2, Locatelli: «Lombardia e Piemonte verso riapertura. Test ai turisti? Impraticabili»

Mercoledì 27 Maggio 2020 di Mauro Evangelisti
Fase 2, Locatelli: «Lombardia e Piemonte verso riapertura. Test ai turisti? Impraticabili»

«Io sono ottimista. Però deve essere chiaro che non siamo fuori dal tunnel. Ciò che è successo in questi mesi deve essere scolpito nella memoria di tutti, resterà nella storia, e deve invitarci ad avere comportamenti improntati alla massima responsabilità, alla prudenza, per non compromettere i risultati raggiunti in queste settimane di sacrifici». 

Il professor Franco Locatelli è il presidente del Consiglio superiore di sanità e il frontman del Comitato tecnico scientifico. Guarda con fiducia all’andamento dei dati, ma sempre con prudenza. Quali incognite ci sono?
«Di fatto, dovremo presto vedere l’impatto che deriverà dalle aperture del 18 maggio. Per quello è ancora un pochino troppo presto, anche se, per carità, non mancano molti giorni. Però diciamo che tra quattro, cinque giorni, avremo una idea più compiuta dell’impatto delle misure di allentamento».

Siamo preparati dal punto di vista epidemiologico? Siamo pronti a individuare i focolai, a reagire con tempestività?
«Direi proprio di sì. Il lavoro che è stato fatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità è stato puntuale, importante. E richiede il massimo della collaborazione delle Regioni e non c’è dubbio che ci sarà. Il monitoraggio accurato è fondamentale, sono certo che le Regioni lo sappiano».

Probabilmente non mi risponderà, ma la domanda la devo fare: Piemonte e Lombardia sono pronte alla riapertura dei viaggi tra regioni?
«Le rispondo, le rispondo: come sempre preferisco non scotomizzare, anzi cambiamo verbo, non eludere le domande. Io mi auguro che Piemonte e Lombardia siano pronte, gli indicatori che arrivano da quelle due regioni non creano allarmi particolari. Tanto è vero che la Lombardia, tra prima e seconda valutazione, è scesa dal “livello 3” al “livello 2”. Entreranno in gioco anche considerazioni differenti che verranno fatte da governo, presidenza del Consiglio, ministeri degli Affari regionali e della Salute con i presidenti delle Regioni. Penso che si possa arrivare ad avere un approccio allargato anche a Piemonte e Lombardia. È un auspicio, le condizioni esistono, ma ovviamente aspettiamo i dati di questi giorni».

La Sardegna vorrebbe fare i test ai turisti da altre regioni.
«Al momento è una ipotesi impraticabile. E comunque i turisti rappresentano una risorsa economica importante per Sicilia e Sardegna: fatta salva la tutela della salute al primo posto, mi auguro che non vi siano restrizioni. Di certo, gli approcci basati su test sierologici non possono essere utili per strategie di questo tipo».

Il turismo non rappresenta un’insidia per l’epidemia?
«Un minimo lo può rappresentare, potenzialmente. Ma è anche qualcosa di cui questo Paese ha bisogno dal punto di vista socio-economico. Penalizzare l’azienda turismo va contro all’obiettivo di fare ripartire la macchina ed evitare sacche di disagio sociale, se non di povertà».

Non sarebbe giusto aspettare una settimana in più? Se il virus circola tra i giovani della movida, passerà del tempo prima di vedere gli effetti del contagio tra i più anziani che sviluppano i sintomi.
«Credo che rientrerà nelle eventuali valutazioni che saranno fatte a fine settimana. Ma un po’ di segnali buoni ci sono già, non neghiamolo. E tutti gli indicatori stanno andando nella stessa direzione. Certo, una cosa va sottolineata, però lo dico senza alcuna demonizzazione di chi in ragione di un tempo di astinenza sociale, si sta ora lasciando andare a incontri non attenti a ciò che abbiamo raccomandato come misure di distanziamento fisico e necessità di indossare dispositivi di protezione: non sprechiamo i sacrifici di tutte queste settimane a causa di comportamenti pochi responsabili. C’è sicuramente modo di divertirsi, mantenendo però comportamenti rispettosi della propria salute e di quella degli altri. Il fatto che i giovani non sviluppino forme gravi di malattie, non deve essere una ragione per sottovalutare l’impatto di trasmissione del contagio su persone fragili. Sono sicuro che i giovani di questo Paese l’hanno ben presente. E vorrei fare anche un appello sui test sierologici...».

Lo faccia.
«Ai cittadini che verranno contattati per partecipare allo studio di sieroprevalenza, vorrei dire che tirarsi indietro sarebbe poco utile e dimostrazione di scarsa attenzione ai bisogni di questo Paese. Faccio un appello e chiedo di aderire, di dare un contributo».

Professor Locatelli, abbiamo parlato di vacanze. Lei partirà?
«Mia moglie mi invita alla riservatezza per non scontentare nessuna regione. Diciamo che andremo al mare». 

Ultimo aggiornamento: 13:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA