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Variante Delta, Ciccozzi: «Ceppo molto contagioso, per fermarlo urgente moltiplicare i test»

Giovedì 24 Giugno 2021 di Graziella Melina
Variante Delta, Ciccozzi: «Ceppo molto contagioso, per fermarlo urgente moltiplicare i test»

Per impedire al virus di continuare a mutare, «oltre a completare la vaccinazione - mette in guardia Massimo Ciccozzi, direttore dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-medico di Roma - bisogna implementare sorveglianza e tracciamento».  

La variante Delta soppianterà presto quella inglese anche in Italia?
«La probabilità c’è. Non sappiamo ancora quando potrebbe succedere. In Inghilterra, come stiamo osservando, la maggior parte dei contagi è dovuta a questa variante. Noi non dovremmo avere una grossa presenza, per il momento. Però, visto che la variante Delta è molto più contagiosa di quella inglese, è ovvio che se il virus continua a circolare, il pericolo che si diffonda presto ovunque c’è».

Perché è più contagiosa? 
«Una parte della proteina spike è composta da aminoacidi che la stabilizzano. La mutazione Delta ha di fatto reso un aminoacido da negativo a positivo, aumentandone quindi il potenziale elettrostatico. Questo vuol dire che il virus riesce a entrare meglio nelle cellule e quindi a infettarle di più, perché aggancia meglio il recettore ace 2». 

Quindi potrebbe sfuggire ai test utilizzati finora?
«Certo. I test vanno subito aggiornati. Alcuni, infatti, fanno vedere che si è in presenza di una variante, ma non indicano di quale variante si tratti. Quindi, la soluzione è quella di fare il sequenziamento. Non dobbiamo dimenticare che noi prima correvamo dietro al virus. Adesso invece abbiamo un’incidenza tale che ci permette di dire che ci troviamo a fianco del virus. Riusciamo dunque a tracciare i contatti. Prima invece non era possibile farlo. A questo punto, però, per tenere a bada l’epidemia il virus dovremmo anticiparlo. Significa cioè incrementare la sorveglianza sulle sequenze di genoma».

In Italia però di sequenziamento non se fa ancora abbastanza.
«Purtroppo è così. Ancora non siamo all’altezza rispetto a quello che per esempio fanno in Inghilterra. Non dimentichiamo che se il 5 per 100 su tutti i positivi è la soglia che l’Oms detta per poter sequenziare e trovare le varianti, noi siamo a 0,7 per cento di sequenziamento. Per ora, secondo l’Istituto superiore di Sanità la variante Delta si attesta a un po’ meno dell’1 per cento. Ma i casi potrebbero essere molti di più. Non lo sappiamo, purtroppo».

In mancanza di risorse, molti laboratori sequenziano soltanto una parte del genoma. Pensa che anche questo aspetto andrebbe superato?
«La variante si identifica maggiormente nelle due sub-unità della proteina spike, la S1 e la S2, e quindi è importante prima di tutto avere la visione di entrambe. Però, normalmente è necessario sequenziare un genoma intero. È quello che fanno gli inglesi. Dovremmo farlo anche noi». 

Intanto, c’è il rischio che il vaccino non protegga dalle varianti? 
«No. Per il momento le varianti sono ancora coperte dalle due dosi di vaccino, ma noi dobbiamo fare in modo che il virus non circoli e non crei nuove mutazioni. E poi dovremmo porre attenzione ad una problematica molto importante, che va al di là della campagna vaccinale nazionale. Dobbiamo puntare cioè ad una vaccinazione globale, e proteggere quei paesi in via di sviluppo, tipo l’Africa, o il sud asiatico, dove ci sono sacche endemiche di varianti che, se continuano a cambiare, si diffonderanno e prima o poi raggiungeranno anche il nostro paese. E così ci ritroveremmo di nuovo al punto di partenza».

Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA