Scuola, disturbi alimentari dopo la Dad: arriva il prof dedicato ai disagi

Sabato 25 Settembre 2021 di Lorena Loiacono e Graziella Melina
Scuola, disturbi alimentari dopo la Dad: arriva il prof dedicato ai disagi

Tutti di nuovo a scuola, dopo mesi difficili di isolamento. Finalmente il ritorno alla normalità. Almeno in apparenza. Ansia, stress, ma soprattutto disturbi del comportamento alimentare continuano infatti a crescere, nonostante l’emergenza sia passata. La Sisdca, la Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, calcola un aumento del 35% delle richieste di aiuto del 2021 rispetto al 2019. Non è un caso che gli istituti scolastici si stiano dando da fare per correre ai ripari. Nel protocollo di sicurezza per il rientro in classe in presenza non ci sono infatti solo le norme anti-Covid, ma anche le indicazioni per avviare un sostegno psicologico per gli studenti. Il ministero dell’Istruzione, con una convenzione con l’Ordine degli psicologi, invita gli istituti ad intervenire su casi di insicurezza, stress ed ansia dovuti al senso di eccessiva responsabilità, al timore di contagio, al rientro in presenza, alla difficoltà di concentrazione e alle conseguenze della situazione di isolamento vissuta negli ultimi mesi. Il sostegno psicologico rientra nei progetti prioritari per la ripresa in presenza, finanziati dal ministero per 40milioni di euro. E così, negli istituti scolastici stanno arrivando, quasi come una presenza fissa, figure ad hoc, dai docenti ai professionisti del settore. Sul tema si è recentemente espresso anche il ministro all’istruzione, Patrizio Bianchi, che ha definito come «necessaria la presenza dello psicologo nelle scuole, per l’intera comunità educante, come parte strutturale che segua i ragazzi ma anche gli insegnanti». 

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I primi ad accorgersi che la situazione sta ormai diventando ovunque preoccupante sono come sempre i medici. «Continuiamo ad assistere a un trend in aumento dei disturbi alimentari, contrariamente a quanto ci si aspettava - ammette Valeria Zanna, responsabile di Anoressia e disturbi alimentari dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma - Certamente, l’isolamento sociale che questi ragazzi hanno vissuto nel periodo critico adesso non c’è più, però non c’è ancora una ripresa effettiva della normalità». È indubbio che il disturbo colpisce sempre su un terreno fragile. «In generale c’è stato un aumento di tutta la psicopatologia, perché sono venuti meno i fattori protettivi. L’isolamento sociale - rimarca Zanna - ha influito senz’altro. Ma poi anche il fatto che c’è stata la tendenza a sopperire il senso di solitudine con un aumento di relazioni virtuali. Non dimentichiamo che però sui social ciò che prevale è una enfatizzazione dell’immagine corporea, che non sempre corrisponde al vero. E in un momento in cui tutto si spegne di senso, il corpo diventa quasi l’unica cosa su cui posso intervenire».  

 

E così continua la spola dei genitori che chiedono aiuto perché ormai capiscono che il rapporto col cibo sta sfociando in una disturbo da curare. «Dall’anno scorso - ricorda Zanna - abbiamo duplicato la nostra risposta. Il maggiore disturbo è senz’altro l’anoressia nervosa, colpisce tra i 10-17 anni. In questo momento, abbiamo 14 ragazzi ricoverati. Nel 2019 ci muovevamo tra i 3-4, nel 2020 siamo passati agli 8-9. In sei mesi, in ambulatorio ci sono stati 1.040 accessi. Il nostro primo intervento è rivolto alla criticità, ma poi deve continuare la presa in carico. Purtroppo, sono molto pochi ancora i centri territoriali che sono in grado dare un adeguato contributo terapeutico». E la situazione si presenta preoccupante ovunque. «I dati ci dicono che la pandemia ha determinato danni di tipo psichico ed emotivo - spiega Umberto Nizzoli, presidente della Sisdca - le figure più colpite sono i giovani tra i 16 e i 22 anni, soprattutto le femmine. Sono loro che hanno subito a distanza il danno maggiore. Non dimentichiamo che uno degli effetti collaterali sono le crisi ansiose depressive e che la modulazione di queste crisi avviene spesso attraverso l’assunzione o la restrizione del cibo».  

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L’isolamento a casa ha insomma peggiorato le abitudini alimentari. «I cibi ultra processati che si sono consumanti negli ultimi mesi - rimarca Antonino De Lorenzo, direttore di Nutrizione clinica e disturbo del comportamento alimentare del Policlinico Tor Vergata di Roma - hanno creato una sorta di dipendenza che viene ovviamente gestita da ogni singolo individuo in maniera diversa. Se metto insieme zuccheri semplici, salato e grassi idrogenati, aumenta di sicuro la dipendenza dal cibo e la cascata della gratificazione viene alterata. E’ fondamentale una maggiore informazione nelle scuole, una defiscalizzazione dei prodotti di alta qualità e un’educazione ad una vita salutare». 

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 11:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA