CORONAVIRUS

Roma, cinese compra migliaia di mascherine e le consegna porta a porta alle famiglie romane

Martedì 9 Giugno 2020
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Circa 30mila mascherine chirurgiche e materiale medico donato ad ospedali e alle famiglie per un totale di 20mila euro. Numeri rilevanti se consideriamo che a movimentare tutto questo è statto giovane trentenne figlio di contadini venuto dalla lontana provincia di Henan, Cina.

Lui si chiama Zhong Yuanpei ed è arrivato a Roma nel 2014 quando ha comincato a guadagnarsi da vivere facendo il lavapiatti in un ristorante. L’anno successivo ha cominciato a fare da guida turistica per i connazionali in visita nella capitale e vinto una borsa di studio per frequentare il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Quattro anni dopo ha fondato un’azienda che si occupa di organizzare dei tour guidati e di dare assistenza alla formazione agli studenti cinesi in Italia. Quando le cose hanno iniziato a  funzionare è arrivata la catastrofe.

Mentre il coronavirus iniziava a mietere le prime vittime In Cina a Zhong è venuto naturale di occuparsi dei suoi connazionali rimasti isolati in Italia e in difficoltà con le forniture di mascherine. Ma non bastava, poiché come recita il proverbio cinese “Quando piove lo stolto impreca contro gli dei, il saggio si procura un ombrello”. Occorreva dare assistenza a tutti, indifferentemente dalla nazionalità, ospedali in primis, così Zhong si è rimboccato le maniche.

Portare ingenti quantità di mascherine in Italia è stata l’impresa più difficile. La farraginosa burocrazia italiana non ha facilitato l’immissione delle mascherine in Italia, ma Zhong ha fatto di tutto per ottenerle occupandosi in prima persona di curare ogni passaggio: dalla selezione dell’azienda produttrice in Cina, che rispettasse gli standard di sicurezza adeguati, quindi evitando di scegliere mascherine non sufficientemente sicure, alla scelta meticolosa dei corrieri internazionali più efficienti.

Per le tre spedizioni effettuate sino adesso è stato necessario utilizzare tre corrieri diversi. La maggiore difficoltà in questa fase è stata la mancata chiarezza delle regole circa il processo di sdoganamento Cina - Italia poiché queste cambiavano in corso d’opera, generando inopportune perdite di tempo o peggio, rischiando di far pagare agli ospedali il costo di sdoganamento.

Policlinico Gemelli, Umberto I e Tor Vergata sono gli ospedali che hanno ricevuto le forniture di mascherine. Anche le consegne ai privati sono state curate personalmente da Zhong attraverso un vero e proprio porta a porta che ha distribuito 10000 mascherine a 500 famiglie nella capitale, per un totale di 20 mascherine a nucleo familiare. Entro giugno è prevista anche una donazione all’Accademia di belle arti di Roma.

«In questo periodo di emergenza in l’Italia, abbiamo sentito la necessità di muoverci immediatamente per dare una mano alla nostra seconda patria. Abbiamo voluto fare la nostra piccola parte per aiutare gli ospedali a salvare più vite umane possibili, per ridurre i pregiudizi contro i cinesi».

Prosegue Zhong che ad aprile, nel periodo più critico dell’epidemia, ha visto nascere la sua secondogenita: «Noi e i nostri figli siamo cresciuti qui ed è qui che vorremmo vivere. Prendersi cura di questa società è nostra responsabilità».

La generosità a volte è più contagiosa del virus. Infatti Zhong ha “aiutato ad aiutare” anche gli studenti cinesi che volevano dare il proprio contributo alla lotta al virus in Italia, innescando un meccanismo virtuoso di gara solidale. Alcuni studenti hanno partecipato nelle donazioni costituendo un gruppo di volontariato giovanile.

«Anche se gli studenti non hanno reddito e le loro donazioni non sono cospicue, se congiungiamo gli sforzi nel fare una cosa, avremmo un enorme potere. Quando ho saputo che alcuni studenti hanno donato la loro spesa mensile, ho compreso che sebbene l'epidemia sia spietata, c'è ancora amore nel mondo», conclude Zhong.

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