Epatite dopo una trasfusione:
​il risarcimento arriva dopo la morte

di Viviana De Vita

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Una trasfusione di sangue infetto: il ministero della Salute, condannato al risarcimento del danno per quell’ “incidente” che è costato alla vittima la contrazione dell’epatite C, non paga. Viene così nominato un commissario ad acta un funzionario, cioè, deputato a chiudere la vicenda e a liquidare il danno. Peccato, però, che la vittima di quella trasfusione, che all’epoca aveva 50 anni, sia passata a miglior vita proprio pochi giorni prima del deposito della sentenza del Tar che ha riconosciuto il risarcimento, circa 60mila euro, del quale beneficeranno figli e nipoti. La somma che il ministero doveva liquidare è infatti lievitata di circa 10mila euro a seguito dell’inadempienza dell’organo dello Stato: all’importo originario, di cui doveva farsi carico l’Ente, si è infatti aggiunta l’ulteriore somma derivante dal giudizio di inottemperenza con evidente danno erariale.

La vicenda, che vede vittima una famiglia salernitana rivoltasi per ottenere giustizia agli avvocati Alessandro Maisto, Fabio Moliterno e Mariano Salvio, risale all’ormai lontano 1986 quando Mario L. fu sottoposto ad un intervento chirurgico presso la Cardiochirurgia della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. Durante il periodo di degenza, l’uomo fu sottoposto a delle emotrasfusioni e, l’anno successivo, a seguito di un controllo di routine, scoprì di aver contratto l’epatite C. Solo a distanza di 20 anni decise di intraprendere un’azione legale: è la commissione medica ospedaliera a riconoscere “l’esistenza di un nesso di causalità” tra le trasfusioni all’epoca effettuate e “l’epatite cronica correlata”.
Mercoledì 7 Marzo 2018, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 07-03-2018 06:32
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