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Omicron, ecco perché la nuova variante contagia anche chi ha fatto il booster ma non provoca forme gravi

Martedì 11 Gennaio 2022 di Simone Pierini
Omicron, ecco perché la nuova variante contagia anche chi ha fatto il booster ma non provoca forme gravi

L'aumento dei contagi è uno dei temi principali di questa nuova ondata provocata dalla variante Omicron. E il caso della Francia, che sta registrando tra i 200 e 300 mila casi al giorno, è eloquente. Tuttavia, oltre il 90% della popolazione adulta ha completato il programma di vaccinazione primaria e presto 30 milioni di francesi avranno ricevuto la dose di richiamo. 

 

Più contagiosa, ma meno virulenta, questa mutazione in Francia è oggi responsabile di più di tre infezioni su quattro. E colpisce anche le persone che hanno ricevuto il booster. «Il vaccino riduce il rischio di contagio, ma non in modo assoluto», indica a LCI Philippe Amouyel, professore di sanità pubblica all'Ospedale universitario di Lille. Le analisi suggeriscono una protezione contro l'infezione con Omicron dell'ordine di solo «dal 30 al 40%» dopo la terza dose.

 

 

 

Cifre che il ministro della Salute, Olivier Véran, ritiene superiori. «Il vaccino riduce dell'85% il rischio di infezione, compreso Omicron», ha detto l'ex deputato nei giorni scorsi all'Assemblea nazionale durante i dibattiti sull'istituzione del Super green pass. Ma questa variante «è meno sensibile al vaccino rispetto alla Delta», ha ammesso una settimana prima nel corso di una conferenza stampa.

 

 

 

 

Diversi scienziati hanno tentato di misurare l'efficacia della dose di richiamo contro l'infezione sintomatica. Uno studio pubblicato a dicembre in Danimarca ha mostrato che, se coloro che hanno ricevuto tre dosi di vaccino non erano protetti al 100% dalle infezioni, lo erano comunque molto di più delle persone che non hanno ottenuto il richiamo. «Il vaccinato con tre dosi ha tre volte meno probabilità di essere contagiato da Omicron rispetto a chi ha ricevuto due dosi», ha affermato a fine dicembre il prof. Amouyel LCI. 

 

 

 

Da allora, gli studi sono stati perfezionati, come quelli effettuati nel Regno Unito o in Danimarca. «L'efficacia della terza dose contro l'infezione sintomatica varia tra il 54 e il 75%», spiega sempre a LCI Thibault Fiolet, epidemiologo di Inserm. «Secondo l'ultima analisi di Public Health England, l'efficacia della dose di richiamo diminuisce poco dopo dieci settimane», continua Thibault Fiolet. «Fino a quattro settimane dopo la terza iniezione, la protezione era del 65-75%. A dieci settimane è scesa al 40-50%». Qualunque siano le cifre sembra esistere un consenso sull'efficacia del booster sul contagio: la terza dose di vaccino limita il rischio di contrarre il virus, ma non lo esclude.

 

 

 

Tuttavia, ciò non significa che la corsa ai centri di vaccinazione non sia necessaria. «In Danimarca uno studio pre-print ha messo a confronto il tasso di infezione tra vaccinati e non vaccinati», racconta Thibault Filetto. Risultato: «La trasmissione è ridotta del 28% tra chi ha ricevuto il booster rispetto ai vaccinati senza richiamo», afferma l'epidemiologo. E «i non vaccinati hanno una trasmissione aumentata del 41% rispetto ai vaccinati con doppia vaccinazione».

 

 

Altro punto importante, la terza dose protegge ancora ampiamente dai rischi delle forme gravi, comprese quelle legate a Omicron. «Il vaccino riduce di oltre il 95% le forme gravi legate a un'infezione con questa variante», insiste Philippe Amouyel. Un'affermazione costantemente ripetuta dalle autorità sanitarie. «La terza dose alza immediatamente il livello di protezione ben al di sopra del 90% contro il rischio di forme gravi», ha assicurato Olivier Véran il 27 dicembre. «Le persone a rischio rimangono i non vaccinati, i molto fragili o coloro che non hanno un programma vaccinale completo».

 

 



Infine dai reparti ospedalieri emerge un altro dato, reso noto da Nicolas Berrod, giornalista di Le Parisien. «L'Assistance publique - Hôpitaux de Paris, il consorzio pubblico degli ospedali universitari dell'area della capitale francese, ha reso pubblici i primi dati sui ricoveri per variante Omicron. I pazienti vengono principalmente ricoverati nei reparti ordinari piuttosto che in terapia intensiva. Inoltre, sempre in area medica non grave, solo il 19% dei pazienti è risultato contagiato da Delta e il 43% delle persone con Omicron è rimasto in cura per meno di un giorno. In altre parole, i soggiorni molto brevi sono più frequenti con Omicron».

 

 

Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 13:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA