CORONAVIRUS

Scuola, lezioni a distanza nei licei: scontro Azzolina-Fontana. Ma in classe il virus corre

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Lorena Loiacono
Scuola, lezioni a distanza nei licei: scontro Azzolina-Fontana. Ma in classe il virus corre

I contagi continuano a crescere. E le Regioni in risposta chiudono le scuole a partire da quelle superiori. C'è chi lo fa al 50%, con una buona quota di didattica a distanza come Lazio, Marche e Piemonte, e chi invece chiude in blocco come la Lombardia. Decisioni forti, che non mancano di creare polemiche.

 

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Le posizioni

 

In Lombardia, ad esempio, l'ordinanza di Fontana non è piaciuta alla ministra all'istruzione Lucia Azzolina che, ribadendo da giorni la necessità di lasciare aperte le scuole anche per i ragazzi che quest'anno avranno la maturità, ha scritto direttamente al governatore invitandolo a trovare altre soluzioni: «In una fase così complessa, desidero invitarla a lavorare, per trovare soluzioni differenti da quella adottata, nel rispetto del diritto alla salute dei cittadini e del diritto allo studio dei nostri studenti». La replica del governatore: «Allora impugni i provvedimenti». Sulla stessa linea della ministra, anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha promesso di dare battaglia: «Siamo totalmente contrari alla sola didattica a distanza per le superiori. Ci opporremo perché bisogna alternare didattica in presenza e a distanza: deve essere così per tutti gli ordini di scuole».
Ma intanto anche la Puglia ha deciso di seguire questa strada, chiedendo alle scuole di procedere con la didattica online per tutte le classi di scuola superiore degli ultimi tre anni. L'ordinanza di Emiliano ha scatenato polemiche, soprattutto tra i sindacati che contestano la velocità con cui è stata presa la decisione, visto che in un incontro di ieri mattina non erano emersi segnali: «I contagi nella scuola pugliese sottolineano - non sono eccessivamente allarmanti».

 

Le difficoltà

 

Si allunga la lista delle Regioni che corrono ai ripari e lo fanno mettendo mano alla scuola. Da lunedì, la didattica a distanza riprende, portando con sé tutti i disagi. Sia per le famiglie sprovviste di strumenti, come computer e tablet, sia per le scuole stesse che, senza una rete adeguata, faranno fatica a andare online con i docenti in classe.
I territori senza fibra non riusciranno a far decollare la didattica da remoto. Ma la decisione di passare online nasce dall'esigenza di alleggerire il carico del trasporto pubblico, per evitare quindi agli studenti di mettersi in movimento, di uscire di casa per prendere autobus e metropolitane su cui la regola del distanziamento non viene rispettata come si dovrebbe. Sempre più Regioni, quindi, chiudono le classi e si parte dalle superiori.

 

Il trend

 

Perché, se veramente le scuole sono sicure, non si può dire di ciò che ruota intorno.
Qualcosa infatti non torna. I dati dei contagi sono in aumento e il trend è iniziato proprio in concomitanza con la riapertura delle scuole. A metà settembre poteva essere dovuto all'effetto vacanze, soprattutto tra i giovani, ma adesso i numeri crescono decisamente più veloci. Ne sa qualcosa il Lazio che, a proposito di contagi con la ripartenza delle scuole, nella settimana dal 12 al 17 ottobre ha contato 361 positivi tra i docenti, 112 tra amministrativi e personale addetto alle pulizie e quasi duemila tra gli studenti. E la maggior parte di questi ultimi frequenta la scuola superiore: oltre l'85% vene da lì.

 

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"La situazione è molto critica" e Giuseppe Conte non lo nasconde. Anzi, parlando alla Camera accentua i toni preoccupati usati il giorno prima a palazzo Madama. Ma prima di varare un altro pacchetto di misure attende che siano le Regioni a dispiegare le proprie senza schierare il governo contro quei provvedimenti - come la chiusura delle scuole in Campania e Lombardia - più contestati.


 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 08:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA