Notte da Oscar, tra racconti e segreti di star

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Lucilla Quaglia

In attesa della cerimonia più importante per il cinema mondiale, in agenda il dieci febbraio, all’hotel deluxe di via Vittorio Emanuele Orlando si presenta il libro “L’Italia agli Oscar”, di Vincenzo Mollica e Steve Della Casa. L’argomento catalizza inevitabilmente addetti ai lavori e personaggi del mondo dello showbiz. In prima fila siede Francesco De Gregori, con immancabile cappello e outfit scuro: «Mi lega a Mollica una grande amicizia - dice il cantautore romano - lo apprezzo perché ha saputo unire cinema e musica. Per La donna cannone mise Chaplin, come immagini, e per me fu una scelta magnifica». Tra i presenti anche il premio Oscar Gianni Quaranta, Francesca Fabbri Fellini, nipote dell’indimenticabile cineasta, e i registi Silvano Agosti e Luca Verdone. «Oggi presentiamo un romanzo - dice Roberto Cicutto - che parte dal glamour e dal backstage degli Oscar per diventare un grande pezzo di storia del nostro Paese. L’Italia, agli Oscar, è molto di casa, molto più di altre nazioni. Hanno capito che il meraviglioso passato di cui anche Fellini fa parte, include un ottimo presente». In sala ecco la produttrice Verdiana Bixio, in cappotto bianco e nero.
 

 

Un po’ più tardi appare Elena Bonelli, in completo color ruggine. «Il premio Oscar è l’altare maggiore - commenta Mollica - di quella immensa cattedrale che è il cinema». Poi fa divertire il pubblico con aneddoti vari. Dalle battute di Fellini all’uragano Roberto Benigni, che ballava per i tassisti di Los Angeles, fino al décolleté di Sofia Loren, ammirato dal regista de “La dolce vita”. Applaude la presidente della Fondazione Cinema per Roma, Laura Delli Colli. «Mi piacerebbe - aggiunge Mollica - sapere come si comporterebbe Nanni Moretti su quel palco». E si commenta la foto della Magnani in copertina. Un riferimento agli Oscar italiani ma soprattutto a quell’attrice considerata da sempre la numero uno. «Tutti quelli che ho intervistato - conclude il cronista - non hanno mai messo in dubbio la grandezza di Nannarella».
L’Oscar che ha più emozionato? «Quello di Benigni. Ma anche Fellini, con il quale feci un viaggio. Mi raccontò il rammarico per non aver fatto un film con la Loren. E poi quello mancato di Troisi. Con lui mi ricordo un pranzo a Los Angeles quando arrivò Al Pacino con un paio di donne. Alla fine del pasto, la star americana si alza e va via. E Troisi afferma: Sarà pure Al Pacino, ma è corto». Risate e applausi. Sottolineando ancora una volta che il cinema italiano riveste sempre un ruolo importante. Sorrentino del resto ha vinto di recente, nel 2014, con “La grande bellezza”.

Ultimo aggiornamento: 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA