Ennio Morricone, l'intervista per i 90 anni: dal "no" di Kubrick al lavoro con Tornatore

Lunedì 6 Luglio 2020 di Marco Molendini

Novanta e non pensarci. «E che posso farci?» commenta, con tutto il possibile fatalismo romano, il trasteverino Ennio Morricone, maestro celebrato che non ha tanta voglia di celebrazioni. Eppure, per il suo gran compleanno, il 28 novembre, le richieste di fargli festa sono tante. «Andrò solo a S.Cecilia, dove dirigerò la mia musica» annuncia. Ormai è abituato a dire no. «A 90 anni basta, anche se sono pieno di copioni dice, prendendo in mano lo script di un film di Daniele Luchetti -. Questo è anche molto bello. Ma d'ora in poi lavorerò solo con Tornatore. Anzi, una colonna sonora la sto finendo proprio ora».

Dirà stop anche ai concerti?
«No. Mi piace, è meno faticoso che comporre per il cinema dove, se qualcosa viene male, lo devi riscrivere. Nei concerti non si può sbagliare, ma tutto si conclude in poco tempo».
Nella sua lunga carriera c'è un no che le è dispiaciuto ricevere?
«Una volta mi chiamò Stanley Kubrick da Londra. Si era innamorato del tema di Indagine su un cittadino e voleva che lo riscrivessi per Arancia meccanica. Gli dissi di sì. Poi lui telefonò a Sergio Leone, che stava missando Il buono, il brutto e il cattivo, per dirgli che avrebbe lavorato con me. E Sergio lo bloccò: Sta ancora finendo il mio film. Non era vero. Ma Kubrick lasciò perdere e chiamò un musicista americano. Mi è dispiaciuto tanto».
  Il musicista americano era Walter Carlos, che riadattò con il moog l'Inno alla gioia di Beethoven. A proposito, lei ha mai lavorato con gli strumenti elettronici?
«Sono stato il primo a usare basi preregistrate quando lavoravo al Sistina. Ero una tromba dell'orchestra del teatro, poi ho cominciato a fare arrangiamenti. Però c'era sempre il problema di risparmiare coi musicisti. Così proposi di usare una parte registrata mentre l'orchestra ci suonava sopra. Giovannini mi dette del pazzo. Garinei era d'accordo. Debuttammo con Enrico 61 di Renato Rascel. Più tardi, nei miei film, ho spesso usato il synket, consolle elettronica inventata da Paolo Ketoff negli anni 50. E una volta, assieme a Egisto Macchi, abbiamo fatto una Bohéme e una Tosca con quattro sintetizzatori. La partitura, però, non è mai stata usata». 
Anche suo padre era trombettista.
«Era straordinario, non come me. Poi con gli anni, come succede a tutti i trombettisti, ha cominciato ad avere problemi. Lo sa che finché è stato vivo non ho mai usato le sezioni di tromba nelle mie colonne sonore per non offenderlo? Ero molto legato a lui, anche se è stato un padre molto severo».
La sua gavetta è stata assai lunga.
«Ho cominciato a lavorare a 15 anni. In famiglia avevamo problemi economici, così suonavo nei night. L'ho fatto coi tedeschi e con gli americani che, però, non pagavano, ci davano cibo e sigarette che io rivendevo a pochi soldi».
Che ricordo ha della Rca, dove ha arrangiato grandi successi?
«Usavo la mia preparazione tecnica per scrivere arrangiamenti che potessero nascondere la mediocrità di certe melodie e rivelare le mie conoscenze tecniche».
Ha scritto anche vere e proprie hit, come Se telefonando.
«Mina la cantò in modo straordinario. Durante gli anni della Rca, però, non ho mai fatto pezzi miei tranne uno, semplice e scemo, per Rita Pavone. Faceva così..»(Morricone canta Pel di carota).
Lei è un mito per il rock. Gente come Springsteen o i Metallica aprono i concerti con la sua musica. Gli U2 le hanno dedicato la loro Magnificent.
«Forse amano i miei pezzi perché, pur essendo complessi, armonicamente sono semplici, si potrebbero fare anche con la chitarra. Sono andato a vedere Springsteen, qui a Roma. Ha talento, suona bene l'armonica».

Che ne pensa del rap?
«Non so cosa sia. Oggi non sanno più scrivere la melodia e si arrampicano su questa idea di suono immobile e di recitazione».
Maestro, lei è un romano profondo, ma si è trasferito dal centro, dove ha abitato una vita, qui all'Eur. E' stanco della città?
«Mia moglie, quando abbiamo lasciato la casa all'Ara Coeli, si è commossa, ma qui almeno si respira. Anni fa De Laurentis mi propose di trasferirmi a Hollywood: Se vuoi lavorare con me vieni qua. Era un'altra Roma, adesso purtroppo c'è monnezza ovunque». Il maestro Morricone domani debutta a Caracalla (con tre repliche: domenica, lunedì e il 29). In programma novità come la musica di The hateful eight di Tarantino: «Ma suonerò anche Mission e i film di Leone. Se non lo faccio, mi menano. Ma Il buono, il brutto e il cattivo è anche la mia favorita». 

 

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