Enzo Savastano al Mattino: «Neomelodici e indie metto tutti in parodia»

di Federico Vacalebre

Non è vero che ogni bel gioco dura poco. Quello di Antonio De Luca ad esempio, continua, e continua a divertire. Tanto da aver preso la forma di un cd, il primo attribuito al suo alter ego, Enzo Savastano, «Io sono con voi», titolo e grafica rubati al veterocatechismo, stile canoro da gorgheggiatore postmelodico, ironia «a zeffunno». Partorito come l'intero progetto/personaggio con Valerio Vestoso (il regista di «Essere Gigione»), il cd è diviso, come un presuntuoso vecchio disco progressive, in due parti, un «Antico Testamento», frutto della precarietà degli esordi, e un «Nuovo Testamento» in qualche modo più consapevole, «da chansonnier consapevole delle grandi questioni esistenziali, come lo sterminio di dignità avvenuto negli anni 90».

Difficile non ridere, difficile capire quando De Luca/Savastano fa sul serio e quando scherza, e, forse, non importa nemmeno: «Anni 90», ad esempio, torna con cinismo che non esclude tenerezza sul luogo del delitto tra Sandra Milo che urla («Ciro!») e Maradona che segna e Nino D'Angelo che canta, prima di lasciar spazio ad un finale drammatico quanto politicamente scorretto. Se invita Daniele Sepe a soffiare nel suo sax lo fa in qualità di «prima zampogna dell'orchestra di Bublè». Se fa reggae o indie lo fa, naturalmente, per mettere alla berlina i paladini dell'alternativa diventata mainstream: in «Reggae neomelodico» i giovanotti in stile spritz e rivoluzione sono costretti ad ammettere la convivenza coatta con la veracità canora, nella già di culto «Una canzone indie» si toccano vette di comicità sublime, che hanno contagiato persino un'indie-star come Calcutta, tra i fans di Savastano. A proposito, imparentato con il clan gomorrista? «Sono loro, al massimo, che possono essere miei parenti», ghigna lui nascosto dai kitchissimi occhiali da sole di ordinanza, prima di ricordare che alla Costa Azzurra lui preferisce le spiagge del Molise («Campomarino»), ma anche che prima del Sorrentino di «Loro» lui aveva avuto l'intuizione di raccontate la vicenda di amore, bunga bunga e decadenza di Silvio e Veronica come una storia «Senza sentenza».
 

La voce ricalca gli stilemi veteromelodici postmeroliani, il sound è più furbacchione, da fiera giovanilista, conscio del fenomeno Gigione, ma anche dell'effetto parodia. I testi partono dalla stagione della canzone tamarra, dai Tony Tammaro e dai Federico Salvatore, ma scegliendo sempre una narrazione dall'interno, non chiamandosi fuori dai mondi descritti, anche se questo non vuol dire aderirvi, riconoscersi, anzi. «Pomeriggi che sanno di Barbara», ad esempio, descrive con feroce noncuranza il piccolo mondo trashissimo dei salotti televisivi della D'Urso, ma l'avventura più delirante è quella di «Le mogli dei cantanti famosi» che vivono di psicosi mentre le loro metà «se la spassano in tour». La moglie di Venditti, inutile dirlo, si chiama Sara, quella di Peppino Di Capri è ubriaca di champagne, quella di Vasco Rossi nemmeno lo riconosce più. Donne tradite, azzarda Savastano (De Luca è convinto che siano tutte fake news), ma anche traditrici: «Le mogli dei cantanti famosi fanno l'amore e non ti chiedono il bis/ perché rimane solo un minuto prima che lui torni da Radio Kiss Kiss».

Politicamente scorretto, il nostro aedo postmelodico è alla ricerca di una collocazione su un mercato che potrebbe rifiutarlo anche solo perché «non è trap». «Ma trappano sì», sembra sorriderti se solo azzardi l'obiezione.
Giovedì 17 Maggio 2018, 10:57 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2018 13:07
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP