«Lucio Dalla» ha 40 anni ma non li dimostra

Mercoledì 11 Novembre 2020 di Federico Vacalebre
Lucio Dalla 190

Non avevo ancora compiuto 18 anni quando comprai, nel settembre 1980, «Dalla». «Com'è profondo il mare» aveva inaugurato nel 1977 la stagione del Lucio Dalla cantautore completo, nel senso che, oltre alla musica, scriveva lui anche i testi, dopo l'esaltante stagione su versi di Roberto Roversi. Nel 79 «Lucio Dalla» e «L'anno che verrà» avevano trasformato il piccolo grande uomo da outsider di lungo corso in un numero 1, 500.000 copie vendute in sei mesi, poi l'apoteosi del tour negli stadi con De Gregori, «Banana republic». «Dalla» completava la trilogia, divenne l'lp più venduto dell'anno, passavamo pomeriggi interi ad ascoltarlo, cantarlo, commentarlo.

Ora quell'album torna nei negozi (quelli ancora aperti), di venerdì 13 (che pure è una sfida), rimasterizzato, arricchito di foto (davvero non indispensabili) di Camilla Ferrari sulle tracce della Bologna di Dalla. Suona bene, ma già suonava bene allora, come testimonia il vinile rimesso sul piatto per l'occasione, per quanto consumato. «Balla balla ballerino» non è invecchiata, danza sul nostro cuore sconfitto e abbandonato come all'epoca. E «Futura», che parlava di due amanti divisi dal muro di Berlino, parla di altri muri, fisici e mentali, che ci dividono, e suona, e come suona, e «Meri Luis» ispirata nell'inizio strumentale al Davis di «Milestones», e «La sera dei miracoli», omaggio all'«Estate romana» di Renato Nicolini, che con l'effimero chiudeva la stagione degli anni di piombo.

La Sony completa così l'edizione «Legacy» di quella storica trilogia, rievocata da Ricky Portera, 66 anni, di cui 33 spesi al fianco del cantautore, «più del tempo passato con mia madre e mio padre. Avevo iniziato a lavorare con lui nel Natale 1977, ormai eravamo affiatati, Lucio voleva avere la sua band e il suo suono, ci mise insieme, vennero fuori gli Stadio, venne fuori il sound di Dalla».

Dalle strabilianti intuizioni lessico-poetico-sonore del repertorio diviso con Roversi alla svolta pop prodotta da Alessandro Colombini, che trova il modo di portare Lucio a tutti (o quasi), di farlo cantare per tutti, dopo anni di frustrazione, di tentativi falliti o quasi. Qualcuno rimpiangerà a lungo, e nemmeno a torto, l'epica di «Nuvolari» e «Mille miglia» o l'avanguardia di «Intervista con l'avvocato», ma si pensi a quante meraviglie pop sono arrivate poi grazie a questa «commercializzazione», a quanto queste ancora influenzino la migliore canzone italiana, da Bersani a Brunori Sas.

«Direi che questo è il disco della solitudine, dell'intimità. Della sua appartenenza laterale alla vita normale. È un lavoro fantastico, che non ha collocazione storica, spero che lo studino a scuola», continua Portera, autore di assoli storici, anche in questo lp, suonato accanto a Ron, Marco Nanni, Giovanni Pezzoli, Gaetano Curreri.

«Non erano solo canzoni, ma film: dovevi solo chiudere gli occhi e guardare dentro di te la storia», continua Ricky: «Eravamo un mucchio selvaggio trasgressivo e contaminante, venivamo tutti da esperienze diverse. E lui ci plasmava, un giorno ti faceva sentire un dio, il giorno dopo il peggiore degli uomini: aveva una grande personalità, incuteva rispetto reverenziale. Lucio è stato il mio padrino musicale, ma anche la mia rovina. Studiavo medicina, volevo fare il neurologo, ma con 250 date all'anno ho dovuto smettere di studiare».

Il successo di brani come «Cara» travolse tutti: «Dai teatri in cui dovevamo mettere i secchi per raccogliere l'acqua che cadeva dal tetto, dai sassi e dalle bombe molotov che dovevamo schivare sul palco negli anni degli autoriduttori e della contestazione, passammo a suonare negli stadi. Eravamo diventati dei divi. Banana Republic portò la gente negli stadi: il progetto doveva realizzarsi con Battisti, avevano pensato a una cosa come Lucio e Lucio, ma lui rifiutò e arrivò De Gregori».

«Dalla - 40th anniversary», rimasterizzato da Maurizio Biancani, libretto curato da Johhn Vignola, lanciato da un video di «Futura» diretto da Giacomo Triglia, non esaurisce le memorie dalliane: Pietro Marcello prepara un docufilm su Lucio e «c'è ancora materiale negli archivi», racconta Daniele Caracchi, erede e membro della Fondazione Dalla: «A marzo dovremmo pubblicare materiale del periodo 1965/'70. Poi c'è almeno un inedito che capiremo come e quando utilizzare». Magari il 4/3/2023, quando Lucio avrebbe compiuto 80 anni. 

Per saperne di più arriva in libreria «Lucio Dalla. La vita, le canzoni, le passioni» di Salvatore Coccoluto, edito da Diarkos: pagine 228, euro 15.

Ultimo aggiornamento: 18:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA