South Designers, cantaNapoli dance

Venerdì 5 Maggio 2017 di Federico Vacalebre
South Designers con Pietra Montecorvino e Massimiliano Gallo

Quando, nel 2012, i dj australiani che si nascondono dietro il nome Yolanda Be Cool remixarono il Carosone di «Tu vuo’ fa l’americano» traendone il megahit planetario «We no speak americano», fu chiaro a tutti lo schiaffo subito, e meritato. Pur essendoci andata vicina, la scena newpolitana non era mai riuscita a mettere le mani sul canzoniere partenopeo in una chiave dance: qualche «mischiadischi» aveva intuito il gioco, Salvio Vassallo aveva sfiorato il risultato ma il suo «Tesoro di San Gennaro» (aspettiamo ancora il volume 2) non era mirato al popolo del nightclubbing e così... la presunta culla della melodia continuava a rinunciare all’uso più contemporaneo di un simile patrimonio internazionale. Country, rebetiko, fado, flamenco e i suoni del mondo continuarono a tingersi di groove più o meno rispettosi, ma non le perle di Bovio e Di Giacomo.
Ora sono arrivati i South Designers, ovvero Antonio Fresa, premiato pianista, compositore delle colonne sonore più interessanti del nuovo cinema napoletano, a lungo al fianco di Joe Barbieri e Nino Buonocore, e Fabrizio Fiore, dj e producer passato da Radio Kiss Kiss al successo lounge con i Flabby. Una coppia imprevista, forse imprevedibile, ieri imbarcata su una lancia per la conferenza stampa dell’album d’esordio, «Napoli files».
A bordo con loro anche Anna Leonardi, erede delle gloriose edizioni Leonardi, che ha permesso ai due di lavorare senza problemi burocratici su tesori melodici ora destinati a far muovere il fondoschiena e annessi e connessi. Pochi minuti di navigazione ed il gruppo di musici, addetti ai lavori e giornalisti è depositato sugli scogli alle spalle del Castel dell’Ovo, un mare limpidissimo a fare da testimone ad una delle conferenza stampa più inusuali, ed insieme inevitabili, forse, viste negli ultimi tempi. L’operazione dei due Designers sudisti è semplice: hanno messo le mani sui dischi di papà, forse anche del nonno, e li hanno manipolati a modo loro: Fresa aggiungendo un pianismo ammalato di jazz, di tango, di blues, ma sempre pronto a fare un passo indietro rispetto alle leggi del dancefloor; Fiore premendo il pedale del ritmo, a tratti ai confini dell’house più pestona, altri volte invece disposta al colloquio con l’etnosound più partychic.
L’effetto è straniante, anche perché dalla barchetta scendono anche Pietra Montecorvino, interprete dell’unico inedito, il conclusivo «Tutt’e juorne», aperto da un talking di Cristina «Scianèl» Donadio, e Massimiliano Gallo che, con il fratello Gianfranco, azzarda un trietto postumo con il padre Nunzio sulle note di «’A luna rossa».
Già perché da provetti «giramanopula» i due hanno giocato con voci e registrazioni importanti: innanzitutto la suprema coppia Sergio Bruni («’O sole mio», «Indifferentemente») e Roberto Murolo («Santa Lucia luntana», «Malafemmena»), poi Nilla Pizzi («Anema e core»), Peter Van Wood (divertentissima l’operazione sulla «Scalinatella» del Trio Carosone, singolo - e video - di lancio), Jula De Palma («Nu quarto ‘e luna»), Tito Schipa («Canzone appassiunata»). Tesori nascosti, capodopera poco frequentati, quasi quanto è nascosta la banchina dietro il castello nel mare, rifugio di tanti scugnizzi di ieri e di oggi, ma... sorpresa nella sorpresa per gran parte dei giornalisti e degli artisti imbarcati sulla Carmen, al timone Nase ‘e Cane, o almeno così diceva la sua t-shirt.
Lì dove il mare luccica la Montecorvino si spoglia e scatena in un playback, Massimiliano Gallo rende omaggio all’ugola da riscoprire del padre, Fresa e Fiore dedicano l’impresa ai dj che hanno segnato il loro percorso: Enzo Lucci, passato dalla movida ischitana all’Otto Jazz Club, per il primo; Frank Diana, l’uomo che mise sotto contratto 99 Posse e Articolo 31, per il secondo.
«Tutto è nato per caso, dalla provocazione di una colonna sonora per una sfilata», racconta il pianista, «sino a diventare un gioco serissimo, una sfida orgogliosa alla ricerca di radici che non siano gabbie, ma passaporti per il mondo». E il producer: «Dietro la console e con i Flabby ho girato i club di mezzo mondo, chiedendomi sempre perché non potessimo rilanciare questo patrimonio prezioso». Completati da riletture della «Tammurriata nera» della Nccp e da una «Carmela» con Raiz, i «Napoli files» promettono per l’estate un dancefloor veracissimo, internazionalissimo, dove degli originali rimangono profumi, lacerti, quintessenze.
A fine «conference press», poi... partono i bastimenti e so’ napulitane. Si torna sulla terra ferma, dopo aver (ri)visto e (ri)ascoltato pezzi della nostra storia, antica e recente. Il design (sonico) come l’arte del riciclo culturale, come una diversa conoscenza delle nostre ricchezze.

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