CORONAVIRUS

Un positivo? Niente scudetto:
la serie A boccia l'algoritmo

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Emiliano Bernardini e Romolo Buffoni
L’algoritmo non assegnerà lo scudetto. I play-off diventano un piano di riserva solo se il campionato non riparte. Queste le ipotesi decise ieri dal presidente della Figc, Gravina. C’è il calendario, con anticipi e posticipi fino alla terzultima giornata, ma la sorte della serie A resta in bilico. A comandare, anche se fortunatamente in modo più defilato, resta il Covid dal quale dipende il destino dello scudetto. Nuove positività fra i giocatori, infatti, imporrebbero la quarantena di 15 giorni: tradotto stagione a monte. È possibile però che da qui al 20 la quarantena possa scendere da due ad una sola settimana. Nell’incertezza la Figc ha elaborato un Piano B e un Piano C, rispettivamente play-off/play-out oppure classifica compilata secondo un algoritmo che prende in considerazione le medie punti in casa, in trasferta e i gol segnati e subiti. Le due soluzioni di riserva non hanno mai riscosso standing ovation in Lega Serie A, anzi. Del Piano B non piacciono le griglie che si andrebbero a formare per scudetto e salvezza («Come può una squadra staccata di 15-20 punti lottare per il titolo? E perché una squadra con molto margine sulla zona che scotta dovrebbe rischiare la retrocessione?»). Il Piano C, quello con il modello matematico, ha fatto arricciare il naso perché «non tiene in considerazione l’imprevedibilità del campo che è il sale del gioco». Ecco allora che il presidente Gravina ha deciso di “ritoccare” i piani alternativi per mettere i club nelle migliori condizioni possibili. Le modifiche verranno proposte domani in una riunione con le componenti dopo il consiglio di presidenza una sostanziale novità, che andrebbe all’approvazione del Consiglio federale di lunedì 8 giugno (passando, venerdì, fra le mani dell’assemblea di Lega convocata d’urgenza). Nella malaugurata ipotesi che il campionato non dovesse ripartire sabato 20 giugno con Torino-Parma delle 19,30, si passerebbe direttamente alla soluzione play-off senza indugiare oltre. Infatti, se non si riuscisse a rimettere la palla al centro il programma delle 124 partite non riuscirebbe mai ad essere ultimato. Se, invece, Torino e Parma rimettessero finalmente il pallone in gioco e, successivamente, il Covid dovesse costringere a un nuovo stop, allora entrerebbe in campo l’algoritmo ma uscirebbe di scena la scudetto. La classifica compilata dalla matematica, infatti, servirebbe solo per assegnare i piazzamenti nelle coppe e le retrocessioni, ma non darebbe il titolo tricolore.
 

A rendere la situazione meno drammatica è arrivato, ieri, il parere del professor Vincenzo Salini, primario al San Raffaele di Milano e membro della commissione medico-scientifica della Figc: «Nel tempo il protocollo dei 14 giorni di quarantena potrebbe cambiare. Se con un contagiato si ferma tutto? Se si dovesse fermare più di una squadra sì, con una sola probabilmente ci sarebbe ancora spazio per concludere il campionato. Ci sono condizioni cliniche ed epidemiologiche che ci fanno pensare che il virus stia scemando». E speranze di far tornare anche il pubblico sugli spalti le dà il virologo Matteo Bassetti, del San Martino di Genova: «Tifosi allo stadio? Se riaprono cinema e teatri, con i distanziamenti necessari potrebbero riaprire anche gli stadi, ovviamente con le giuste misure».

E, mercoledì 17, si attende dall’esecutivo dell’Uefa chiarezza sul futuro delle coppe. Sulla formula della Champions ieri è trapelato un nuovo possibile scenario: una Final Eight da disputarsi a Lisbona. Un mini torneo da disputare allo stadio Da Luz, con lo Josè Alvalade in appoggio. L’Eca chiede inoltre un anticipo al 22 della finale, per lasciare più distanza con l’inizio della prossima stagione. L’ostacolo sono le tv, che non vedono di buon occhio a fini commerciali un mini torneo concentrato su più giorni. Monaco e il Wanda Metropolitano di Madrid sono altre ipotesi di cui si discuterebbe per la finale.  Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA