CORONAVIRUS

Coronavirus, Dad per Superiori e Medie. I presidi accettano le chiusure e ottengono cambiamenti

Sabato 31 Ottobre 2020 di Remo Gasperini

PERUGIA - E’ arrivata più restrittiva del previsto l’ordinanza della giunta Tesei che ha individuato nella chiusura dal 3 al 14 novembre delle scuole medie inferiori, oltre le previste superiori, la misura irrinunciabile per contenere il dilagare della pandemia. Un taglio del 55% di studenti più grandi in mobilità (sono oltre 63mila), con i più giovani di Primaria e Infanzia (quasi 52mila pari al 45%) al momento ancora a scuola con i loro 5.200 docenti. I dati delle ultime ore, e probabilmente le strutture sanitarie sono indietro nel conteggio, hanno fatto balzare in un giorno di oltre un centinaio gli studenti contagiati con particolare rilievo (41 casi) nella fascia di età da 14 a 17 anni. Un’ordinanza che è stata accolta con grande dispiacere dal mondo della scuola che prende atto della gravissima situazione ma non tralascia di sottolineare che si poteva fare molto di più soprattutto sul fonte dei trasporti. Accettata, a questo punto, per il fine, ma subito stigmatizzata in alcune parti definite incomprensibili e pure inaccettabili. Il passaggio “incriminato”, che è stato pure motivo di scontro durante il tavolo postumo convocato ieri pomeriggio con il mondo della scuola a ordinanza pubblicata, è quello relativo «alla frequenza degli alunni con bisogni educativi speciali».

LE REAZIONI

«Anche nelle scuole medie, parlo in generale, la situazione era diventata ingestibile per la mancanza di docenti finiti in quarantena o positivi. Quindi anch’io che sono stato sempre contro la chiusura capisco il provvedimento anche se è una sconfitta per loro, parlo di chi non ha saputo organizzare i trasporti – dice Federico Ferri preside dell’IC Perugia 7 -. Però ritengo, anzi riteniamo folle, viste le opinioni circolate in queste ore nella chat dei dirigenti, la doppia gestione di studenti a casa e Bes a scuola. Forse non si ha idea di cosa comprenda il mondo dei bisogni educativi speciali che è molto più vasto di quel che si pensi. Ci sono i ragazzi certificati 104 (in Umbria sono 4.193 di cui 2.600 circa alle secondarie di I e II ciclo, ndr), ma anche i dislessici, gli stranieri, quelli con momentanei bisogni cui si applicano piani a termine. Capisco le esigenze delle famiglie, ma far venire tutti loro a scuola mentre i compagni sono a casa vuol dire ghettizzarli. Invece la scuola deve essere inclusiva. Qui ci vuole chiarezza e qualche aggiustamento per evitare l’ingestibilità». E sulla criticità della gestione dei Bes, si esprimono praticamente tutti i presidi in particolare quelli degli Istituti Comprensivi. Di situazioni non inclusive per i Bes parla Cristina Potenza preside dell’IC Perugia 14; appena arrivata a dirigere l’IC Perugia 5, Maria Cristina Bonaldi spiega come «Per la scuola, che ha lavorato in maniera forsennata nel corso dei mesi estivi, per garantire la didattica in presenza, non è facile accettare di buon cuore la didattica a distanza. Ma allo stesso tempo non si possono negare le difficoltà. Qualche chiarimento sulla questione Bes sarebbe opportuno». Il problema è per le medie inferiori ma anche per le superiori. «Al Volta la possibilità di venire a scuola sarà per i ragazzi con la 104 che hanno l’insegnante di sostegno - dice la preside Coccia –. Già col 75% avevo scritto alle famiglie: che scelgano loro se mandarli a scuola o tenerli a casa nelle classi virtuali. Gli altri Bes faranno lezione con i propri compagni». Silvio Improta, Capitini: «Sono dispiaciuto che, alla fine, a rimetterci siano i ragazzi (anche se al Capitini la Didattica a Distanza non spaventa affatto, non può comunque sostituire la presenza). Devono essere affrontati i nodi esterni alla Scuola, altrimenti questo ormai inevitabile sacrificio (non solo per noi) non servirà. Aggiungo che l'ordinanza contiene alcuni passaggi improponibili e/o inapplicabili.

GLI STUDENTI

Matias Cravero, coordinatore di Altrascuola - Rete degli Studenti Medi Umbria ci va giù duro con il governo regionale che ha «sottovalutato la pandemia» e propone un «modello di gestione confuso e disperato delle attività scolastiche, quale è la Dad, che speravamo di veder confinato nei mesi più bui di questo 2020. E’ inutile sottolineare come la cicatrice profonda di questa disperazione educativa in cui siamo trascinati segnerà per sempre la nostra generazione».

Ultimo aggiornamento: 09:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA