CORONAVIRUS

Natale, Cei e Vaticano in sintonia ad anticipare la messa di mezzanotte, in Francia si va verso la disubbidienza

Venerdì 27 Novembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Anche negli anni passati, senza che vi fosse la minaccia dei contagi da coronavirus, Gesù 'nasceva' con due ore di anticipo in Vaticano rispetto le messe di mezzanotte tradizionali. Papa Francesco l'anno scorso aveva presieduto la liturgia natalizia in mondovisione a partire dalle 21,30 e la stessa cosa la faceva anche il suo predecessore Ratzinger. Quest'anno, a causa del Covid il rito, però è ancora in alto mare, la Prefettura della Casa Pontificia non ha ancora diramato alcuna notifica, anche perché si aspetta di capire cosa accadrà in Italia e cosa deciderà il governo. Sicuramente il rito si farà in Vaticano a porte chiuse, senza pubblico, senza le migliaia di persone che solitamente affollavano San Pietro. Pochissime persone, i canonici e la messa che verrà trasmessa dai media vaticani, con lo stesso programma utilizzato per la Pasqua. 

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C'è attesa anche alla Cei. I vescovi italiani aspettano di ricevere informazioni dal Comitato Tecnico di Sanità con il quale sono in continuo contatto e al quale avrebbero rassicurato la volontà di fornire la massima collaborazione per il bene comune e per il contenimento della pandemia nazionale. 

In una dichiarazione la Conferenza episcopale fa sapere che avrà modo di  «monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto. È desiderio della Conferenza Episcopale Italiana continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e il Comitato tecnico-scientifico».

«Il Covid-19 facendoci scoprire le nostre false sicurezze ci aiuta a comprendere che abbiamo bisogno di qualcuno che sia un senso profondo alla nostra vita. Per la Chiesa salvare il Natale è diverso da quello che pensano tante persone per le quali le feste natalizie coincidono con la frenesia del consumismo. Rimane il rischio di celebrare una festa dimenticando il Festeggiato». Monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale riflette su quanto sta accadendo e anticipa: «Quest'anno bisognera' anticipare la Messa di mezzanotte come avviene in Vaticano a San Pietro, ma sarà possibile partecipare alle celebrazioni eucaristiche nel rispetto delle norme sanitarie» sottolinea il presule. «Nel fare i regali non possiamo dimenticare le persone più bisognose - aggiunge -. Facendo un regalo a loro si fa un dono a Gesù bambino mettendo in pratica la mistica della fraternità di cui parla Papa Francesco».

Se i vescovi italiani sono super collaborativi con il premier Conte per non creare grane al governo e per mantenere l'unità nazionale e non produrre fratture, in Francia i vescovi sono sul piede di guerra. Nelle scorse settimane dopo la chiusura delle chiese comunicata da Macron, i vescovi si erano appellati al Consiglio di Stato che aveva dato ragione al governo: le chiese dovevano restare chiuse. Ne era seguita però una seconda comunicazione dell'Eliseo che permetterà durante il periodo natalizio di dire messa ma solo per un massimo di  30 persone, indipendentemente dalla capienza dell'edificio. La disposizione è stata accolta con moti di protesta. 

«Le nostre celebrazioni religiose in Francia riprenderanno il prossimo fine settimana. Ma il primo ministro non ha rinunciato a nulla questo giovedì durante la sua conferenza stampa, nonostante le richieste dei diversi culti: saranno al massimo 30 persone nelle chiese, nelle moschee o nei templi, indipendentemente dalle dimensioni dell'edificio» ha sbottato il vescovo di Perpignan: «Nelle nostre chiese abbiamo sempre scrupolosamente rispettato le misure sanitarie. Vediamo in questa comunicazione una profonda ingiustizia». 

Poi rivolgendosi ai parroci dei Pirenei Orientali, ha chiesto loro di ribellarsi, e «di non conteggiare le persone e quindi di non respingere la trentunesima persona e i successivi fedeli che si faranno avanti per entrare a messa. Me ne assumo la piena responsabilità e, se necessario, risponderò personalmente alle autorità pubbliche».

Secondo il portavoce diocesano, questa è «in nessun modo una chiamata alla disobbedienza». La Chiesa conta sullo spirito di responsabilità dei circa 3.000 fedeli che partecipano ogni fine settimana alle varie messe nei Pirenei orientali per disciplinarsi. 

Nel frattempo in Italia, la Cei, ha già fatto sapere che la Marcia Nazionale per la Pace di fine anno, salta e non potrà avvenire secondo le modalità consuete a causa della pandemia. «In questo momento di sofferenza e di rischio contagi - si legge in una nota -, la nostra scelta è motivata dalla volontà di testimoniare la pace anche attraverso la disponibilità a prenderci cura della salute e della vita delle persone».

Ultimo aggiornamento: 18:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA