Coronavirus, contagiati due infermieri
nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Mary Liguori

Sale a tre il numero di contagi correlati al carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sono infatti positivi i tamponi di due infermieri in servizio fino a qualche settimana fa al penitenziario «Uccella», eseguiti dopo che la settimana scorsa un dirigente medico del servizio penitenziario è risultato affetto da covid-19. In seguito alla riscontrata positività del medico che da fonti ufficiali si è saputo non essere mai entrato in contatto con i detenuti in quanto impiegato in servizio d’ufficio, l’Asl di Caserta ha fatto eseguire 35 test su personale in servizio nella casa circondariale: medici, infermieristici e agenti di polizia penitenziaria individuati, e quindi sottoposti al test, in base all’ormai arcinota tecnica di ricostruzione dei contatti diretti avuti dal contagiato. Al momento non si conosce l’esito complessivo dei trentacinque tamponi eseguiti per il caso «Uccella». Ma si sa che nessun detenuto è stato al momento sottoposto al test. Lo conferma il garante per i detenuti, Samuele Ciambriello. Nessuna comunicazione ufficiale è invece giunta dal carcere.
 

 

Solo due giorni fa, proprio attraverso le pagine de Il Mattino, numerosi parenti dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno chiesto notizie sullo stato sanitario del penitenziario che ospita mille reclusi (a fronte di una capienza di 800 posti) e dove lavorano 460 agenti di polizia penitenziaria. Le mogli dei detenuti hanno chiesto informazioni su presunti casi di contagio denunciando «il mancato rispetto dei decreti del presidente del Consiglio dentro le mura della casa circondariale dove non sono garantite le distanze di sicurezza visto che due detenuti condividono celle di due metri per tre». 
 
 

Costantemente in contatto con le direzioni dei penitenziari campani in questi giorni di emergenza e di massima allerta, il garante Samuele Ciambriello ha chiesto che le grandi carceri della regione, e quindi Secondigliano, Santa Maria Capua Vetere, Avellino, Salerno e Carinola siano al più presto dotate di termoscanner come ha già ottenuto per Poggioreale. «La politica non deve essere cinica: la tutela della salute e della dignità non possono essere appannaggio dei meritevoli». E in quest’ottica, sta lavorando per risolvere il principale problema che affligge le case circondariali, vale a dire il sovraffollamento. «In assenza di reati ostativi e con un periodo da espiare dai diciotto mesi in giù, concedere la detenzione domiciliare alleggerirebbe le carceri a beneficio dei detenuti e del personale medico e di polizia impiegato nelle carceri», dice Ciambriello. «Il beneficio andrebbe applicato anche in presenza di reati ostativi, vista la fase di emergenza, anche a quei reclusi ai quali mancano pochi mesi di detenzione». 
 


Il problema del sovraffollamento e degli spazi eccessivamente condivisi che potrebbe diventare un veicolo rapido e devastante di trasmissione del virus non riguarda, naturalmente, solo il penitenziario di Santa Maria Capua Vetere. Proprio per questo, giova calcolare in che modo la concessione dei domiciliari andrebbe a migliorare la vivibilità nei penitenziari casertani. In base alle misure vigenti, a Santa Maria Capua Vetere sarebbero in uscita sessanta detenuti, cento otterrebbero i domiciliari da Carinola, quindici da Arienzo e quaranta da Aversa. In tutta la regione, sarebbero seicento complessivamente i posti che andrebbero a liberarsi. «Ma calcolando che le indicazioni saranno vigenti fino al 30 giugno, saranno molti di più i detenuti che avranno maturato l’anno e sei mesi finale».

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