Massacrò attivista gay, pg: ergastolo
ma l'assassino chiede la parola

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Mary Liguori

Parlerà ancora, domani, tenterà ancora di dire la sua. Renderà spontanee dichiarazioni al giudice che è chiamato a decidere se, di nuovo, Ciro Guarente debba essere condannato all’ergastolo per aver ucciso un ragazzo di 25 anni, per averne fatto a pezzi il corpo e cercato in tutti i modi di cancellare le tracce di un delitto orribile. Ieri, la Procura generale ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Ciro Guarente, l’ex cuoco della Marina Militare che nel 2017 ammazzò e poi fece a pezzi Vincenzo Ruggiero (nella foto a destra), 25enne di Parete il cui corpo fu ritrovato smembrato in un garage a Ponticelli tre settimane dopo la scomparsa. Il pg ha chiesto ai giudici di confermare il massimo della pena per Guarente, che già in primo grado, al termine del processo con rito abbreviato celebrato dinanzi al gup Fabrizio Finamore del tribunale di Napoli Nord, incassò il fine pena mai. Non servirono le scuse, peraltro in extremis, tantomeno quel dossier in cui l’assassino si diceva tormentato da un passato di abusi, forniva ricostruzioni alternative del delitto, mistificava la realtà. Non servì a nulla neanche tentare di dimostrare che si trattò di un delitto d’impeto. Il gup non ebbe dubbi e sposò in toto la tesi tratteggiata dal pm Vittoria Petronella sulla scorta delle indagini dei carabinieri di Aversa. Guarente pianificò l’omicidio, poi lo eseguì con lucidità, infine cercò di cancellare ogni traccia del terribile delitto distruggendo il corpo della sua vittima. Era il 27 settembre del 2018 quando Ciro Guarente fu ritenuto colpevole di tutto ciò. Omicidio aggravato e premeditato e occultamento di cadavere. La difesa, rappresentata dal penalista Dario Cuomo, ieri ha chiesto le attenuanti generiche per Guarente, è l’estremo tentativo di evitare al condannato almeno gli anni di isolamento diurno che lo aspettano in carcere. Non c’è altro che, a questo punto, l’avvocato possa fare. 

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La sera del 7 luglio del 2017 mise in atto un terrificante piano ai danni di Vincenzo Ruggiero, commesso da Carpisa e attivista dell’Arcigay. A scatenare la furia omicida dell’ex cuoco della Marina fu la gelosia. In quel periodo, infatti, Vincenzo era ospite, ad Aversa, in casa di Heven Grimaldi, fidanzata transessuale di Guarente e grande amica di Vincenzo. Guarente mal tollerava il feeling tra i due e, approfittando dell’assenza di Heven, che in quel periodo era in Puglia, uccise il ragazzo con un colpo di pistola nell’appartamento della ragazza, poi lo caricò in macchina in sacchi dell’immondizia e cercò di disfarsi del corpo riducendolo a pezzi e nascondendolo dentro un invaso in un garage delle palazzine popolari di Ponticelli. Per giorni mentì a tutti. Ciro Guarente cercò di far credere alla fidanzata, alla famiglia e agli amici che Vincenzo era partito. Iniziarono gli appelli sul web e in tv. E iniziarono anche le indagini. Il 27 luglio, il castello di bugie costruito da Guarente crollò di colpo. I carabinieri acquisirono i video in cui lo si vedeva caricare in macchina i sacchi neri. Fu interrogato, dopo giorni di resistenza ammise in parte ciò che era successo, mentì ancora, ma intanto la Procura di Napoli Nord aveva già ricostruito il quadro. Iniziarono gli scavi a Ponticelli, dove vennero a galla parte dei resti martoriati del corpo di Vincenzo. Qualche settimana dopo, fu identificato anche l’uomo che aveva fornito a Guarente la pistola. Francesco De Turris, pregiudicato di Ponticelli, fu poi a sua volta condannato. 

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