Cervelli risucchiati al Mezzogiorno: ecco gli 11 miliardi non restituiti da Milano all'altra Italia

Mercoledì 13 Novembre 2019 di Luca Cifoni e Diodato Pirone
​Gli 11 miliardi non restituiti da Milano al Centro-Sud

Un ragazzo studia per anni arrivando a frequentare l’Università, si laurea brillantemente e magari si specializza, poi va a lavorare altrove, sfruttando al meglio le competenze acquisite: per il territorio che lo ha formato, investendo su di lui risorse finanziarie, è una perdita secca; per quello che lo riceve una specie di regalo.
Succede quando i giovani italiani decidono di varcare il confine per trasferirsi all’estero, ma è un fenomeno molto diffuso all’interno del Paese, con l’emigrazione qualificata da una Regione all’altra. Un fenomeno che penalizza il Mezzogiorno a vantaggio del Nord e in particolare della Lombardia. Anche a questo si riferiva - probabilmente - il ministro Provenzano parlando di Milano che non restituisce nulla all’Italia. Ed è un fattore con il quale si dovrebbero fare i conti quando si ragiona di squilibri all’interno del Paese e quindi di modelli più o meno federalisti o di autonomia differenziata.
 

Svimez ha provato a studiare e quantificare l’impatto della fuga dei cervelli “interna” concentrandosi sull’effetto in termini di spesa pubblica, calcolato mettendo insieme tutte le somme fruite da un giovane dalla nascita fino al compimento dei 25 anni: età che grosso modo corrisponde a quella della laurea.

Il dato di partenza è il saldo migratorio di laureati, che è sempre sfavorevole al Mezzogiorno: in 15 anni sono 210 mila quelli che hanno lasciato le Regioni meridionali per andare al Centro-Nord: di questi 73 mila, quindi oltre un terzo, si sono trasferiti in Lombardia. Per Milano e le altre Province della Regione c’è un guadagno netto di circa 11,5 miliardi: soldi presi e non ridati al resto del Paese, che hanno contribuito tangibilmente al successo del modello lombardo. Sul solo 2017 i numeri sono ugualmente significativi: il saldo di laureati a svantaggio del Mezzogiorno è in un anno di 7.147 unità, quasi la metà di quello totale verso il Centro-Nord nello stesso periodo. E la Lombardia ha “incassato” 1,1 miliardi di investimenti fatti altrove.

Il flusso finanziario analizzato nello studio si riferisce comunque solo a uno dei potenziali canali di trasmissione di costi e benefici da una Regione all’altra, quello appunto relativo alla spesa pubblica destinata all’istruzione. Ma ce ne sono altri quattro che la letteratura economica individua: lo stock di capitale umano che si accumula da una parte e si riduce dall’altra, gli effetti legati alle variabili economiche, quelli relativi ai cosiddetti diaspora effects (i potenziali costi o benefici che derivano dall’insediamento di comunità di migranti in altre Regioni) e infine le conseguenze economiche delle rimesse. L’emigrazione intellettuale e quella dei giovani sono una componente rilevantissima di un fenomeno più generale già segnalato dall’Istat, ovvero lo spopolamento del Mezzogiorno d’Italia a beneficio delle aree settentrionali del Paese. Nel quindicennio che da dal 2002 al 2017 si sono trasferiti nella sola Lombardia 421 mila residenti delle Regioni meridionali: tra loro si contano quasi 100 mila laureati e ben 236 mila giovani tra i 15 e i 34 anni. Oggi vive al Sud e nelle isole il 34 per cento della popolazione complessiva del Paese; l’istituto di statistica nelle sue previsioni demografiche calcola che questa percentuale si potrebbe ridurre al 29 per cento al 2065, se le attuali tendenze continueranno.

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Insomma, le valutazioni sono complesse e per cogliere la realtà degli squilibri tra le varie aree del Paese servono analisi più sofisticate di quelle spesso circolate nei mesi scorsi, in concomitanza con il dibattito politico sull’autonomia differenziata.

Resta il fatto che la calamita Lombardia non trattiene solo risorse umane altamente specializzate formate nel Mezzogiorno ma con esse finisce per attrarre anche interi spezzoni professionali e aziendali. Si tratta a ben vedere di due tendenze connesse tra i loro. Perché la disponibilità di cervelli che hanno accettato di trasferirsi è uno degli elementi che permette a Milano di attirare anche le aziende, comprese quelle straniere.

Di questo fenomeno negli ultimi anni ha sofferto in particolare Roma che si è vista sottrarre non solo ruolo, ma si è vista spogliare delle sue ricchezze anche a causa del trasferimento di società importanti spesso impegnate in segmenti economici ad alto valore aggiunto come quello dell’informazione, della pubblicità, del farmaceutico. Un solo dato: più della metà delle multinazionali nel Paese oggi ha sede a Milano e dintorni. Per non parlare delle dimensioni e della ricchezza prodotta dal terziario in passato.

Il bollettino degli addii aziendali alla Capitale con destinazione Milano è lungo e doloroso a partire da alcune centinaia di giornalisti e tecnici trasferiti nel Nord da Sky e da Mediaset. A queste società va aggiunto lo stillicidio di casi più piccoli ma altamente simbolici legati ad aziende multinazionali come quello della Esso (Exxon Mobile per l’esattezza) che ha spostato dalla Magliana in Liguria circa 250 dipendenti, ma anche quello della franco-tedesca Opel che ha trasferito proprio nel capoluogo lombardo 140 unità lavorative prima impiegate a Roma.

Ma l’elenco delle partenze da Roma è assai lungo e coinvolge anche imprese poco note alla pubblica opinione. Baxalta, ad esempio, pochi mesi fa ha chiuso il suo quartier generale dell’Eur e trasferito 40 persone a Milano; Italchimici, pregiata azienda farmaceutica, dopo essere passati nella mani di Recordati ha lasciato la sede legale a Pomezia e ha portato (sempre a Milano) 60 dipendenti. Stessa musica per Consodata (ex Pagine Gialle) e Mylan, multinazionale americana delle medicine generiche, che a Roma ha lasciato solo 40 persone sulle 110 di cui disponeva. Da qualche tempo, dopo il passaggio ad Alfa Wassermann, non mancano fra i sindacati timori per il futuro dell’ex Sigma Tau che già in passato ha trasferito lontano dal Lazio alcune attività di ricerca.

L’ultimo caso di trasferimento (o progetto di spostamento) a Milano riguarda Wind Tre di Parco de’ Medici che vorrebbe portare in Lombardia un centinaio di persone, il 70% delle quali donne.
1 - continua

Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 00:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA