Bollette, Europa spaccata sull'energia: i Paesi del Nord fanno muro

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Gabriele Rosana
Bollette, Europa spaccata sull'energia: i Paesi del Nord fanno muro

Sui rincari in bolletta in Europa è ancora nord contro sud. L'allarme rosso sui conti dell'energia - dopo che Nomisma ha calcolato che, in assenza di un intervento statale, dal 1° gennaio i consumi di gas degli italiani costeranno il 50% in più - è arrivato pure a Bruxelles, dove ieri i ministri responsabili dell'Energia si sono scontrati sulle misure comuni a livello Ue per alleviare la pressione sulle tasche di famiglie e imprese. Sull'intesa è però ancora fumata nera, anche se la Commissione europea ha aperto alle proposte degli Stati del Sud Europa - a cominciare dall'idea di riserve comuni portata avanti dal governo Draghi - contenute in un non-paper, un documento interlocutorio presentato dalla Francia con il sostegno di Italia, Spagna e Grecia, che mette nero su bianco la necessità di «rafforzare la tutela dei consumatori contro la fluttuazione dei prezzi». 

Dall'altra parte della barricata, la Germania ha serrato i ranghi del nutrito fronte dei falchi (ci sono pure austriaci, olandesi e danesi): si oppongono alla possibilità di modificare le regole sul funzionamento del mercato dell'energia elettrica in Europa, che segue di fatto il prezzo della fonte più costosa. I nordici continuano a predicare cautela: secondo loro, l'impennata dei prezzi è temporanea e tutto tornerà nella norma a inizio anno; le misure nazionali a sostegno di imprese e famiglie più vulnerabili sono quindi una risposta sufficiente. Parole, tuttavia, che sembrano non tener conto dell'allerta globale su un'inflazione destinata a durare più del previsto, trainata proprio dai costi energetici. 

L'Ue è divisa sulla risposta perché lo è anzitutto nella percezione del problema. Lo ha ammesso la commissaria all'Energia Kadri Simson: «I rincari non riguardano tutti gli Stati membri allo stesso modo», variando principalmente sulla base del mix energetico di ciascuna nazione. E lo ha ricordato durante la ministeriale, rivolgendosi ai suoi colleghi, anche il titolare della Transizione ecologica Roberto Cingolani: «In questi giorni il prezzo dell'energia per megawattora va da 270 euro in alcuni Paesi europei a 123 in altri. Non mi sembra che il sistema funzioni in modo da proteggere i cittadini europei: c'è uno spread che è molto grande». Durante la riunione a Bruxelles «sono state analizzate molte opzioni, dallo stoccaggio comune all'eventualità di un sistema regolatorio europeo che tuteli maggiormente il cittadino, ma non c'è ancora una soluzione identificata», ha aggiunto Cingolani, convinto che se i rincari dovessero continuare l'attuale azione mitigatrice del governo potrebbe non bastare più. 

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Eppure a Bruxelles qualcosa comincia a muoversi. Tra dieci giorni è attesa la presentazione del pacchetto energia su cui poi dovranno confrontarsi i leader durante il Consiglio europeo del 16-17 dicembre. Nella bozza di testo su cui stanno lavorando i servizi della Commissione c'è anche «l'approvvigionamento congiunto di stock strategici di gas», ha assicurato ieri Simson. L'Europa, è la tesi degli Stati del Mediterraneo, deve imparare dal successo dell'acquisto congiunto dei vaccini e fare lo stesso con le scorte di gas: un meccanismo volontario di approvvigionamento centralizzato, con chi ci sta, per far fronte alle emergenze «garantirebbe un'ulteriore flessibilità per migliorare la fornitura di gas assicurando volumi in più a prezzi accessibili», si legge nel non-paper con cui gli Stati del Sud sfidano le resistenze del Nord.

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