CORONAVIRUS

Coronavirus e petrolio, le Borse temono la "doppia crisi": guida per difendersi dal panico

Lunedì 9 Marzo 2020 di Osvaldo De Paolini
Coronavirus e petrolio, le Borse temono la "doppia crisi": ecco come difendersi dal panico

Come era prevedibile, vista la gravità dei provvedimenti assunti dal governoquesta mattina Piazza Affari è stata investita da un’ondata anomala di vendite, parte dettate dall’emotività degli investitori e parte dalla forza della speculazione che sempre scende in campo in queste situazioni. Il crollo è certamente di proporzioni notevoli - attualmente l’indice generale sta perdendo il 10% con alcuni titoli in caduta del 20% - e riporta ad altri momenti cruciali della storia recente dei mercati (nel 2016 sull’esito del referendum Brexit l’indice di Piazza Affari lasciò sul campo il 12,5%).

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Borse in calo, ma c'è vitalità negli scambi

Per chi ha dimestichezza con i mercati, la caduta di queste ore oltre a essere prevedibile è però anche il segno di una certa vitalità degli scambi, il che vuol dire che la liquidità per il momento continua a essere abbondante. Anzi, proprio la speculazione farà da propellente al nuovo trend di recupero quando la fase acuta del coronavirus sarà superata.
A tal proposito fa testo l’esempio della Borsa di Shanghai che, superato l’acme del virus, in quattro settimane ha recuperato per intero quanto aveva perduto in concomitanza con l’esplosione della crisi cinese.
Dunque, ai risparmiatori che possiedono azioni e gestiscono direttamente il loro investimento, gli esperti consigliano di astenersi dal mettere in atto vendite precipitose: tra qualche settimana potrebbero pentirsi.

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Qualche preoccupazione desta invece quanto sta accadendo sul fronte del petrolio. Lo scontro in atto tra Arabia Saudita e Russia sull’aumento della produzione, questa notte ha fatto crollare fino al 30% il prezzo del barile, aprendo scenari non felici per l’economia mondiale, visto l’eccesso di offerta totale che sicuramente si avrà nel corso del 2020: non accadeva dai tempi della recessione globale iniziata nel 2009.
Uno scenario depressivo che in sé dovrebbe però essere limitato a pochi mesi, a meno che l’impatto del coronavirus perduri così a lungo da provocare la “fusione” delle due crisi. Questa è la vera incognita, ma solo il tempo dirà.

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Infine, vista l’entità dello scivolone di Piazza Affari, avevano dunque ragione quanti ieri auspicavano la chiusura temporanea delle contrattazioni? Questa mattina Matteo Renzi e Giorgia Meloni, tra quanti avevano suggerito il drastico provvedimento, hanno lamentato il fatto di non essere stati ascoltati, implicitamente rivendicando una qual competenza in materia.
Ebbene, negli ultimi settant’anni e’ accaduto che si decidesse di chiudere la Borsa per scelta politica e non per impossibilità “fisica” (problemi tecnici), e sempre furono necessarie molte settimane per aggiustare i danni creati dalla valanga di vendite piovute alla riattivazione degli scambi: in un paio di casi si arrivò a parlare di “Caporetto di Piazza Affari”.
Un rischio che giustamente la Consob non vuole più correre, attivando tuttavia ogni strumento inibitorio capace di ridurre al minimo gli squilibri provocati dalla speculazione più esasperata.
I grandi crolli fanno parte della dinamica che anima i mercati, sono la prova della loro efficienza. Una Borsa sempre aperta consente però di diluire il trauma, dando modo alla speculazione di stabilizzare in pochi giorni i nuovi livelli di prezzi sui quali costruire il successivo trend virtuoso.

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Ultimo aggiornamento: 16:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA