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Aerei low cost, è finita un'era? Da Ryanair a EasyJet i conti non tornano (e i prezzi aumenteranno sempre più) Il calendario degli scioperi

Martedì 5 Luglio 2022 di Paolo Ricci Bitti
Aerei low cost, è finita un'era? Da Ryanair a EasyJet i conti non tornano (e i prezzi aumenteranno sempre più)

Da che pulpito viene l'anatema: «Troppi bassi i prezzi dei biglietti delle compagnie aeree "a prezzi bassi"»? Troppo low i prezzi delle “low cost”? Dal pulpito supremo, da Micheal O'Leary, dal 1994 ceo di Ryanair fondata nel 1985 da Tony Ryan, il duo irlandese che sfruttando fino al limite massimo la deregulation del 1997 ha rivoluzionato il mercato dei viaggi aerei sbaragliando le compagnie tradizionali e regalando ormai a due generazioni il piacere di volare scomodamente in ogni angolo dell'Europa e del Nordafrica come prima si poteva fare solo in treno con Interrail. Memorabili  i voli dal costo di zero euro offerti nei primi anni 2000: un brivido prenotare on line quei biglietti gratuiti a cui all'epoca andavano aggiunte  solo le spese aeroportuali (una manciata di euro) o per eventuali bagagli da imbarcare.

“Viaggiare leggeri” è un altro dei grandi insegnamenti del mondo low cost che ora però rischia di franare tra scioperi, ritardi ciclopici, cancelazioni, richieste di rimborsi. Basta poco: se si impone la sfiducia nella certezza del volo in tanti torneranno alle compagnie "normali" e chi non se lo può permettere rinuncerà direttamente al viaggio. 

 

Ora i conti low non tornano più: già nei primi anni seguenti al 1997, con le compagnie aeree anche nazionali che cadevano come birilli, c'era chi vaticinava uno scenario con pochi superstiti, guardacaso le compagnie più robuste e con il mercato più vasto (quelle della penisola arabica e quelle asiatiche, ad esempio) affiancate da un paio di low cost tipo Ryanair ed Easy Jet. Ed era proprio quello il percorso fino a quando due eventi imprevedibili e consecutivi, se non sovrapposti, come la pandemìa di Covid e l'aggressione della Russia all'Ucraina, con un nuova impennata dei prezzi dei carburanti e dell'inflazione, hanno accelerato il preventivato traguardo: i prezzi delle low cost non potranno più essere così bassi anche perché la strategia "no frills"  ha raschiato via tutto il possibile (bevande e snack solo a pagamento) mentre al tempo stesso aumentavano gli espedienti per incassare il più possibile dal "contorno": dal check in al banco al labirinto dei prezzi dei bagagli.

Biglietto a prezzo zero

E' vero che qualche anno fa lo stesso O'Leary aveva persino ipotizzato il ritorno del prezzo zero per i biglietti (e se costano 9,9 euro per un Londra-Bergamo oggi disponibile non ci troviamo troppo lontani da quel non prezzo) in maniera sistematica e non legata ad offerta: i profitti sarebbero comunque arrivati dal "contorno" e della quota che la compagnia incassa per ogni viaggiatore che attraversa il tunnel dei duty free shop. Ma era il 2017, quando Ryanair portò in volo 118 milioni di passeggeri grazie alle 2000 tratte in 33 paesi europei, Nordafrica  e Medio Oriente con una flotta di mezzo migliaio di Boeing 737.

Con lo scalo di Orio al Serio (Bergamo) che è diventato il secondo hub per importanza del regno di O'Leary innescando un formidabile indotto per commercio e servizi. Non si contano le città o gli enti locali in tutat Europa che hanno offerto ponti d'oro (facilitazioni dirette e fiscali) a Ryanair per essere inserite nel tabellone della compagnia irlandese trascinata anche dalle "trovate" del ceo che di tanto in tanto ha fatto titolare la cronache con notizie tipo: «Presto introdurremo posti in piedi». Presto.

La pandemìa

Due anni dopo la mannaia della pandemìa, quattro anni dopo la guerra in Ucraina.  Ecco allora Michael O'Leary che annuncia che le tariffe aumenteranno nei prossimi cinque anni perché - lui - «si è stancato di spendere di più per il treno fino a Stansted (il molto periferico aeroporto hub di Ryanair a nord di Londra, ndr) che per il volo fino a Roma. Un'assurdità». 

In realtà, secondo rilevamenti negli Stati Uniti, le tariffe sono già aumentate del 18% ad aprile, il più grande balzo dal 1963. «Io e Stelios Haji-Ioannou di EasyJet abbiamo creato il fenomeno delle compagnie low cost - ha detto Financial Times - Ma ora non è più sostenibile questo mondo».

Ohibò, un mondo non più sostenibile, guardacaso proprio ciò che ripetendo i dipendenti diretti e indiretti delle low cost che in questi giorni di ripresa stanno scioperando mandando in tilt gli aereoporti di mezzo mondo. 

Fabio Lazzarini, ad di Ita: «Basta incentivi alle low cost»

In un'intervista alla Stampa, Fabio Lazzarini, ad di Ita, ha raccontato che EasyJet in questo periodo «ha persino scelto di vendere meno biglietti per poter viaggiare con due assistenti di volo invece di tre». E sull'annuncio "rialzista" di O'Leary: «Le tariffe delle low cost si avvicinano a quelle delle compagnie tradizionali. E' arrivato il momento di ridurre gli incentivi riconosciuti da regioni e aeroporti alle low cost». 

Scioperi negli aeroporti europei

Gli analisti aveva indicato in almeno 4 anni il recupero dei traffici pre Covid, ma i fatti li hanno smentiti. Nonostante le varianti Omicron mordano ancora, la richiesta di voli è schizzata alle stelle. Le compagnie e gli aeroporti, stremati dai vuoti pandemici, avevano però snellito gli organici che adesso non sono adeguati per il boom di passeggeri. E in più sono venuti a galla i limiti più scabrosi del sistema low cost: i salari low dei dipendenti che ora scioperano, mentre non può scioperare chi manca all'appello. Non vale solo per questo settore, ma il dopo pandemìa è segnato dal fatto che non si trovano più abbastanza persone che accettano stipendi bassi. Infine, sotto questa cappa di nubi, il prezzo del carburante che continua a lievitare per colpa dell'aggressione russa all'Ucraina. La tempesta perfetta per segnare se non la fine almeno l'inizio della fine dell'era delle compagnie low cost.

Il calendario delle agitazioni

Domenica 17 luglio sciopero in Italia di piloti e assistenti di volo Ryanair. E va molto peggio in Spagna, una delle mete più frequentate in questo perio: dal 12 al 15 luglio, dal 18 al 21 e dal 25 al 28 luglio. Situazione critica anche alla scandinava Sas: trattative interrotte e scioperi in vista che minacciano 30mila passeggeri al giorno, ovvero il 50% dei voli.  Domani, mercoledì 6 luglio, incontro fra il ministro delle Infrastruttire e della Mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, tra compagnie, sindacati, Enav ed Enac.

I rimborsi

Solo per il mese di giugno si parla di 25 milioni di euro di rimborsi: a tanto ammonta la somma richiedibile da parte dei viaggiatori alle compagnie aeree per via dei disservizi aerei. Questa è la stima, raccolta dalla claim company, ItaliaRimborso, che, giornalmente, riceve reclami da parte di passeggeri, spesso lasciati da soli in aeroporto per via di un volo cancellato o di un volo in ritardo. I disagi aerei sono triplicati rispetto al mese di maggio.

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA