Superbonus, cessione dei crediti più facile per le famiglie

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Luca Cifoni
Superbonus, cessione dei crediti più facile per le famiglie

Può decollare il mercato dei crediti di imposta che scaturiscono dal Superbonus 110 per cento e dalle altre agevolazioni. È in dirittura d’arrivo un decreto del ministero dell’Economia che - fornendo un’interpretazione autentica delle norme in vigore - scioglierà i dubbi che finora hanno contribuito a trattenere gli operatori. La novità arriva in una fase di grande fermento per lo strumento superbonus: da una parte c’è la decisa accelerazione degli interventi, dopo una partenza in sordina per le difficoltà connesse alla pandemia ma anche per la necessità di una serie di semplificazioni normative, poi arrivate; dall’altra il dibattito politico e non solo sulla proroga degli incentivi, per la quale il governo si è per ora impegnato fino al 2023. 

Uno dei punti di forza del 110 per cento è certamente la possibilità per i contribuenti di cedere il credito d’imposta, recuperando quindi l’intera spesa in tempi rapidi invece di attendere la detrazione in dichiarazione dei redditi, che è diluita in cinque rate annuali. Per le famiglie questo rappresenta un elemento di convenienza fortissimo, che ha ovviamente un peso quando devono essere decisi i lavori a livello condominiali. Finora però anche su questo aspetto c’era incertezza a causa di una norma del 2015: il decreto del ministero dell’Economia che in attuazione del testo unico bancario disciplina l’attività degli intermediari finanziari, come le banche. Prevedendo tra l’altro che sia riservata a tali soggetti l’attività di concessione di finanziamenti. 

Il testo specifica poi alcune eccezioni, ovvero attività che non ricadono in questa categoria e dunque nemmeno nella riserva: viene menzionato «l’acquisto dei crediti di imposta sul valore aggiunto relativi a cessioni di beni e servizi nei casi previsti dalla normativa vigente». E proprio sull’interpretazione di questo passaggio si erano bloccati molti operatori intenzionati ad entrare in un promettente mercato: a leggere la norma in senso letterale i crediti relativi al 110 per cento e alle altre agevolazioni edilizie sarebbero esclusi e quindi riservati alle sole banche. 

Il ministero dell’Economia ha deciso quindi di fare chiarezza con un nuovo provvedimento - ormai sostanzialmente pronto - che afferma un principio molto semplice: siccome nel 2015 quella dei crediti Iva era l’unica fattispecie di questo tipo esistente e dunque le altre non potevano essere menzionate, l’eccezione va interpretata in senso allargato, comprendendo anche le forme di credito d’imposta che nel frattempo sono state rese possibili.

Un ritocco apparentemente formale che però entro alcune settimane dovrebbe avere l’effetto di sbloccare e allargare il mercato al di là delle sole banche, rendendo quindi più facile per tutti sfruttare accanto all’agevolazione in sé anche questa favorevolissima forma di utilizzo. I crediti potranno essere ceduti senza problemi agli stessi fornitori di beni e servizi o ad altri soggetti (persone fisiche o società), con possibilità poi di cessioni successive. Un’opzione che si aggiunge a quella dello sconto in fattura che può essere praticato sempre dai fornitori.
Proprio pochissimi giorni fa è arrivato dal Consiglio nazionale degli ingegneri un aggiornamento sul ricorso al superbonus. 

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A settembre gli impegni di spesa hanno raggiunto toccato i 7,5 miliardi di euro, con 5,1 miliardi relativi a lavori già conclusi). Secondo la valutazione del centro studi dei professionisti questi impegni avrebbero già attivato nel sistema economico una produzione aggiuntiva di 15,7 miliardi di euro e oltre 120.000 posti di lavoro in più. Sempre secondo le stime il 2021 potrebbe chiudersi con impegni di spesa per interventi - tra ecobonus e sismabonus - per 9,3 miliardi di euro. Risorse che potrebbero spingere una produzione aggiuntiva totale (all’interno della filiera delle costruzioni, nel comparto dei servizi di ingegneria e architettura, nei settori dell’indotto della filiera e in altri comparti) pari a 19,6 miliardi di euro, con maggiore occupazione diretta di quasi 100.000 unità e indiretta per poco più di 54.000 unità. 

A fronte di questi dati c’è la prudenza del ministro dell’Economia Daniele Franco che in Parlamento ha ricordato come la misura sia efficace ma al tempo stesso anche onerosa per il bilancio dello Stato. Di qui l’impegno a confermarla per un altro anno oltre il 2022, prevedendo poi un termine. Una parte della maggioranza sollecita però un’estensione ancora più lunga. 

Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 09:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA