Guerra su Huawei, lo stop della Lega all’intesa di Di Maio

Venerdì 22 Febbraio 2019 di Emilio Pucci
Guerra su Huawei, lo stop della Lega all’intesa di Di Maio
Affidare lo sviluppo delle infrastrutture del 5G a un consorzio formato da Siemens, Ericsson e Nokia. Escludere Huawei dai giochi. Nonostante il vicepremier Luigi Di Maio venerdì scorso abbia spiegato all’ambasciatore americano Lewis Eisenberg che l’assegnazione delle frequenze è già conclusa, la Lega torna in pressing. E chiede che il governo utilizzi il golden power, lo strumento con cui si possono recedere contratti già firmati perché legati a strutture considerate strategiche per il Paese. Il partito di Via Bellerio ha preparato un’interrogazione al ministro del Lavoro e dello Sviluppo affinché torni sui suoi passi.

Non basta il controllo – predisposto dal Mise attraverso una struttura ad hoc – dei dispositivi di tutti gli operatori. Per il Carroccio occorre intervenire. Anche fonti di governo della Lega riferiscono che il pressing americano è in atto e che la partita è ancora aperta. Proprio ieri il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha ribadito che «se un Paese adotta componenti Huawei e le usa per le sue infrastrutture sensibili non saremo in grado di condividere informazioni né di lavorare con loro». Il messaggio era chiaramente diretto a Londra e Berlino che si sono già dichiarate favorevoli alle forniture di Huawei.

LA PARTITA CON XI JINPING
Quanto all’Italia, la partita probabilmente entrerà nel vivo proprio a ridosso della visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping che a fine marzo è atteso in Italia. Washington a più riprese si è confrontata con i vertici del partito di Via Bellerio. E ha fatto presente che la legge cinese sull’intelligence del 2017 chiede a tutte le aziende cinesi «di fornire all’apparato sicurezza di Pechino l’accesso a qualsiasi dato che scorre lungo le loro reti». A nulla sono valse le smentite giunte da tutti i livelli del gruppo cinese che più volte ha intimato a Washington di esibire le prove delle accuse. L’interrogazione targata Lega – a prima firma Capitanio – è stata presentata in Commissione Trasporti ed è solo il primo passo della strategia degli uomini di Salvini.

La Lega, dopo aver ricordato che «secondo l’intelligence degli Stati Uniti, l’azienda Huawei avrebbe nascosto dei software nelle proprie infrastrutture per consentire al governo cinese di appropriarsi di dati sensibili trasmessi attraverso le reti» ricorda le due opzioni sul tavolo: «una revisione delle norme sulla cybersicurezza, per renderle più stringenti ed escludere società anche solo sospettate di spionaggio, e/o una modifica delle regole sugli appalti, in modo da impedire alle società cinesi di partecipare a progetti per lo sviluppo del 5G». «Huawei – si sottolinea ancora - è partner di Wind-Tre, Vodafone e Tim con una copertura delle loro tecnologie tra il 20 e il 30% delle reti, e «si era precedentemente aggiudicato l’appalto come fornitore dei sistemi di controllo della rete in fibra ottica di Open Fiber». Nel mirino c’è soprattutto «il progetto WiFi.Italia.It, realizzato attraverso Infratel, società controllata dal ministero dello Sviluppo che ha come obiettivo principale di permettere a cittadini e turisti di connettersi in modo semplice a una rete WiFi libera e diffusa su tutto il territorio nazionale». Visto che «Infratel ha assegnato a Huawei l’intera fornitura tecnologica del Progetto WiFi Italia.it» il governo – si conclude – «potrebbe esercitare il golden power» e adoperarsi «per verificare l’operato di Infratel».
 
Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA