CORONAVIRUS

Coronavirus, niente deroghe per le feste: valgono le regole nazionali

Sabato 17 Ottobre 2020 di Bianca Francavilla

 Il Sindaco di Latina ci ha provato, ma non è possibile cambiare il numero massimo dei partecipanti ai ricevimenti successivi alle cerimonie.
La doccia fredda per gli organizzatori di eventi della provincia di Latina arriva in seguito all'emanazione del Dpcm da parte del Governo, che cambia le carte in tavola anche sul territorio.

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Secondo l'interpretazione del tavolo per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito in Prefettura, infatti, il decreto firmato dal premier supera l'ordinanza regionale su due punti: il numero massimo di quattro persone per tavolo all'interno dei ristoranti e il numero massimo di venti persone nelle feste private, comprese quelle successive alle cerimonie. Questo perché l'ordinanza della Regione Lazio per la provincia di Latina è stata emanata precedentemente al decreto del Governo. Se fosse venuta in seguito, invece, la Regione avrebbe avuto diritto a emettere misure più stringenti per un determinato territorio.

 

LE CERIMONIE

Per quanto riguarda le cerimonie, dunque, anche in provincia di Latina valgono le regole nazionali: massimo trenta persone per le feste private successive a matrimoni, cresime, battesimi e comunioni. Decade anche la possibilità per il Sindaco di provare a interloquire con la Regione Lazio per chiedere una deroga alla normativa che danneggia il Wedding. Quando ha promesso agli operatori del settore di farsi carico delle loro istanze, infatti, non erano ancora cambiate le regole a livello nazionale per contenere il contagio. In questa fase non è possibile prevedere modifiche più permissive rispetto a quanto disposto dal Governo.

MATRIMONI IN BILICO

Tra i promessi sposi del pontino c'è chi è andato avanti lo stesso. «Ci sposiamo sabato, sono ore abbastanza concitate racconta Rosaria - Abbiamo dovuto riorganizzare tutto e proprio in queste ore ci stiamo occupando della nuova sistemazione dei tavoli in modo che tutto sia fatto in base all'ultimo decreto. Abbiamo dovuto fare una selezione degli invitati, ma ci ha aiutato il fatto che nel giro di 24 ore da quando è uscito il nuovo decreto abbiamo avuto numerose disdette di invitati che si tiravano indietro. Parliamo soprattutto di anziani o di chi ha altre patologie. Lo spirito è positivo: sarà una cerimonia più intima e con qualche complicazione, ma ce la possiamo fare».

SECONDO RINVIO

Ma c'è chi ha rimandato, per la seconda volta. «Ci dovevamo sposare il 2 maggio racconta Daria -, nel bel mezzo del lockdown e lì non avevamo scelta. Abbiamo rinviato a ottobre, a distanza di cinque mesi. L'estate è andata avanti in maniera quasi normale e con la wedding planner abbiamo pianificato i tavoli per 72 invitati in una location di Gaeta calibrata per 300 persone, quindi eravamo sereni. E invece no. Una settimana prima delle nozze, mentre stavo facendo i libretti messa al computer, è arrivata l'ordinanza regionale. Mi è crollato il mondo addosso, ma ho sperato che arrivasse una deroga come in Campania. Poi è arrivato il decreto del Governo e non c'è stato niente da fare. Abbiamo rimandato perché al nostro matrimonio vogliamo le persone di casa e cancellare qualcuno sarebbe stato dolorosissimo. Quello che più mi fa male è avere tutto a casa: fedi, bomboniere, il vestito da sposa ritirato che dovrò tenere qui chissà fino a quando.
Abbiamo anche perso dei soldi per i pernottamenti delle amiche che venivano da lontano e per la parte burocratica, tutta da rifare. Sarà difficile riorganizzare tutto e far coincidere i fornitori, ma non vediamo l'ora finalmente di riuscire a coronare il nostro sogno».
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