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Dolce&Gabbana patchwork a Milano: la collezione-riciclo che assembla capi e tessuti

Giovedì 24 Settembre 2020 di Paola Pastorini
Dolce&Gabbana patchwork a Milano: la collezione-riciclo alla Fashion Week

Voglia di esserci, di ritrovarsi, di lasciare il segno. Nel primo giorno di sfilate milanesi uomo e donna per la prossima primavera estate tutta la moda gioca sull'orgoglio e sull'amore per il proprio lavoro. A casa Dolce & Gabbana si sente fortissima l'idea che bisogna andare avanti, crederci e affrontare le sfide. «Delle sfilate non possiamo fare a meno. Bisogna dare battaglia», spiega il duo Stefano Gabbana e Domenico Dolce, rientrato nel calendario ufficiale di Camera Moda. La ripartenza è nel segno del patchwork siciliano: «Il vero titolo è riabbracciamo il mondo e ricominciamo, rimettendoci in discussione», spiega Domenico Dolce.

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LA SOSTENIBILITÀ
La riflessione è cominciata dalla Sicilia, con i suoi colori e la sua cultura. E la parola patchwork ricorda gli anni Settanta, il lavoro di decostruzione e ricostruzione. C'è il gusto dello studiare, togliere, riassemblare. Un'idea che mette insieme il riuso, e quindi la sostenibilità, l'esaltazione della artigianalità, ma anche il ripartire con quello che si ha, facendolo diventare qualcosa di nuovo. «Il punto è che non facciamo moda ma stile, facciamo noi stessi», sottolinea Stefano Gabbana.
Tutta la sala è tappezzata di tessuti patchwork, e non c'è un capo nero: «È la prima volta». Solo quattro gli abiti monocolore, in giallo, fucsia, rosso e verde. Il resto è mix esplosivo: broccato che si accompagna con seta, lunghezze diverse, pizzi a chiffon, tacchi a spillo e ciabattine, tutto insieme gioiosamente. C'è la giacca composta da due; il vecchio gilet d'archivio rifatto ex novo, così come la gonna rivisitata, il bermuda con i tacchi a spillo, il bolerino, i caftani, i jeans strappati con sopra un sontuoso soprabito patchwork. E sul capo molti turbanti, tra i capelli fiori. Le stampe mixano pois, rosa, frutta, maioliche. «Rifare è anche rimettere in circuito energia in un momento difficile, inutile dirlo», chiosa Gabbana. «Non è vero che tutto tornerà come prima, bisogna avere idee, essere professionisti, costruire su basi solide».
Si sfila tra i valori della famiglia a casa Fendi, con la moda intesa come tradizione che si tramanda, come un cuore caldo e rosso di bellezza e di maestria manuale. Tra tendaggi fluttuanti si muovono uomini e donne nell'ultima collezione prima dell'arrivo di Kim Jones. «La moda è una cosa seria, la nostra storia, il futuro che si basa sul passato, è come raccontare della propria famiglia», spiega Silvia Venturini Fendi prima della sfilata, nella conferenza via web. «Ho lavorato sul valore delle cose belle, della famiglia italiana, come il corredo, come una buona ricetta che si passa di madre in figlia».
In questa riflessione sul ritorno alle radici c'è il lino, materiale antichissimo, terapeutico, naturale, forte e cangiante. «Mi è piaciuto trasformarlo e abbinarlo. Lo abbiamo lavorato al tombolo, facendolo diventare prezioso come un vecchio corredo, e accompagnato alla seta e al cotone. Si gioca sul colori tenui, avorio, azzurro, le linee sono semplici e fluide con aperture inaspettate, tutto molto arioso e trasparente. Unico colore deciso il rosso «perché è la vita e la forza di volontà». Punto d'orgoglio il progetto Hand in Hand per la borsa Baguette, affidando a 21 artigiani, uno per ogni regione italiana, la realizzazione di una borsa fatta interamente a mano.

IL ROMANTICISMO
E se l'uomo e la donna di N 21 mescolano le stoffe base del guardaroba insieme con tessuti couture nel segno della libertà e dell'eleganza, codice di Alessandro Dell'Acqua, la donna di Simonetta Ravizza ha come parola d'ordine semplicità. Capi dominati del bianco e da linee fluide, con tocchi di ricercatezza chic. Ci sono camicie di seta e cotone, bermuda di pelle leggeri con la cintura di corda, abiti romantici che si impreziosiscono con il reggiseno di suede. Mila Schon sceglie il ritmo dell'onda. Una collezione essenziale, veloce, che unisce praticità ed eleganza. Domenico Calcaterra definisce una donna dal respiro etereo e sofisticato, che trasmette leggerezza. Colori chiari, forme impalpabili: dai pantaloni morbidi agli abiti fluttuanti e ai cappotti doppiopetto.
 

Ultimo aggiornamento: 07:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA