Afghanistan, la via per un governo largo: «Coinvolgere Cina e Russia»

Martedì 24 Agosto 2021 di Marco Conti
Afghanistan, la via per un governo largo: «Coinvolgere Cina e Russia»

Un primo risultato la riunione del G7 di oggi pomeriggio lo ha in parte prodotto prima di iniziare: il presidente Usa Joe Biden - su pressione degli alleati - sembra essersi convinto che sarà difficile completare i rimpatri del personale civile, militare e dei profughi, entro il 31 agosto. Un problema sollevato dal primo ministro inglese Johnson e condiviso da Roma, Parigi e Berlino che hanno numeri ancora importanti da rimpatriare ma non certo come gli americani.

Afghanistan, Boris Johnson chiederà agli Stati Uniti di restare oltre il 31 agosto

LA SFIDA

D'altra parte il contingente di soldati Usa - mandato a Kabul proprio per favorire le partenze dei profughi - sarà l'ultimo a lasciare l'Afghanistan. Fissare come data il 31 del mese significa avere a disposizione solo altri 3-4 giorni prima del rientro definitivo della missione. Un problema che per l'Italia è meno urgente, visto che in pochi giorni abbiamo rimpatriato circa tre mila persone, ma che obbligherebbe a sacrificare le richieste di accoglienza che continuano ad arrivare. Draghi, in vista della riunione del G7 e dell'audizione prevista oggi alla Camera dei ministri degli Esteri e della Difesa, ha fatto il punto della situazione con i ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini, il sottosegretario con delega alla Sicurezza, Franco Gabrielli, e il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni.

Alla riunione straordinaria del G7 l'Italia arriva in perfetta sintonia con Francia e Germania. I tre Paesi europei chiedono agli Usa non solo di trattare con i talebani di Doha un tempo più lungo di evacuazione, ma anche di non disimpegnarsi politicamente dall'Afghanistan. L'obiettivo italiano resta sempre quello di tenere il più possibile tutti allineati - Europa, G7 e G20 - nella richiesta ai talebani di avviare un percorso di pacificazione interno con la costituzione di un governo il più possibile rappresentativo di tutte le tribù e le etnie. La convocazione di una riunione del G20 è, per l'Italia che ne ha la presidenza, l'unico strumento per poter mettere intorno ad un tavolo i Paesi che, a vario titolo, hanno interesse alla questione afghana: Russia, Cina, Arabia Saudita, India, Turchia e anche il confinante Pakistan.

 

 

Stabilire insieme condizioni minime, rispettate le quali potrebbe essere riconosciuto dalla comunità internazionale il governo di Kabul, è per l'Italia l'unica soluzione per evitare che l'Afghanistan torni a rappresentare una minaccia non solo per i paesi occidentali, ma anche per quelli confinanti, Cina in testa. Quella di oggi pomeriggio non si annuncia una riunione facile per il presidente americano che, dopo essersi mosso in perfetta solitudine, ha chiamato a raccolta gli alleati di un tempo e si sta appoggiando molto all'Europa per accelerare l'evacuazione da Kabul.

Nella base Nato di Sigonella il primo gruppo di profughi, circa 660, sono arrivati ieri, ma i numeri potrebbero crescere rapidamente. Si tratta di persone trasportate dall'Air Force americana e in transito per altri Paesi ma che nel frattempo passeranno la quarantena nelle strutture militari italiane in attesa di essere nuovamente trasferiti. Accorciando i tempi di volo dei suoi aerei, gli americani puntano a velocizzare l'esodo ed è per questo che, oltre Sigonella, la Nato ha messo a disposizione anche la base di Ramstein in Germania e altri Paesi dell'Est-Europa - Albania, Macedonia e Kosovo - hanno dato la disponibilità all'accoglienza.

 

Non, ovviamente, l'Austria di Sebastian Kurz e l'Ungheria di Viktor Orban che hanno rotto il fronte europeo ancor prima della riunione convocata per la prossima settimana. «Non vogliamo altri profughi», sostengono i due che non ne hanno mai preso uno di quelli sbarcati dalle nostre coste. Orban e Kurz plaudono anche al premier sloveno, e presidente di turno della Ue Janez Jansa, che chiude all'istituzione di corridoi umanitari perché «non ripeteremo gli errori strategici del 2015». Secca la replica del commissario Ue Paolo Gentiloni: «Il presidente di turno dell'Unione Europea è il leader di uno dei 27 Paesi e in quei sei mesi» di turno, «coordina l'attività, non ha poteri decisionali di alcun tipo».

Video



 

Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA