Napoli, esalazioni di gas dopo i lavori di trivellazione ad Agnano: «Nubi alte 50 metri»

Martedì 16 Giugno 2020 di Antonio Folle
A distanza di circa sette giorni dal brusco stop ai lavori di trivellazione realizzati ad Agnano, continuano a innalzarsi le nubi di vapore acqueo miste a gas non meglio identificati. Enormi nuvole che raggiungono la ragguardevole altezza di cinquanta metri e che sovrastano in altezza e dimensione le normali fumarole "addomesticate" da secoli nella zona di via Pisciarelli e via Scarfoglio. Il danno ambientale dovrà ancora essere quantificato. Si parla - ma studi approfonditi non sono ancora stati realizzati - di un danno irreversibile a causa dell'impossibilità di "tappare" il foro praticato nel sottosuolo. Bloccare la fuoriuscita dei gas, infatti, potrebbe provocare ulteriori cedimenti in altre zone dei Campi Flegrei o, peggio, esplosioni con effetti imprevedibili in una zona densamente abitata come la valle di Agnano. 
 
 

Il progetto iniziale prevedeva una trivellazione propedeutica allo sviluppo di alcune tecnologie e di alcuni sistemi innovativi per l'uso sostenibile della risorsa geotermica con impianti ad elevata efficienza energetica e ridotto impatto ambientale. La cosa, invece, sembra essere sfuggita di mano anche a causa della furiosa opposizione dei cittadini allarmati dai potenti getti di vapore acqueo, anidride carbonica - un gas tossico che rischia di accumularsi pericolosamente nella valle di Agnano - e altri vapori sottili sui quali bisognerà indagare al più presto. 

Gli effetti della nuova fumarola aperta nel territorio al confine tra i Comuni di Napoli e Pozzuoli già rischiano di ricadere sulle numerose autoconcessionarie della zona. Tantissime autovetture parcheggiate, infatti, sono ricoperte da uno spesso strato di polveri che potrebbero danneggiare inevitabilmente la vernice e le parti "esposte" come, ad esempio, i dischi dei freni. Danni da milioni di euro che, quindi, si andrebbero a sommare agli oltre quattro milioni e mezzo di euro stanziati da palazzo Santa Lucia per la realizzazione del progetto "Geogrid", un progetto più volte annunciato negli scorsi anni e sempre rigettato dal Ministero dell'Ambiente proprio a causa del delicatissimo equilibrio ambientale dei Campi Flegrei. 

«Da anni mi batto perchè in quest'area non si verifichino attività di trivellazione - spiega Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell'Ingv - già nel 2015 avevo espresso le mie perplessità per il progetto di realizzazione di una centrale geotermica che si voleva realizzare in zona. Qui è molto pericoloso trivellare, iniettare o estrarre fluidi perchè c'è una fortissima energia con intrinseca imprevedibilità dei potenziali effetti. Una azione potrebbe comportare terremoti, esplosioni o diffusioni di gas. Basti pensare che in quest'area vengono disperse ogni giorno oltre tremila tonnellate di anidride carbonica al giorno, un gas mortale che potrebbe accumularsi nella valle con tutti gli effetti connessi. Oltre agli evidenti danni ambientali - prosegue lo studioso - lavori di questo tipo comportano rischi per il territorio connesse alle gravi difficoltà di chiusura del sistema. La chiusura dello scavo praticato e dal quale si stanno sprigionando gas sui quali bisognerà fare delle approfondite indagini potrebbe provocare esplosioni e modificazioni dell'intera area dal punto di vista geologico ed idrotermale». 

Per venerdì, in occasione del prossimo consiglio regionale, il Movimento Cinque Stelle ha già annunciato un question time per chiedere conto della realizzazione dei lavori oltre che dell'uso dei corposi fondi messi a disposizione per la creazione della centrale geotermica della discordia.

«Siamo in una zona dove non si può mettere nemmeno un mattoncino, perchè estremamente pericoloso - ha affermato la consigliera regionale Maria Muscarà - ci hanno provato in mille modi già nel 2015 con questo tipo di perforazioni che vogliono ricavare energia dal sottosuolo. All'epoca il progetto fu bocciato dal Ministero dell'Ambiente eppure la regione non si è fermata. Nel 2018 un decreto dirigenziale ha autorizzato una sperimentazione che vede coinvolte università, l'Ingv e una serie di aziende private. Ci chiediamo - prosegue l'esponente del consiglio regionale - come mai proprio a scadenza dei fondi vengano attribuiti oltre quattro milioni di euro per una perforazione come questa che non costa più di trentamila euro e che i cittadini hanno immediatamente fatto chiudere. Venerdì - conclude - faremo un question time a risposta diretta e chiederemo conto di una azione che sta mettendo in pericolo una intera area».

Al sopralluogo di stamattina hanno preso parte, oltre a cittadini ed esperti, esponenti della politica locale. Negli scorsi giorni, infatti, il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia ha scatenato un'aspra polemica per lavori sui quali, già nel 2015, il comune Flegreo aveva dato parere negativo.

«La più grande assurdità - ha commentato Antonio Caso, consigliere comunale di Pozzuoli - è che di questi lavori l'ente Comune non sapeva assolutamente nulla. La cosa ancora più grave è che sembra si sia operato come se si trattasse di una operazione di edilizia libera, cosa assurda. Al di la del fatto che lavori del genere possano essere pericolosi per l'ambiente e per l'economia delle attività della zona - prosegue - l'assurdità è che, se si fa una cosa del genere, buonsenso vuole che si coinvolgano attorno ad un tavolo di concertazione tutti i soggetti interessati, a cominciare dai cittadini che hanno il diritto di essere avvertiti. Ad oggi - ha poi concluso Antonio Caso - abbiamo avviato una serie di interlocuzioni con gli uffici preposti e con gli attori politici del territorio. Presenteremo una interrogazione comunale per avere chiarezze in merito a quello che sta avvenendo qui, partendo dalla consapevolezza che, almeno fino ad oggi, questa opera per il Comune di Pozzuoli è un'opera fantasma». Ultimo aggiornamento: 21:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA