Aniello Falcone, affreschi dimenticati
nella villa vesuviana di Barra

Giovedì 2 Dicembre 2021 di Alessandro Bottone
Aniello Falcone, affreschi dimenticati nella villa vesuviana di Barra

La città di Napoli celebra Aniello Falcone, uno dei più grandi pittori napoletani della prima metà del Seicento. In pochi, però, sanno che alcuni suoi affreschi impreziosiscono lo storico Palazzo Sanseverino di Bisignano a Barra - quartiere nell'area est di Napoli - una delle centoventidue ville vesuviane del 'Miglio d'Oro'. A indagare sul destino degli affreschi nel bene comunale di Napoli Est è la senatrice Margherita Corrado che ha promosso una interrogazione parlamentare.

L'onorevole del gruppo misto - insieme ai colleghi Angrisani, Granato e Lannutti - ha scritto al ministro della cultura per avere delucidazioni sullo stato di conversazione degli affreschi realizzati negli anni Quantanta del '600 al piano nobile dell'edificio di corso Sirena 67, da tempo proprietà del Comune di Napoli. Gli spazi con le opere del Falcone, denuncia la senatrice, risultano «occupati abusivamente» con la relativa «impossibilità, opponendosi gli occupanti, di visionare gli affreschi del Falcone». Circostanze registrate dal medico e scrittore Achille della Ragione citato nell'atto della parlamentare della Corrado che fa propria anche le segnalazioni di un cittadino di Barra indirizzate a Ministero, Soprintendenza e sindaco del Comune di Napoli proprio sullo stato di manutenzione delle opere e dei locali. Di qui la richiesta della Corrado al ministro Dario Franceschini di «informazioni certe e puntuali sia circa lo stato dei locali della villa di Barra occupati abusivamente, con particolare riguardo per il salone affrescato, sia sulle condizioni di conservazione delle pitture di Aniello Falcone ivi esistenti».

Inoltre, la senatrice, archeologa di professione, chiede se ci sono state azioni da parte della competente Soprintendenza così da comprendere se è stata promossa una «corretta gestione del patrimonio storico-artistico» e se esiste un progetto per assicurare la conservazione, la fruizione e la valorizzazione delle opere di Aniello Falcone custodite a Barra.

Gli affreschi - che rappresentano alcune scene della vita di Mosè - furono commissionati al Falcone da Gaspare Roomer, banchiere e collezionista che ha avuto in possesso lo storico palazzo di corso Sirena per alcuni decenni durante il '600. Fu proprio Roomer a volere l'ampliamento del palazzo sulle rovine di una villa cinquecentesca andata distrutta per un'eruzione del Vesuvio, come raccontato da Cesare De Seta ne «I casali di Napoli». La villa fu dimora di villeggiatura ma anche sede di una pinacoteca importantissima.

Il Palazzo - caratteristico per il suo rosso porpora - ha una facciata imponente. Contiene numerosi ambienti, il cortile con il porticato, due pozzi e diverse terrazze. Non da meno la torre belvedere e la balaustra in piperno sulla terrazza. Non c'è più traccia, invece, dell'orto botanico, uno dei più importanti del Mezzogiorno, che sorgeva proprio alle spalle del palazzo, oltre l'attuale cortile. In passato l'immobile è stato utilizzato per ospitare una scuola. Da anni alcuni locali al piano terra sono stati fittati a privati. Ad oggi risulta evidente la necessità di interventi di recupero e conservazione.

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