Maria, dalla chemio al mare: storia di cure e di speranza

Martedì 17 Agosto 2021
Una paziente in chemioterapia

Gennaio 2021, pieno inverno, tempo di pandemia.

«38 anni, tumore mammario triplo negativo con linfangite neoplastica e versamento pleurico; dispnea severa a riposo, performance status basso in quanto non autosufficiente nelle attività quotidiane comprese le cure igieniche personali», recita così la diagnosi d’ingresso della paziente, occhi azzurri più del mare.
Dietro quegli occhi, Maria (un nome di fantasia per tutelare la privacy della paziente), una giovane donna spaventata, agitata perché ha fame d’aria e non si dà pace al pensiero di aver lasciato a casa due ragazzine. Al Pascale è arrivata su una sedia a rotelle, il terribile affanno le impedisce di fare un passo, trovando ristoro solo in un filo trasparente che la collega alla bombola di ossigeno portatile, mentre una donna, all’apparenza sulla sessantina, spinge la sedia: è sua madre. La donna dagli occhi azzurri come il mare ha terribilmente bisogno di sua madre in questo periodo, in quanto da sola non riesce a spostarsi, a lavarsi, a vestirsi, a mangiare.

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All’esame del torace il versamento pleurico è massivo, un drenaggio pleurico le darebbe un grosso beneficio. L’oncologa che la prende in cura si chiama Matilde: «Ho una paziente che ha bisogno di una consulenza per dispnea da versamento pleurico», dice al telefono chiamando la chirurgia toracica
Mezz'ora dopo un grosso ago entra nel torace della giovane donna. Il medico, mentre effettua la procedura, riesce a strapparle a fatica un sorriso. A mano a mano che il liquido fuoriesce, lei si “impossessa”, famelica, di ogni piccola particella di ossigeno.
In quella camera di ospedale non esiste più nessuno. La giovane donna è concentrata a fare domande, apparentemente banali, al medico che le ha ridato il respiro. Dottore, posso scendere dal letto? Posso bere? Posso togliere il catetere per fare la pipì in bagno? Posso mangiare? Posso togliere l’ossigeno?

Agosto 2021

Ore 7.30 la donna aspetta l’oncologa davanti all’ambulatorio. E’ troppo presto, per l’appuntamento per la chemioterapia, di solito, viene alle 11:30. C’è qualcosa che non va? Dice allarmata la dottoressa. Anche se dall’aspetto, a prima vista, non si direbbe. Ormai da sette mesi fa la chemioterapia. Non è più in sedia a rotelle, ormai da tempo non usa più l’ossigeno e viene da sola senza la mamma. Oggi ha un vestitino azzurro come i suoi occhi che sono coperti da un bel paio di occhiali da sole ma risplendono come brillanti.
«Dottoressa, oggi sono venuta prima – dice - Ho fretta, se fosse possibile anticipare la mia chemioterapia …, in auto mi aspettano le mie ragazzine e mio marito… Siamo in partenza per le vacanze estive. Il mare del Cilento ci aspetta».

 

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA