Viaggio nella villa Comunale di Napoli
tra degrado e abbandono

La villa Comunale
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di Gennaro Pelliccia

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Appena entrati c'è una lapide in pietra con una scritta: «In memoria del sacrificio di quanti caddero vittime della criminalità organizzata, in difesa dei valori di libertà, giustizia e legalità». Fu posta in quel luogo il 23 novembre del 1994, in occasione della conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul crimine organizzato che si svolse a Napoli. È un monumento portatore di un importante messaggio ed è, allo stato attuale, anche l’unico degno di attenzione. Tutto il resto è in condizioni pietose: benvenuti nella Villa Comunale di Napoli, 110mila mq di superficie recintata che si estende tra piazza della Repubblica e piazza Vittoria, dove il degrado, l’incuria e l’abbandono – anche a causa di vandali e teppisti – la fanno da padroni.

La villa - come più semplicemente viene chiamata -  è uno dei luoghi simbolo della città meta, un tempo, di tante famiglie partenopee che amavano trascorrere con ragazzi e bambini, momenti di svago in quel polmone verde che guarda il lungomare.

Certo ci sono i lavori della metropolitana (la galleria di linea Mergellina-Municipio) che, da soli, privano i cittadini di una parte del parco pubblico, ma la metropolitana deve andare avanti e quindi i sacrifici sono giustificati.

Ciò a cui non si riescono a trovare giustificazioni sono gli altri scempi presenti. Lavori iniziati e mai terminati; la Casina del boschetto, ex circolo della stampa, è diventata un deposito di rifiuti e materiali di scarto: vergognoso.  
 
 

La Cassa Armonica, cadente e fatiscente, il cui restauro, reso esecutivo dalla giunta comunale il 10 luglio 2015, è iniziato il 18 agosto 2015. «Data ultimazione dei lavori 10 febbraio 2016», si legge sulla grande tabella che il Comune espone sull’impalcatura di tubi innocenti che avvolge l’antico monumento: ma l’avanzamento dei lavori è evidente: fermo

Al di là dei cantieri in corso, tra cui c’è anche quello della Stazione Zoologica “Antonio Dohrn,  fanno bella mostra statue imbrattate con vernice, antiche panchine del settecento in pietra lavica devastate, grandi aiuole recintate da reti arancione, basamenti dissestati.

Spiccano positivamente, invece, come cattedrali nel deserto, la Casina Pompeiana che ospita l’Archivio Storico della Canzone Napoletana, il più grande museo virtuale della canzone napoletana e l’area giochi per i bambini, ripristinata e resa fruibile di recente.

Per il resto degrado e desolazione, in una mattina di fine settembre dove gli ospiti che frequentano la villa si dividono tra poche mamme che portano in passeggino i propri figli, qualche coppia di fidanzati, uomini che dormono su panchine arrugginite e gli immancabili colombi.

Resta serio  e attuale il problema della sicurezza legato alle rapine messe a segno in villa Comunale. Risale allo scorso agosto l’arresto di alcuni minorenni che avevano compiuto una serie di colpi minacciando le loro vittime con coltelli.

Tutti problemi che riemergono  quando i fatti di cronaca li ripropongono all’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori. E stamattina in villa Comunale non abbiamo incontrato nessun poliziotto, carabiniere o vigile urbano.
Sabato 1 Ottobre 2016, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 01-10-2016 14:16
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5 di 6 commenti presenti
2016-10-02 09:17:51
Demagogistris non ha tutte le colpe se non quelle di propagandare se stesso e la sua famiglia. Sta agonizzando in una città che spiralizza nel degrado. Un popolo civile, utenti e serventi, avrebbe tutelato la Villa e non depredata rendendola water per cani e casa per zingari e delinquenti. Napolistan non ha verde ma il napoletano è in champions e questo importa.
2016-10-01 15:51:20
Una grande città, una città grande? La villa, la casina pompeiana, l’acquario, la metro che aspetta Godot, e via Caracciolo, il Circolo della stampa da ricuperare… era il centro, c’è ancora chi resiste, una borghesia tipo Titanic, ascolta il pianoforte mentre la nave si inclina: la festa, i regalini, Mamma, accompagnare le amiche, dare il braccio, la spalla: sussurri e mai grida, amico, cavaliere, tiene compagnia, balla anche ma non stringe, il pantalone di vigogna grigio scuro, la giacca blù, all’inglese, con la cravatta regimental senza esserci mai stato al reggimento, e d’estate il foulard al collo come a Saint Tropez, prevedibile, scontato, c’è sempre, c’è stato sempre, è il tempo che passa: la prima al teatro, il film appena esce, il libro alla moda pure, l’auto bella e a volte la villa, le vacanze in comitiva, colonna portante di un’epoca estinta come la geisha che suona il suo tragico shamisen (pare un mandolino), custode di una volta, di una atmosfera che passa anch’essa e non torna più è come il sale, è il sapore del ricordo, senza rompere niente, senza distruggere: quando noi, mentre noi, invece…
2016-10-01 15:44:00
invece di perdere tempo a contestare, PRETESTUOSAMENTE, il commissariamento di Bagnoli pensasse a difendere il decoro della città.
2016-10-01 12:58:57
E' un articolo subdolo e provocatorio. E' vero che si evidenzia lo stato di abbandono totale di un luogo pubblico, ma è anche vero che si tratta di un posto nascosto, fuori mano, lontano da sguardi indiscreti e frequentabile solo da pochissimi. Cosa volete che possa importare a noi cittadini lo stato di un posto simile? Soprattutto, cosa volete che possa importare all'inquilino di Palazzo San Giacomo, uno che invece di vergognarsi si bea vedendo la partita in uno degli Stadi più fatiscenti del pianeta, ovvero che ritiene un ornamento la striscia di divisori in plastica sul lungomare ridotto ad un suk? Pensate ad altro, questa è la città di Pulcinella in carne ed ossa.
2016-10-01 12:54:24
Giggino dolce & gabbana, sei la vergogna ci questa cittá

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