Il vulcanello di Bagnoli distrutto dall'Italsider rinasce in una ricerca

Martedì 19 Gennaio 2021 di Antonio Cangiano
Il Vulcanello di Bagnoli, distrutto dall' Italsider, rinasce in una ricerca

Nel 1910, il dott. Stella Starrabba, nell’introduzione alla relazione presentata all’adunata dell’ 8 gennaio 1910 “Atti della Reale Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli”, scriveva in merito alla presenza di un antico “Vulcanello”, risalente  all'eruzione che ha plasmato i campi Flegrei e Posillipo, circa 35000 anni fa, al centro della piana di Bagnoli. Era il cratere di Santa Teresa, un conetto vulcanico di circa 40 metri d’altezza situato fra la strada che conduceva al mare:  «Una bocca eruttiva in miniatura, esplosa nel campo dei Bagnoli, nel centro del vulcano di Santo Strato, ultimo sforzo della fase di attività vulcanica della regione… un piccolo vulcano dell'ultima serie d'eruzioni che ebbero luogo nei campi Flegrei, d'origine subaerea, d'età presso a poco eguale a quella degli altri crateri di Campana, Cigliano e Crisci, dei crateri interni d'Astroni e delle eruzioni laviche recenti della Solfatara».

 

Una preziosa testimonianza geologica dei Campi Flegrei oggi, purtroppo, andata perduta. Tuttavia, a riportare alla ribalta il dimenticato vulcano flegreo,  è stato Giovanni Simiani, cultore di storia locale. La sua attenta ricerca, supportata anche da iconografiche, planimetrie e memorie di famiglia, è stata affidata alle pagine di Napoli Retrò, gruppo Facebook nato dalla voglia di condividere la passione per la storia del capoluogo partenopeo.

Scrive Simiani: «A gennaio 2020, incuriosito dall'argomento ho pubblicato nel gruppo un mappa del 1890 con focus sulla zona di Via Cocchia a Bagnoli dove in fondo alla strada c'è uno degli ingressi dell'ex acciaieria Italsider. Entrando nella via sulla sinistra per tutta la via nascosto dai palazzi c'è l'area di un ex Vulcanello chiamato “Montagnola di Santa Teresa” e alle sue falde nel passato vi era il podere dei Frati Carmelitani Teresiani. Ebbene questa montagna alta più un palazzo di 14 piani, quindi davvero imponente non c'è più, ad un certo punto del secolo scorso è stata sbancata, ne rimangono pochi resti sepolti nella vegetazione. Era una montagna di tufo giallo del tutto simile a quello della costa di Posillipo. Ne abbiamo discusso per un pò e l'argomento si è esaurito li.

Parlando al telefono con mio padre gli ho chiesto se avesse visto quel post e lui di sobbalzo mi dice di si e si ricorda che doveva dirmi una cosa a riguardo...

Nel 1963 mio padre ventitreenne fu assunto all'Italsider e siccome era un geometra gli fu affidato come primo incarico quello di effettuare i rilievi topografici proprio dell'area del Vulcanello di Santa Teresa che da quanto ho capito non era sulla proprietà dello stabilimento ma fu acquistato da un proprietario confinante che ricorda si chiamasse Morra, infatti la collina nello stabilimento veniva chiamata Collina Morra. Tutti i rilievi effettuati da mio padre servivano per sbancare la montagna e ricavare spazio per stoccare materiali. Insomma nel 1965 circa sotto la supervisione di mio padre, la ditta di Baia “Antonio e Mario Lubrano” che si occupava di movimento terra, affettò letteralmente la montagnola di Santa Teresa portando via 150000 metri cubi di ottimo tufo giallo che venne utilizzato per le costruzioni. Mi padre mi racconta che scavato nella montagnola esisteva un viottolo stretto che dalla base saliva sulla sommità dove cera un serbatoio che veniva utilizzato a detta dei locali per la raccolta acque. Durante la guerra su quel monticello le truppe militari avevano una postazione contraerea. Mentre lo ascoltavo non ci potevo credere... mi racconta che il lavoro durò un anno intero e durante questo periodo effettuò tantissime fotografie in bianco e nero e a colori».

 

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