Fedez e il ddl Zan: con la nuova legge carcere per discriminazioni e violenze fondate su orientamento sessuale

Lunedì 3 Maggio 2021 di Alberto Gentili
Fedez e il ddl Zan: con la nuova legge carcere per discriminazioni e violenze fondate su orientamento sessuale

Dopo il monologo di Fedez al concertone del 1 maggio e lo scontro tra il rapper e la Rai accusata di censura, il ddl Zan è finito sotto i riflettori. Sembra un acronimo, in realtà si tratta di un disegno di legge promosso da Roberto Speranza e Laura Boldrini, di cui alla Camera è stato relatore il deputato del Pd Alessandro Zan. Ed è volto a combattere l'omotransfobia e ad arginare le discriminazioni e le violenze fondate sull'orientamento sessuale. Una legge attesa da 24 anni, che consentirebbe anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di odio omofobo.

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COS'E'

Dieci articoli in tutto, con le “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità”. Il ddl Zan mira ad estendere la legge Reale-Mancino dall’ambito del razzismo a quello dell’omotransfobia per poter punire con il carcere - con pene variabili a seconda delle diverse situazioni - chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenti per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».

 Nell’articolo 1 viene specificato che «per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico; per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione».

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LE PENE

Tra le novità del provvedimento è prevista la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette  atti di discriminazione fondati "sul sesso,  sul genere, sull'orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà. Il condannato per può ottenere la sospensione condizionale della pena se presta un lavoro in favore  delle associazioni di tutela delle vittime dei reati.

LE ALTRE NOVITA'

Il disegno di legge prevede la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime sull'esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di stalking. Viene anche sancita l’istituzione il 17 maggio di ogni anni della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l’obiettivo, si legge nel testo, di «promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sanciti dalla Costituzione».

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LA BATTAGLIA IN PARLAMENTO

La legge è stata approvata in prima lettura alla Camera il 20 novembre scorso con il sì di Pd, 5Stelle, Leu e Italia Viva. Contrario tutto il centrodestra. In particolare  Lega e FdI. Stesse posizioni in Senato dove il centrodestra per ben 4 mesi ha fatto ostruzionismo in commissione Giustizia e ha impedito, con il presidente leghista Andrea Ostellari, la calendarizzazione del provvedimento. Il 28 aprile scorso la svolta: con il sì di Pd, 5Stelle, Leu e Iv viene avviato l'iter di approvazione del ddl Zan, ma Ostellari ha deciso di tenere per sé il compito di relatore. E ciò, secondo il centrosinistra, «è una grave minaccia: il relatore è il principale sabotatore della legge». Insomma, sarà ancora  lunga la battaglia in Senato. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 09:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA