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Giancarlo Miotto, il petroliere 80enne accusato di violenza sessuale dalle colf filippine: «Chiuse in stanza e immobilizzate»

Venerdì 17 Giugno 2022
Giancarlo Miotto, il petroliere 80enne accusato di violenza sessuale dalle colf filippine: «Chiuse in stanza e immobilizzate»

Il petroliere Giancarlo Miotto, 80 anni, considerato per molti anni uno dei «potenti» del Veneto, è stato denunciato per violenza sessuale dalle sue colf filippine che si occupavano della sua villa a Mogliano Veneto e ora la procura di Treviso ha chiesto di processarlo.

Come riporta il Corriere della Sera, la denuncia nei suoi confronti è stata presentata alle forze dell'ordine circa tre mesi fa due donne, una di 41 e un'altra di 36 anni, che lavorano nella sua residenza in provincia di Treviso come colf. Ed è proprio nella villetta dove Miotto vive che si sarebbero verificate le violenze che le due avrebbero anche registrato in un video che hanno presentato come prove al momento della denuncia. Gli abusi, stando a quanto raccontato dalle due donne, si sarebbero verificati per mesi nel periodo che va tra luglio 2020 e gennaio 2021.

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Le prove

Almeno dieci gli episodi denunciati da una delle collaboratrici dell'anziano imprenditore che l'avrebbe costretta a seguirlo in una stanza per poi chiudere la porta e tentare l'approccio sessuale. Dopo averla palpeggiata l'avrebbe costretta a subire un rapporto sessuale immobilizzandola con la forza. L'altra donna ha invece riferito alle forze dell'ordine di quattro episodi, tutti avvenuti a settembre 2020, tre mesi dopo la sua assunzione: anche in quel caso Miotto l'avrebbe costretta con la forza a dei rapporti sessuali.

 

Chi è

Miotto è stato un imprenditore petrolifero tra i più noti del settore. È stato a capo di un piccolo impero costruito negli anni Cinquanta, la «Miotto Generale Petroli», con sede a Venezia, che fino al 2015 raggiungeva fatturati vicini ai 250 milioni di euro. Poi il declino, probabilmente legato ad alcune operazioni andate male che hanno spinto la società fino al concordato fallimentare. Il suo nome era tornato sulle prime pagine dei giornali lo scorso novembre, ma quella volta la vittima era lui. Quattro uomini, due dei quali armati, erano entrati nella sua abitazione minacciando lui, la moglie e la figlia: «O mi apri o sequestro la bambina», avrebbe urlato uno dei criminali. La banda era così riuscita a svaligiare sia la cassaforte al piano superiore che quella nel caveau, portando via gioielli, denaro e orologi preziosi per un valore stimato in quasi un milione di euro.

Sempre più abusi
In questi mesi i suoi difensori non sono rimasti con le mani in mano: pare sia già stato raggiunto un accordo economico per il risarcimento delle presunte vittime, che a questo punto rinuncerebbero a costituirsi parte civile nell’eventuale processo. 

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA